Nell’Unione scatta l’ora dei sospetti

Fioroni, vicino a Marini: «La decisione è presa, non si rovescia in piazza»

Luca Telese

da Roma

Uniti-uniti, d’accordo, ma intanto nell’Unione impazza «la regola del sospetto». Romano Prodi è convinto che Francesco Rutelli lo voglia fregare, Rutelli che Arturo Parisi non abbia accettato la sconfitta, Mastella che sia stato Rutelli «a far di tutto per fottere Romano»; Sergio Cofferati crede che l’opposizione organizzata da Rifondazione sia una prova di quello che accadrà a Roma quando vince l’Ulivo, mentre Fausto Bertinotti e Franco Giordano che Cofferati drammatizzi lo scontro a sinistra per catalizzare consensi; Piero Fassino si è detto certo che la polemica sulla sua intervista a La Repubblica sia stata un pretesto dei rutelliani per strumentalizzare una frase contro i Ds; Prodi teme che un pezzo dei Ds sia in realtà d’accordo con Rutelli, ma a sua volta Fassino ha il dubbio che l’ipotesi della lista Prodi, sia stata ventilata dal candidato premier, anche per punire il suo partito; Arturo Parisi ripete che l’assise della Margherita «è stata militarizzata» dai rutelliani per vincere, e i rutelliani rispondono che «l’assemblea guardacaso l’ha convocata Parisi, proprio mentre Prodi era fuori», Parisi dal canto suo risponde: «È vero, ma era un puro caso». Per quanto sembri incredibile è tutto vero. Dopo il big bang combinato di Bologna e Roma basta poco, pochissimo perché il sospetto si insinui tra alleati. Cominci da una piccola notiziola e subito il rosario dei sospetti si sgrana, a partite dalla Margherita, dove aleggia quello che la minoranza organizzi girotondi «pilotati».
Cittadini o «parisini»? Esempio: l’annunciato sit-in dei «Cittadini per l’Ulivo», domani, davanti alla sede di piazza Santi Apostoli, per sostenere il Professore contro «il golpe dei neo-democristiani» (è il tenore dei messaggi nel sito di Prodi). Chi lo organizza? Una associazione di base della coalizione, molto attiva nell’ultimo anno, «Cittadini per l’Ulivo». Ma a casa Rutelli non hanno dubbi: «Cittadini un cavolo: sono parisiani!». Oppure prendi uno qualunque degli Sms arrivati la sera del voto a Controcorrente, su Sky, con Corrado Formigli che trasale leggendo un messaggino non proprio conciliante: «Marini e Rutelli vanno impiccati!». Gelo in studio. Scuote la testa Roberto Giachetti, deputato rutelliano di stretta osservanza: «D’accordo, sono arrabbiati, ma non ditemi che è la base! Devi chiederti: chi li manda questi sms?».
Marce & complotti. Oppure prendi il caso di un’altra ipotetica mobilitazione di venerdì mattina, a Roma, quella in un primo momento ventilata dal prodiano Willer Bordon: «Gli faremo cambiare idea scendendo in piazza», aveva detto il capogruppo della Margherita al Senato. È bastato questo a far perdere le staffe a Beppe Fioroni, sanguigno deputato mariniano, a far riaffiorare il sospetto (se non la certezza) di una guerriglia interna organizzata ad hoc: «Mi auguro - dice Fioroni ironico come sempre (ma serio) - che il mio amico Bordon non organizzi una grottesca marcia da Gottaferrata, che passerebbe subito alla storia come... “la seconda marcia su Roma”. Le sue mi sembrano parole dal sen fuggite, spero che restino solo boutades, altrimenti sarebbe grave. Prendano atto che una decisione è stata già presa. Invece ho il sospetto che qualcuno non si sia rassegnato alla sconfitta e... dopo aver intasato i siti voglia rovesciare il verdetto con dei moti di piazza. Ma almeno se ne prendano la responsabilità. Perché io, oggi, dopo un giorno in Emilia Romagna, non ho trovato un dissidente: che stessero tutti su Internet?».
Bordon: «Niente sentenze». Così torni a sentire Bordon, e il capogruppo - uno degli uomini solitamente più serafici della Margherita - cambia subito umore: «Eh no, per piacere! Delle fobie di Fioroni non ho proprio tempo di occuparmi. Chi mi conosce sa che non ho retropensieri. Io ho detto da tempo che aderirò alla giornata convocata da Arturo Parisi, il 17 giugno, alla luce del sole: è un invito indirizzato agli ulivisti della Margherita, ovvio che ci sarò».
Bordon ci tiene a fugare ogni sospetto di eterodirezione: «La stragrande maggioranza della base è con noi. Io ne avevo già un sentore, ma la ricerca di Mannheimer oggi ci dà anche un sostegno... scientifico: non solo la maggioranza degli elettori è per la lista, ma neanche quella di chi si è astenuto! Spero che la maggioranza prenda atto dello sbigottimento generale, capisca di aver sbagliato e torni sulla scelta: di irreversibile in politica non c’è nulla, è un voto, mica una sentenza!». Così tutti, aspettando il ritorno di Prodi, scoprono che l’attesa è uno strano combustibile: favorisce la proliferazione del sospetto, non la sua evaporazione.