Nella coda c’è il Dna: ecco la cometa che trasporta la vita

Uno studio su «Science», firmato anche da un gruppo italiano, rivela: «Ci sono le stesse molecole organiche presenti sulla Terra»

Frammenti di roccia minuscoli, delle dimensioni di dieci micron. Sassolini che gli astrofisici chiamano grani, i più poetici polvere di stelle. In realtà, in questo caso, polvere di cometa, strappata alla coda di Wild-2 nel gennaio del 2004 dalla sonda americana Stardust e poi analizzata in laboratorio da duecento studiosi di tutto il mondo, fra cui sette italiani. Il risultato delle loro ricerche è la conferma di una teoria affascinante, quella secondo cui proprio le comete, queste formazioni glaciali che vivono ai confini del Sistema solare, sarebbero state le portatrici della vita sulla Terra. La composizione dei grani rivela infatti tracce di molecole organiche, come gli aminoacidi: le stesse che costituiscono l’ossatura del Dna e della vita.
La scoperta, descritta in sette articoli pubblicati sulla rivista Science, si deve anche a un gruppo italiano: quello coordinato da Alessandra Rotundi, astrofisica dell’Università Parthenope di Napoli (che ha anticipato i primi risultati al Future Centre di Venezia, nell’ambito di «Progetto Italia» di Telecom) e da Luigi Colangeli, direttore dell’Osservatorio astronomico di Capodimonte. «I grani della cometa - racconta Alessandra Rotundi - ci riportano indietro nel tempo: per la precisione, a 3,9 miliardi di anni fa, quando il nostro pianeta era ancora giovane (aveva soltanto 600 milioni di anni) e molto inospitale. All’epoca, la Terra subì un bombardamento di comete: e questa è stata la tappa che ha portato i primi “mattoni” che hanno poi costituito il materiale organico alla base della vita». Il fatto che le comete fossero costituite da materiali organici era già stato intuito dagli astrofisici. E una prova era il fatto che le prime tracce organiche nelle rocce risalgano a 3,8 miliardi di anni fa: «Senza l’intervento delle comete, sarebbe difficile spiegare come mai, nel giro di così poco tempo, la Terra si sia trasformata da un ambiente inospitale a un luogo adatto alla comparsa della vita». Il materiale delle comete - aminoacidi, carbonio, minerali a base di silicio - non è identico a quello del Dna: in mezzo c’è ancora «un passaggio»: ma le comete avrebbero avuto un ruolo anche in questo. Non avrebbero, quindi, portato soltanto i «mattoni»: «Il ghiaccio e l’acqua di cui sono composte - spiega Rotundi - potrebbero aver avuto un ruolo anche nella formazione degli oceani, cioè l’ambiente in cui poi, effettivamente, si sono create le condizioni ideali allo sviluppo delle molecole della vita». Tutte quelle che erano teorie, oggi, grazie alla polvere catturata da Stardust, sono confermate: quei cento, preziosissimi grani portati sulla Terra sono infatti «i primi campioni provenienti da una fonte certa del Sistema solare dai tempi dell’Apollo 17», che nel 1972 trasportò alcune rocce lunari.
Gli astrofisici italiani - selezionati dalla Nasa - hanno studiato sette di quei cento grani, per quasi un anno: questi sono soltanto i primi risultati. Anche perché le tracce lasciate dal tempo sui grani di Wild-2 (si pronuncia «wild», perché lo scopritore è stato un tedesco) dicono di minerali cristallini: e, quindi, passati vicino al nucleo del Sole e, poi, misteriosamente «usciti» per andare a costituire le comete, corpi che vivono, normalmente, molto lontani dalla nostra stella.
La prossima tappa, per gli scienziati, è lo studio diretto del nucleo di una cometa, grazie alla sonda europea Rosetta. E, poi, il progetto (in fase di preparazione presso l’Agenzia spaziale europea) di «cattura» di materiali da un asteroide, sempre grazie a una sonda, per continuare a studiare i materiali delle origini: quelli che raccontano com’era il mondo, qualche miliardo di anni fa.