Nel paese che accende le luminarie islamiche

nostro inviato a Cerro Maggiore (Mi)

Mezzaluna bianca e stella blu. È la nuova bandiera di Cerro Maggiore, «Scer» per i leghisti della zona. Curioso abbinamento, declinato in decine di luminarie per le festività. Scelto, con l’attenzione che si presta solo quando non si vuole urtare la suscettibilità (degli «altri», non dei propri concittadini) dalla giunta di centrosinistra al timone di questo borgo di 14mila abitanti alle porte di Milano. Al sindaco Antonio Lazzati e alla sua giunta, evidentemente non piacevano più slitte, renne, babbi natali, alberelli e pacchettini regalo. Poco importa se coi led o intermittenti. Eppure, come al solito, dalla solita ditta, si poteva scegliere.

E questa volta non c’era nemmeno bisogno di affidarsi al buon cuore dei commercianti per l’esborso. Ottomila euro stanziati con apposita delibera di giunta. Ma bisognava andare contromano. Anzi, contro senso e contro il senso e lo spirito del nostro Natale. Arrivare con le luminarie, dallo stile islamico, fino al sagrato della Chiesa di San Bartolomeo, frazione Cantalupo. E, giustamente, farsi respingere con un Vade retro Satana dal mite don Vincenzo. Calatosi, suo malgrado, nei panni di un battagliero don Camillo. «Ho dovuto questionare con gli addetti del Comune. Non volevo che davanti alla Chiesa mi piazzassero mezzaluna e stella che, a parer mio richiamano un’altra religione e non hanno nulla quindi del nostro Natale. Così mi hanno messo solo una stellina magra e le due comete che vede sulla facciata». Dopo la moderata sfuriata di don Vincenzo è successo tutto e più di tutto a Cerro e ancora più a Cantalupo, epicentro del malcontento. Hanno persino girato un video che, su YouTube, è cliccatissimo. «Per cinque anni - sbotta Angelo Corapi, titolare della storica pizzeria Oasi - me ne sono occupato io, con altri delegati scelti fra i cittadini. Andavamo a vedere le luminarie che ci proponeva la ditta e poi passavo io, di bottega in bottega a, sottoporre il progetto agli altri negozianti. Quest’anno il Comune ci ha tagliato fuori. Ma non le vorranno chiamare luminarie queste? Con tutti i soldi che avevano stanziato io so bene quante e quali luminarie si potevano mettere. A noi il Comune non ha mai dato un euro eppure siamo riusciti, mettendoci di tasca nostra, a portare anche le luci del Natale nella zona industriale. Mah, io non ci vedo per niente chiaro».
In effetti all’imbrunire, quando le luminarie islamiche, che ricordano molto da vicino la bandiera turca o quella pachistana, o tunisina, si accendono, la differenza non si nota quasi.

C’è poco da veder chiaro, in altre parole. La luce che fanno mezzaluna bianca e stella blu cucite insieme da uno striminzito cordoncino di lampadine gialle, è piuttosto fioca. Si rallegrano al bar Margherita, non quello del film di Abantatuono e soci, ma la pasticceria «Peccati di gola» dove dietro il banco c’è la vera signora Margherita, perché un provvidenziale colpo di vento alzatosi dalla Corte Lombarda lì vicino, ha messo ko, da San Silvestro, almeno cinque file di «luci». E se ne impippano degli islamici, alzando i calici, gli anziani dell’omonimo circolo, crocevia di tutti i pensieri politici più diversi, che sorge accanto alla chiesa di San Bartolomeo. Loro, nel segno della tradizione, quella vera, hanno deciso di riservare una delle sue sale ad un mostra di presepi.

«Questo assurda decisione - commenta Antonio Foderaro, consigliere Pdl-Lega - è la conseguenza della grave chiusura che questa amministrazione ha già mostrato rigettando la nostra mozione a difesa del crocifisso negli edifici comunali» Daniel Dibisceglie, del Movimento per l’Italia è categorico: «Il Comune restituisca i soldi ai cittadini per queste luminarie. Hanno fatto solo una sorta di luna park musulmano». Giuseppe d’Anna, assessore al Commercio, difende l’amministrazione: «Non vedo nessun nesso con l’islam». «La stella - dicono in Comune - rappresenta la natività e la mezzaluna la fertilità». La fertilità certo. Ma nel mondo islamico.