Via Nazionale, finita la monarchia Governatore in carica sei anni

Il governo presenta l’emendamento al ddl risparmio: banchiere centrale proposto dal premier, potrà essere rinnovato una sola volta

Gian Maria De Francesco

da Roma

Il governo ha disegnato la nuova Banca d’Italia. Non più mandato a vita per il Governatore, ma un termine di sei anni eventualmente rinnovabile per una seconda volta. Il potere del Consiglio superiore di Bankitalia nella nomina e nella revoca del banchiere centrale viene ridimensionato a una semplice funzione consultiva. Sulle acquisizioni e sulle fusioni bancarie (il capitolo che è costato ad Antonio Fazio la rinuncia al proprio mandato, ndr), Via Nazionale dovrà dividere le proprie competenze con l’Antitrust. «Abbiamo rimosso una delle fondamentali cause dell’anomalia che si è manifestata in questi anni», ha sottolineato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti specificando che il caso particolare rappresentato dalla regolamentazione italiana «era dovuta agli effetti non positivi della combinazione di una mandato a vita con la funzione monocratica».
Per il ministro dell’Economia, comunque, le dimissioni di Fazio non rappresentano una vittoria personale di una battaglia iniziata all’indomani dei crac Cirio e Parmalat. «Io non la vedo - ha detto - come una partita di calcio, chi ha vinto o chi ha perso, o come una guerra. È una storia di potere che comincia negli anni ’90, che passa attraverso fasi diverse della vita del nostro Paese con un ruolo della Banca d’Italia che è cambiato in questi ultimi anni due o tre volte e poi il prodotto finale è quello che abbiamo visto in queste ore». Le divergenze con l’ex governatore, ha poi precisato il ministro, sono cominciate in tempi non sospetti. «Ho iniziato a valutare in modo non positivo l’operato di Fazio dopo la famosa passeggiata di Lodi (in compagnia dell’ex amministratore delegato di Banca popolare italiana, Gianpiero Fiorani, ndr).
Oggi la Camera si esprimerà sugli emendamenti del governo. Sono previsti tre voti di fiducia: due relativi ai due articoli del ddl risparmio emendati dall’esecutivo (il 19 e il 30) e il terzo per motivi procedurali allo scopo di evitare il voto segreto sulle norme che prevedono pene detentive. «La scelta del Consiglio dei ministri - ha aggiunto Tremonti - è di chiudere tutto entro venerdì e l’unico modo per farlo è quello di porre la fiducia».
La nomina. La nuova procedura di nomina del Governatore di Bankitalia può essere sinteticamente definita come una rivoluzione nella continuità. La tradizione non sarà stravolta perché saranno sempre gli stessi attori a esprimersi sul numero uno della Banca centrale: presidente della Repubblica, governo e Consiglio superiore della Banca d’Italia. Ma al tempo stesso sarà introdotta una forte discontinuità con il passato perché la procedura sarà invertita. Fino alla designazione di Fazio è stato il Consiglio superiore di Bankitalia a indicare il Governatore la cui nomina doveva essere ratificata da un decreto del presidente della Repubblica sentito il Consiglio dei ministri. L’emendamento dell’esecutivo prevede che la nomina «è disposta dal presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio», previa deliberazione dell’esecutivo e sentito il Consiglio superiore di Bankitalia. Insomma, sarà il premier a proporre il candidato consultando il Consiglio superiore, che continuerà a nominare gli altri componenti del Direttorio. Idem per la revoca del Governatore. Non previste, invece, né la consultazione del Parlamento, come in un primo momento si ipotizzava, né l’introduzione di una norma transitoria per la gestione del passaggio alle nuove regole. Il provvedimento entrerà in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Per quanto riguarda la partecipazione del Parlamento alla nomina, Tremonti ha messo in evidenza che il successore di Fazio comporterà «una discussione per quanto possibile anche con l’opposizione». Un’apertura fondamentale per accelerare i tempi di approvazione del disegno di legge.
Mandato a termine. Il Governatore della Banca d’Italia «dura in carica sei anni con la possibilità di un solo rinnovo del mandato». Il testo precisa che anche i componenti del Direttorio diversi dal Governatore «cessano dalla carica secondo un’articolazione delle scadenze disciplinate dallo statuto» compresa in un periodo non superiore a cinque anni. Si chiude, così, l’epoca del mandato a vita che assimilava il Governatore a un monarca assoluto. Allo stesso modo, il principio della collegialità, espressamente richiesto dalla Bce, implicherà un più stretto coordinamento tra i componenti del Direttorio. Il Consiglio superiore, inoltre, avrà funzioni di vigilanza e controllo interno sull’operato della banca centrale. Via Nazionale, infine, dovrà inviare una relazione semestrale sulla propria attività al Parlamento.
Concorrenza. Per le operazioni di fusione e concentrazione fra banche sono necessarie sia l’autorizzazione di Bankitalia che quella dell’Antitrust, ognuna per la sua competenza. L’emendamento del governo taglia le unghie a Palazzo Koch che ha sempre avuto la prima e l’ultima parola in tutte le puntate del risiko bancario. Il Governatore della Banca d’Italia manterrà comunque pieni poteri in qualità di rappresentante dello Stato all’interno della Banca centrale europea e del Sistema europeo delle banche centrali.
Moratoria. Le banche azioniste di Via Nazionale avranno tre anni di tempo a disposizione per cedere le proprie quote. Con questa moratoria il governo ha evitato la sterilizzazione dei diritti di voto degli istituti azionisti, ma anche di adottare soluzioni sgradite alla Bce e all’Abi (l’associazione bancaria italiana) come la trasformazione in soggetto pubblico.
Tutela del risparmio. A Palazzo Chigi si insedierà una commissione per la tutela del risparmio, composta da un presidente e due commissari nominati dal premier, che potrà agire di sua iniziativa o su istanza dei risparmiatori. La commissione avrà l’obbligo di informare l’autorità giudiziaria nei casi previsti dalla legge e ogni sei mesi relazionerà il presidente del Consiglio. Sul reato di falso in bilancio, invece, il governo ha scelto di tornare alla formula iniziale con arresto fino a due anni per le false comunicazioni sociali anziché cinque anni come previsto dal Senato. Inasprite le sanzioni per un nuovo tipo di reato, l’attentato al risparmio nazionale.
Fondazioni frenate. In attesa di votare gli emendamenti del governo, la Camera ieri ha approvato tutti gli articoli del ddl risparmio. Tra questi anche la norma che limita al 30% la partecipazione delle Fondazioni di origine bancaria negli istituti di credito. Per l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e per le Fondazioni Mps e Carige scatta l’obbligo di ridurre la quota.