Nel limbo di Eluana 5.745 giorni uguali e senza fine

La «sua» suora, Rosangela, la accudisce da quando fu ricoverata, quindici anni fa

da Lecco

Arriva a casa a tarda sera, dopo essere stato tutto il giorno in ospedale con la moglie. E in un colpo solo scopre che ciò che aspetta da «15 anni, nove mesi e 30 giorni» si sta per verificare. Il papà di Eluana Englaro è sereno perché, per la prima volta, i giudici della Corte di Cassazione hanno sancito ciò che lui va dicendo da anni: «Che la volontà di mia figlia va ascoltata. È un sussulto di umanità e di libertà verso una vittima sacrificale del codice deontologico dei medici e della legge».
Il primo requisito (il sondino può essere staccato solo se viene dimostrato che era la volontà della ragazza in vita) e il secondo (lo stato di coma deve essere irreversibile) sono i due punti sui quali Beppino Englaro batte dal primo giorno.
«Ne avevamo parlato in famiglia. Era capitata una cosa simile a un suo amico. E lei, a me e a mia moglie, aveva detto: se dovesse succedere a me, vorrei che mi staccasse la spina. Non è vita, diceva. Non c’è dignità». È successo a lei, suo padre ha chiesto che la lasciassero morire. Ma tutti gli hanno sempre risposto: «Se è quello che vuole, lo faccia lei. Entri nella sua stanza e la faccia morire di fame e di sete, perché di questo si tratta, non di staccare un respiratore». Lui si è sempre rifiutato: «Voglio che tutto sia fatto alla luce del sole, dentro la società e non contro, con le regole che ci siamo dati e non andando contro la legge». E ieri è stato il giorno in cui Englaro ha visto la vittoria vicina.
«È giusto che ora decida la Corte d’appello di Milano con un nuovo processo. Del resto, anche se in medicina lo zero assoluto non esiste, il suo coma è di sicuro irreversibile. La sua condizione clinica non è mai cambiata. Sarebbe la prima persona al mondo, se succedesse. E quanto alla sua volontà, io sono il suo tutore, e l’ho sempre certificata».
Englaro non è stato sorpreso. «Era un’eventualità. Potevano rimandare. Era una tragedia che non era stata incanalata come si deve. Noi ci siamo sempre assunti le nostre responsabilità. Ora toccava a loro. Per me non esiste un caso più limpido di questo. E le indicazioni che dà la Cassazione sono semplicemente giuste. L’ordinamento giuridico è stato rispettato. Adesso bisogna rispettare la volontà dell’Eluana».