'Ndrangheta: preso Oppedisano, il capo dei capi Decapitate le cosche, anche a Milano: 304 fermi

&quot;Il crimine&quot; è la più grande operazione degli ultimi anni. Decapitate tutte le 'ndrinein Calabria: in manette Oppedisano (<em>nella foto</em>).
Infiltrazioni mafiose nelle attività produttive e nel mondo politico al Nord

Milano - Il più grande blitz degli ultimi anni contro la 'ndrangheta. Tremila uomini delle forze dell'ordine impegnati nella cattura di 304 persone in Calabria e in diverse località dell'Italia settentrionale: 248 provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri, 53 dalla polizia e 3 dalla Dia. Le accuse vanno dall'associazione di tipo mafioso al traffico di armi e stupefacenti, dall'omicidio all'estorsione, dall'usura ad altri gravi reati. La maxi operazione di carabinieri e polizia è ancora in corso e, a breve, si attendono nuovi particolari. Gli inquirenti calabresi e lombardi, al lavoro da tempo su questa inchiesta, hanno indagato in particolare sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nel nord Italia, sia nelle attività produttive e commerciali, sia nel mondo politico e amministrativo locale. Oltre agli arresti, il blitz delle forze dell'ordine avrebbe portato anche al sequestro di denaro, armi e droga.

Decapitate le cosche La maxi-operazione "Il crimine" ha colpito le più importanti e potenti famiglie della 'ndrangheta delle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone, oltre alle loro proiezioni extraregionali ed estere. Di fatto sono state ''destrutturate", dicono gli inquirenti, le cosche egemoni nel capoluogo reggino, nella fascia ionica e in quella tirrenica, tra cui i Pelle di San Luca, i Commisso di Siderno, gli Acquino-Coluccio e i Mazzaferro di Gioiosa Ionica, i Pesce-Bellocco e gli Oppedisano di Rosarno, gli Alvaro di Sinopoli, i Longo di Polistena, gli Iamonte di Melito Porto Salvo. 

Il capo dei capi Tra gli arrestati c’è anche Domenico Oppedisano, 80 anni, considerato dagli investigatori l’attuale numero uno delle cosche calabresi. La sua nomina a "capocrimine" - cioè colui che è al vertice dell’organismo che comanda su tutte le ’ndrine ed è denominato "Provincia" - sarebbe stata decisa il 19 agosto del 2009 nel corso del matrimonio tra Elisa Pelle e Giuseppe Barbaro, entrambi figli di boss. A quel matrimonio, hanno accertato gli investigatori, vennero decise tutte le cariche di vertice della 'ndrangheta: a rivestire il ruolo di "capo società", cioè il numero 2, è stato scelto Antonino Latella (già arrestato), mentre il ruolo di "mastro generale" fu affidato a Bruno Gioffrè. Oppedisano è nato e viveva a Rosarno, appartiene al mandamento Tirrenico, Latella a quello del Centro e Gioffrè a quello Jonico: i tre ruoli apicali erano equamente divisi per ogni mandamento.

Il ruolo di Oppedisano La nomina di Oppedisano divenne effettiva il 1 settembre 2009 a mezzogiorno in punto, al santuario di Polsi durante le celebrazioni per la festa della Madonna. Secondo gli investigatori, Oppedisano è "punto di riferimento dell’intera organizzazione" e "fautore di una politica pacifista all’interno dell’organizzazione", chiamato in causa per la "risoluzione di controversie" sorte nell’ambito della criminalità organizzata per la spartizione di appalti, anche al Nord, "sia per le liti tra locali anche all’estero".

Preso il Brigante Al centro dell’operazione, gli appartenenti al clan di ’ndrangheta Commisso di Siderno, inserito secondo gli inquirenti a pieno titolo nell’imprenditoria e nel settore della finanza attraverso prestanome. Tra le figure di spicco finite in manette, il capoclan Cosimo Filomeni, detto il Brigante. Nel maxi blitz è stato arrestato Pino Neri, considerato il capo dell'ndrangheta in Lombardia. Associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio e infiltrazione nei pubblici appalti le accuse nei confronti degli arrestati. Gli arresti sono il frutto di indagini coordinate dalle procure distrettuali antimafia di Milano e Reggio Calabria, l'indagine è nata dal sostituto Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Alessandra Dolci. È così stato possibile documentare la gestione delle attività illecite in Calabria e le infiltrazioni della ’ndrangheta nel Nord Italia dove stava estendendo i propri interessi illeciti in diversi settori economici. Sono stati sottoposti a sequestro preventivo beni mobili ed immobili per 50 milioni di euro.

Arresti eccellenti Nella maxi operazione è stato arrestato per associazione mafiosa e corruzione il direttore dell'Asl di Pavia, Carlo Antonio Chiriaco. Nell'inchiesta sono indagati anche l'assessore comunale di Pavia, Pietro Trivi (per corruzione elettorale), e l'ex assessore provinciale milanese, Antonio Oliviero (per corruzione e bancarotta). Tra gli indagati anche quattro carabinieri di Rho (Milano), uno dei quali per concorso esterno in associazione mafiosa. 

