Nel giro di 24 ore viene processato e condannato Alfonso Stramandino, fruttivendolo di Lipari, già trasferito al carcere di Milazzo. Gasparri: «Sistema a doppia velocità» Giustizia lampo per il sabotatore di Mastella

Sentenza per direttissima per l’uomo che ha tagliato la cima dello yacht che ospitava il Guardasigilli: due anni e mezzo

da Roma

Il ministro Mastella se l’è cavata con un po’ di paura (postuma); l’Altair, lo yacht del suo ospite, Diego Della Valle, sul quale ha trascorso le sue brevi vacanze, ci ha rimesso le cime (prontamente rifatte) e Alfonso Stramandino il 40enne fruttivendolo di Lipari, che per protesta ha tagliato nottetempo le cime della barca ancorata in una zona riservata ai mezzi pubblici, è stato prontamente arrestato e ancora più prontamente processato e condannato a 2 anni e mezzo. Il giudice monocratico del tribunale di Lipari, Gianluca Grasso, in 24 ore ha processato e condannato per direttissima l’imputato, anche per resistenza a pubblico ufficiale e ha provveduto a sequestrare l’arma del delitto, un coltello da pesca, e ad ordinargli di pagare le spese processuali. Stramandino è stato così trasferito con l’aliscafo a Milazzo per essere portato in carcere. Un piccolo miracolo di efficienza della macchina giustizia che non può che fare piacere al Guardasigilli coinvolto in quell’episodio.
Ma che viene stigmatizzato da Maurizio Gasparri, di An, che ha presentato un’interrogazione al ministro di Giustizia per chiedere spiegazione su quella che definisce «giustizia a due velocità». «Tagliare cime al ministro - scrive Gasparri - è un atto criminale che ha trovato risposte esemplari in poche ore, altri reati ancora più gravi vedono gli assassini girare a piede libero. Perché assistiamo a risposte così diverse?».
Sull’episodio interviene anche il Codacons, l’associazione a difesa del consumatore, che con una lettera alla Capitaneria di Lipari e alla Corte dei Conti di Sicilia, chiede che venga aperta un’indagine e pone una serie di interrogativi: «Come mai una barca privata era ormeggiata in quella zona? Era effettivamente per motivi di sicurezza come è stato detto? Quale sicurezza era garantita in quel modo, visto che sono stati comunque tagliati gli ormeggi e nessuno se ne è accorto?». E ancora: «Se il ministro va in vacanza senza scorta è perché è al sicuro. Ma se è al sicuro perché un ormeggio riservato? E se non è al sicuro, tanto da avere un attracco personalizzato, come mai è in giro senza scorta?». I fatti risalgono a due giorni fa, quando in piena notte i marinai dello yacht di Della Valle su cui dormiva il ministro Mastella con signora, si sono accorti che stavano andando alla deriva perché qualcuno aveva tagliato gli ormeggi. Il gesto compiuto dal fruttivendolo eoliano è stato un gesto annunciato. Per questo quando gli uomini della Capitaneria, verso le tre di notte, hanno avuto il racconto dei marinai dell’Altair, hanno subito avvisato i carabinieri che sono andati a colpo sicuro. Stramandino infatti poche ore prima era andato a protestare in Capitaneria perché a quello yacht di vip era stato consentito di ormeggiare in una zona del porto di Sottomonastero riservata soltanto ai traghetti di linea, e aveva minacciato i militari che se non avessero provveduto in tempo a fare spostare la barca «ci avrebbe pensato lui». Tra l’altro si era anche infuriato perché aveva notato che nella manovra di ormeggio era stata rotta una bitta della banchina.
Lo scontro di Stramandino con le autorità marittime non era una novità. Già nei giorni precedenti il quarantenne eoliano si era incatenato ai cancelli del comune di Lipari come segno di protesta perché era stata bocciato dalla Sovrintendenza del mare e dalla Capitaneria la sua richiesta di installare un pontile mobile nel porticciolo di Filicudi, piccola isola dell’arcipelago, con la motivazione che un ancoraggio in quella zona poteva nuocere ai reperti archeologici di cui è ricca quel fondo marino. Così quando ha visto che nessuno interveniva sull’ormeggio non in regola dello yacht con il Guardasigilli a bordo è andato su tutte le furie e ha deciso di fare da se come aveva minacciato. Un gesto che gli è costato due anni e mezzo di carcere.