Neanche la crisi frena l’immigrazione

I DATI Il terrorismo sul calo dell’economia rallenta le nascite. Invece l’Italia attira ancora gli stranieri

Paura della crisi, lavori precari o, sul versante opposto, le donne in carriera. Qualunque sia il mix giusto di ragioni, sta di fatto che torna a diminuire il numero di nascite in Italia. Le coppie straniere, invece la pensano diversamente. L’Italia resta un Paese appetibile, rassicurante a tal punto che dall’estero arrivano, si trovano un lavoro, una casa e fanno figli. Più di due a coppia, contro uno e mezzo scarso delle coppie italiane. E a procreare non aspettano la mezza età. Le immigrate a 28 anni hanno già il pancione. Le italiane aspettano: 31 anni se va bene, meglio 32 per far nascere il primo (e a volte unico) bebè.
Tra gli stranieri, invece, è un'altra musica. Intanto quelli che si piazzano nel nostro Paese hanno un’età media di soli 31,5 anni, rispetto ai 43 anni dell’età media italiana. E siccome nonostante la crisi, il nostro Paese attrae, gli immigratii hanno raggiunto quota 4 milioni 279mila al primo gennaio 2010. In pratica, sono cresciuti, in un anno, di 388mila unità, sfondando quota 7 per cento della popolazione.
Gli indicatori demografici dell’Istat, dunque, rilevano che gli ingressi dall’estero da parte di cittadini stranieri si mantengono elevati anche nel 2009, solo in leggero calo rispetto ai due anni precedenti. L’unico freno è stato il decreto flussi 2008 che prevedeva un tetto massimo di nuovi ingressi di lavoratori extracomunitari non stagionali nella misura di 150mila individui. Invece, tra i fattori di attrazione c’è l’allargamento dell’Unione europea dal 1° gennaio 2007 ai cittadini romeni e bulgari, comunità in crescita secondo le stime rispettivamente del 20% e del 16% nel 2009. Aumentano anche i ricongiungimenti familiari: nel 2008 (ultimo dato disponibile) sono stati 124mila i visti di ingresso rilasciati dalle autorità consolari italiane a cittadini extracomunitari contro gli 89mila del 2007 (+39%).
I numeri, dunque, confermano che gli stranieri sono ancora una volta determinanti per la crescita demografica. Rappresentano infatti il 7,1% dei 60 milioni 387mila residenti al primo gennaio 2010, contribuendo ad alzare la quota di popolazione in età attiva .
Le etnie prevalenti
Ma da chi è formata la popolazione residente straniera? Non sorprende che al primo posto ci siano i romeni (953mila), seguiti dagli albanesi (472mila) e dai marocchini (433mila). Tre nazionalità che da sole costituiscono il 43% delle presenze. Tra i Paesi asiatici (altra conferma) la prima comunità è quella cinese, con 181mila presenze. La prima comunità tra i Paesi sub-sahariani è invece quella senegalese, con 71mila presenze. Tra i Paesi americani primeggia la comunità ecuadoriana, 85mila presenze, seguita da quella peruviana con 83mila.
I nuovi nati parlano romeno
Le etnie prevalenti fanno figli bilingue. Nel 2009, infatti, circa 94mila nascite, pari al 16,5% del totale, sono di madri straniere (erano 29mila nel 1999), di cui il 3,4% con partner italiano e il restante 13% con partner straniero. È una lenta ma inesorabile erosione della natalità che rimane comunque dominio delle italiane. Nel 2009 le nascite sono state 476mila, ottomila però in meno del 2008. Trainano le regioni del Nord e del Centro, in coda il Mezzogiorno. In testa, nella classifica regionale. La Valle d’Aosta, in fondo la Liguria e il Molise.
Lunga vita agli anziani
E mentre le donne italiane fanno meno figli, gli over 65 sono aumentati di 113mila. In pratica un italiano su cinque è entrato nella terza età. Gli anziani, infatti, rappresentano il 20,2% della popolazione, mentre i minorenni sono soltanto il 16,9%. I giovani fino a 14 anni sono il 14%, mentre la popolazione in età attiva (15-64 anni) è pari al 65,8% (67,6% nel 2000). Una curiosità: la Campania vanta un doppio primato: quello del più alto numero dei minori e del più basso tasso di anziani che comunque vivono sempre più a lungo. L’aspettativa di vita alla nascita è di 78,9 anni per gli uomini e 84,2 per le donne. Rispetto al 2007 c’è stata una crescita di 0,2 anni sia per le donne sia per gli uomini.
Record di decessi
È stato un anno record per le morti motivato dal fatto che la popolazione invecchia sempre di più. I decessi in Italia hanno sfiorato le 588mila unità, un tasso di mortalità pari al 9,8 per mille. Si tratta del livello più alto registrato dal secondo dopoguerra. Secondo i ricercatori è il prodotto del processo di invecchiamento della popolazione.