Nel 1829 a Buenos Aires sorgeva la mini Genova

Lo studio «L'emigrazione nelle Americhe dalla Provincia genovese» ha tracciato l'identikit del tipico emigrante ligure. L'85,7% di chi emigra dai comuni rivieraschi e dell'entroterra parte da solo, mentre appena il 4,5% delle partenze riguarda famiglie intere. Viaggiano sia gli uomini, sia le donne, ma la partenze maschili sono nettamente preponderanti (78% dei casi) e il 70% dei passaporti è rilasciato a persone in età compresa tra i 14 e 41 anni. Lo scrittore e giornalista ligure Edmondo De Amicis ha realizzato un reportage del viaggio, avvenuto nel 1884, tra Genova e Montevideo, in Uruguay, in cui descrive il dramma di tanti contadini, rimasti senza lavoro in Italia per le crisi agricole, e costretti ad affrontare una traversata di quaranta giorni, a bordo di una nave stracolma, per partecipare ai lavori di mietitura in America meridionale, con la prospettiva di guadagnare trecento lire in tre mesi.
I liguri sono numerosi e provengono soprattutto da Albenga, Savona e Chiavari. Le spese di viaggio sono sostenute da un agente che gli emigranti, una volta a destinazione, dovranno rifondere entro un periodo stabilito, sottraendo soldi ai sudati risparmi. Vi sono anche molte donne che affrontano il viaggio da sole o con un'amica, sperando di andare a servizio come cuoche o cameriere in Uruguay o in Argentina. Le cronache giornalistiche hanno ispirato De Amicis nella stesura del racconto «Dagli Appennini alle Ande», contenuto nel libro Cuore, e dedicato alla figura di Marco, un giovanissimo emigrante di Genova. Proprio in America latina, i genovesi lasciano un'impronta inconfondibile. Secondo Emanuela Guano, docente di antropologia, i genovesi sono già insediati dal 1829 nel quartiere de la Boca del Riachuelo, a Buenos Aires, dove sorge una Genova in miniatura, costituita da una manciata di casette variopinte e abitate da marinai, pittori, massaie, commercianti, e da «figure di angiporto», come contrabbandieri e prostitute. In ogni strada, predominano la parlata genovese e il profumo della farinata e della focaccia calda e i «genoveses» de la Boca detengono per decenni il monopolio sul commercio fluviale e marittimo argentino.
Il censimento del 1869 indica che su circa 71.000 italiani in Argentina, il 56% è di origine ligure ma, a partire dal 1900, l'emigrazione dalla Liguria verso il Sud America si riduce, per cessare quasi del tutto verso il 1930, grazie al lavoro offerto dall'industrializzazione crescente del Nord-Ovest italiano.
I liguri si dirigono anche negli Stati Uniti e molti di loro prediligono il clima mite della Central Valley californiana, a partire da Stockton, a sud di Sacramento, dove si dedicano alla coltivazione e al commercio degli ortaggi. Parecchi genovesi e liguri giungono a San Francisco già verso il 1850, dove gestiscono attività commerciali, e da cui si irradiano per gestire la pesca e i mercati ittici di gran parte della costa californiana. Le migrazioni dall'Italia meridionale di inizio ’900 sostituiscono gradualmente i liguri ma, ancora oggi, la presenza di oriundi genovesi, specie a San Francisco, si unisce all'atmosfera di casa nostra, a «Genoa Street», con la statua di Colombo, nei negozi di prodotti liguri e nella cappella della Madonna della Guardia, nella chiesa di St. Peter and Paul.