Nel "Cerchio" di Eggers muore la privacy

Siamo sempre più connessi. E anche quando pensiamo di non esserlo, in fondo c'è qualcuno che ci segue. Pensate ai nostri bancomat quando ingenuamente pensiamo di limitarci a prelevare un po' di contanti, alle carte fedeltà che riteniamo utili allo scopo di beccarci qualche regalo, alle telecamere che abbiamo sparse in ogni dove e al Telepass. O alla volontaria registrazione che facciamo dal telefonino per avere una rete wi-fi pubblica e magari gratuita per una mezz'oretta. Il nostro cellulare archivia sulla nuvola digitale ogni nostra posizione. Tutti marchingegni che in un modo o nell'altro sanno cosa compriamo, dove lo facciamo, con quale frequenza ci spostiamo. E che possono con un'approssimazione sempre crescente dirci cosa faremo.

Molte cose sono così diventate più comode, ma qualche volta un brividino per la schiena dovrebbe correre. Ecco, per un secondo solo pensate di unire tutti i puntini di questa rete e avrete The Circle. Si tratta di un libro davvero interessante scritto Dave Eggers, tre anni fa (ed edito da Mondadori nel 2014). È l'incubo di una società privata (Google, Facebook, Twitter? gli ispiratori devono essere molteplici) che sta appunto chiudendo il cerchio. Tutti in rete, in una sorta di info-comunismo diventa peccato non condividere (se non lo fai sei giudicato «subsociale»), la politica deve essere trasparente e dunque sempre on line (vi ricorda qualcuno?), in cui la privacy, come un tempo la proprietà privata, è un furto. Nell'edizione che ho per le mani della Vintage Books si tratta di 497 pagine. Decisamente troppe, anche per Eggers. I dialoghi sono quelli di un romanzetto, il che è il suo bello, ma anche il suo limite. Per un liberale rappresenta però un campanello d'allarme. The Circle ci racconta dal di dentro una società, quella giovane, tecnologica, americana, e le sue follie ideologiche. Favolose le scelte di Eggers per tratteggiare questi ambienti aristo-tecnologici, immersi nel veganesimo, fissati con battaglie geopolitiche di minoranza, e pregiudizi green che ci stanno sommergendo. Si può definire un frullato di New Yorker e Apple, con una spruzzata di genere (inteso come terzo, asessuato) di Facebook.

La tecnologia ha sempre cambiato il mondo, e lo ha sempre, in fondo, spaventato. Come tutte, anche quella digitale, può provocare la lenta costrizione delle nostre libertà. Con un processo nuovo, originale, spesso volontario, ma su cui il pensiero liberale oggi dovrebbe interrogarsi maggiormente. Non basta la sfida lanciata da un romanziere, per quanto talentuoso. Serve un supplemento di ragionamento. È la nuova frontiera del pensiero liberale. Eggers è un buono spunto.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Dom, 21/08/2016 - 15:11

Il romanzo si aggiungerà all'elenco lunghissimo di libri che, se non esistessero, nessuno dovrebbe inventarli perché inutili. Ma per Porro è un buon pretesto per scriverci un pezzo e farci sapere cosa legge. Però, fa riflettere. Uno scrittore passa anni a scrivere un libro che poi viene stampato, pubblicato e distribuito, grazie alla cellulosa ricavata dall’abbattimento di alberi secolari, e grazie a macchinari che stampano e mezzi di trasporto che lo distribuiscono ovunque consumando grandi quantità di energia ed inquinando il pianeta. Poi arriva Porro, lo acquista, lo legge, scopre cose che più o meno sapeva già, o intuiva, e ci scrive un articolo che, forse, qualcuno legge, ma domani ha già dimenticato perché le nuove news scacciano quelle vecchie. Non cambia niente, il mondo gira come sempre, dimentica il libro e l’articolo e le foreste impiegheranno decenni per ricrescere. In questa storia c’è qualcosa che non quadra; ma non è Porro. Con stima.