Nella Fortezza del Mare alla Palmaria i cannoni sparano «fagioli» di marmo

I cannoni della Fortezza del Mare sull'Isola della Palmaria non sparano più. Di sentinelle nascoste tra il verde e le fresche mura non resta traccia, se non nell'aria salmastra che conserva intatto il sapore della storia. Di quando era il fiore all'occhiello della Regia Marina, che col sudore dei detenuti aveva costruito uno dei sistemi fortificati costieri più grandi d'Italia. Oggi quel mare un tempo scrutato con preoccupazione, è patrimonio mondiale dell'umanità e la Fortezza della Palmaria è sede della Fondazione Marenostrum.
La fondazione supporta la ricerca scientifica inerente le scienze del mare, l'archeologia subacquea e l'ingegneria ambientale. Borse di studio, corsi e convegni ma anche iniziative dedicate alla cultura con letture poetiche, seminari e il premio annuale.
Quest'anno s'intitola Premio Palmaria Giovane 2005 ed è rivolto alle figure emergenti nell'arte, nella poesia e nel teatro. I vincitori sono stati premiati da un testimonial d'eccezione, Philippe Daverio.
Dedicata all'artista italo americana Jessica Carroll, l'esposizione (fino al 16 agosto, ore 10-18) si apre con un ironico omaggio alla fortezza, «Il cannone bianco»: una piccola scultura in ceramica le cui munizioni sono dei «fagioli» di marmo bianco statuario. Da quest'opera si desume il carattere fiero e riservato dell'artista, che percorre con umorismo e semplicità il mondo della natura e delle piccole cose. Il confuso e sfuocato universo degli affetti, delle attese e dei piccoli accidenti quotidiani che costellano la vita. Quell'intimità spesso messa in ombra da un'arte stretta nella morsa della spettacolarità.
Jessica Carroll rema contro corrente e crea delicate epifanie. Percorsi privilegiati scanditi da un lessico puntuale ed essenziale. La carne delle sculture è il bianco brillante o il verde acceso della ceramica. Il marmo -bianco statuario, nero e rosso- che ha imparato a domare vivendo a Carrara, il ferro e la pietra ollare. Le forme sono morbide e organiche e i disegni, -le «Danze delle api»- sono linee sinuose, puntellate di pongo plasmato in piccoli insetti. Alle creatrici del nettare degli dei, simbolo d'ordine e cooperazione, la Carroll dedica anche le «Arnie», cassette in legno dipinto sormontate da favi di ceramica popolati da api di bronzo.
La mostra è un motivo in più per visitare la Palmaria. Basta prendere il vaporetto che salpa ogni quarto d'ora da Portovenere o il traghetto dalla Passeggiata Morin a La Spezia.