Il boss della Lombardia Pino Neri, boss della ’ndrangheta in Lombardia arrestato oggi per associazione mafiosa, è accusato anche di avere convogliato voti elettorali su indicazione di Antonio Chiriaco, direttore della Asl di Pavia, anche lui finito in carcere per associazione mafiosa e corruzione. Neri avrebbe indirizzato, su indicazione di Chiriaco, voti a favore del deputato del Pdl Giancarlo Abelli, che risulta estraneo ai fatti e non è indagato. Le indagini, condotte dalla Dia di Milano, hanno anche portato all’arresto di Francesco Bertucca, 57 anni, imprenditore edile di Pavia, e di Rocco Coluccio, biologo e imprenditore. Insieme al direttore dell’Asl di Pavia sono accusati di essere stati organici alla ’ndrangheta e di essere il punto di congiunzione con l’organizzazione agli ordini del boss Neri. Nel corso dell’operazione gli uomini della Dia hanno eseguito anche 55 perquisizioni e sequestrato beni immobili, quote societarie e conti correnti. Secondo le indagini, l’ex assessore provinciale milanese Antonio Oliviero, invece, sarebbe stato in rapporti con l’imprenditore Ivano Perego, arrestato per associazione mafiosa, e responsabile della Perego Strade. La società sarebbe stata controllata dalla famiglia Strangio, una delle più note della mafia calabrese. Quanto ai carabinieri di Rho indagati, gli altri tre rispondono di corruzione.

Le mani sull'Expo La ’ndrangheta ha compiuto tentativo per mettere le mani sull’Esposizione universale, l’evento in programma a Milano nel 2015. E' quanto è emerso dall’inchiesta coordinata dalla dda del capoluogo lombardo e di Reggio Calabria che oggi ha portato a una vasta operazione in diverse aree italiane con l’arresto di 300 persone. Gli inquirenti hanno ricostruito il tentativo, come riportato in una nota, di infiltrarsi nella realizzazione dell'Expo 2015 di Milano.  

La successione Hanno eletto il boss in un centro di aggregazione intitolato ai magistrati antimafia Giovanni Falcome e a Paolo Borsellino i vertici dei clan calabresi del Nord. È successo il 31 ottobre 2009 a Paderno Dugnano, quando Pasquale Zappia, uno degli arrestati di oggi, è stato eletto per alzata di mano "mastro generale". L’elezione è stata filmata dagli investigatori e il video è agli atti dell’inchiesta. Zappia era così succeduto a Giuseppe Neri.

Struttura a cupola Secondo i pm la struttura è verticistica, a cupola, come quella mafiosa. C’è un capo assoluto di una commissione che è stato arrestato dai carabinieri di Reggio Calabria e sotto di lui ci sono i capi mandamento e i capi locali. La ’ndrangheta di periferia, quindi quella che non vive in provincia di Reggio Calabria, ma a Milano, Torino, in Canada o in Australia, dipende in tutto e per tutto dalla commissione provinciale reggina. Per capire meglio basti guardare a Carmelo Novella, ucciso il 14 luglio del 2008 in un bar di San Vittore Olona (Pavia). La sua condanna a morte l’avrebbe firmata da solo, andava dicendo in giro che: "la Lombardia", e cioè tutti i gruppi di ’ndrangheta trapiantati al Nord, avrebbero potuto "fare da soli", senza la casa madre calabrese. La commissione ha deciso di farlo fuori senza problemi, nominando anche il suo successore alla guida dei traffici illeciti lombardi.

Maroni: "'Ndrangheta colpita al cuore" "Si tratta in assoluto della più importante operazione contro la ’ndrangheta degli ultimi anni, che oggi viene colpita al cuore del suo sistema criminale sia sotto l’aspetto organizzativo che quello patrimoniale". Così il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, congratulandosi con il capo della polizia, Antonio Manganelli, e con il comandante generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli, "per l’eccezionale operazione antimafia condotta oggi in varie regioni d’Italia. Gli eccellenti risultati conseguiti in questi ultimi mesi contro la mafia - prosegue Maroni - sono il frutto di una costante ed efficace opera di coordinamento tra le forze di polizia e la magistratura, tutte impegnate in modo straordinario nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata".

Grasso: "Operazione eccezionale" Il maxi blitz delle Procure di Milano e Reggio Calabria rappresenta "un brillante risultato e una tappa fondamentale nella repressione della ’ndrangheta, in passato lasciata andare avanti e rafforzarsi troppo". Lo ha affermato il procuratore nazionale dell’Antimafia, Piero Grasso, intervenendo alla conferenza stampa che si sta svolgendo nel palazzo di giustizia di Milano per illustare i risultati dell’operazione. "Quella di oggi è stata un’operazione eccezionale - ha proseguito Grasso - mi preme sottolineare le caratteristiche attuali della ’ndrangheta che è un’organizzazione verticistica, unitaria e piramidale". L’alto magistrato ha, inoltre, sottolineato come le decisioni importanti siano sempre "ratificate nei territori di origine" ed ha evidenziato la presenza internazionale dell’organizzazione sgomiinata oggi con l’individuazione di nove ’localì a Toronto e uno in Australia.