Nella mappa delle religioni anche 30 Baha’i e 50 Sikh

(...) I più non ne sapranno niente, ma si possono prendere queste informazioni per buone. Così si legge infatti nell’opuscolo fresco di stampa redatto dall’assessorato alla Cultura del Comune e intitolato «Genova, la Consulta delle religioni»: 64 pagine che sono il censimento di tutte le fedi e religioni praticate in città, una città che appare davvero votata al pluralismo religioso, tanto che la diversità di culto supera di gran lunga quella etnica, razziale e linguistica.
Ma chi sono i Baha’i? Sono i seguaci del persiano Baha’u’llah, vissuto nell’Ottocento, che per quarant’anni subì esilio e prigionia. I Baha’i ritengono che il loro profeta sia l’ultimo in ordine di tempo dopo Abramo, Mosè, Cristo, Maometto. Se a Genova si contano solo trenta seguaci, viene spiegato, è per la vocazione di questi fedeli a portare il messaggio in altri luoghi. Dal 1952 a oggi, infatti, circa 200 credenti hanno lasciato la città.
Se i Baha’i sono trenta, in quarant’anni di presenza a Genova i Sikh sono arrivati solo a cinquanta unità. Il Sikh viene dall’India, crede in un Dio solo, nell’eguaglianza tra tutti gli uomini e donne, nella fraternità, nella verità e nella giustizia. Valori universali, questi, mentre meno universale è senza dubbio il precetto dei «cinque K», cinque simboli che ogni seguace è tenuto ad indossare: Kes, capelli e barba lunghi; Kangha, pettine; Kara, braccialetto di metallo; Kacha, calzoni corti alle ginocchia tipo bermnuda e Kirpan, pugnale. Il manualetto assicura che i cinquanta fedeli genovesi sono ben inseriti sia nel lavoro che nella scuola e nell’ambiente sociale in genere. Ci crediamo.
Come crediamo al fatto che il tempio in località Pellegrino di Altare, vicino a Savona, sia uno dei più importanti luoghi di culto europei della Sanatana Dharma, Unione induista italiana. Basta dare un’occhiata al sito Internet. Il luogo di culto di Gitananda Ashram è dedicato alla Madre Divina nella forma di Shri Lalita Tripurasundari ed è ricchissimo di rappresentazioni iconografiche e yantriche e annesso vi è anche il piccolo tempio in onore del Signore Dattatreya che esprime la sintesi della Trimurti. Ma l’induismo, che non ha fondatore o testi rivelati, ma si basa sul Veda o Sacra Conoscenza (corpus testuale tramandato oralmente per millenni) non richiede espressamente luoghi di culto. I diversi nuclei di questa religione prettamente spirituale si organizzano a livello familiare. Così è per i 437 indiani e i 747 cingalesi che, secondo i dati del Comune, erano presenti a Genova alla fine del 2005. Oggi saranno certamente di più.
Sempre in tema di oriente, ecco i 2.500 seguaci del Buddismo di Nichiren Daishonin, religione che si diffonde in Liguria a partire dal 1978 con la conversione di alcuni giovani. Da allora i membri dell’Istituto buddista italiano Soka Gakkai appartengono a tutte le età e a tutte le categorie sociali. Più che una fede, una filosofia di vita. Qui in città i buddisti hanno un luogo di culto in via Alizeri 10 rosso.
A proposito di luoghi di culto, la pubblicazione del Comune dedica grande spazio alla religione islamica che a Genova, secondo i dati riportati, conta ottomila fedeli. Fedeli che si radunano in preghiera nei centri di vico del Fornaro, via Sasso, via dei Fregoso e via Salvemini, in attesa della contestatissima e discussa moschea. Moschea che avevano invece alla Darsena, come si legge nell’introduzione al libretto firmata dall’assessore Luca Borzani, gli schiavi di fede islamica che nel XVI secolo lavoravano all’ingrandimento del porto della Repubblica.
È invece una emanazione dell’Islamismo la comunità Muride di Genova. Il Muridismo è un insieme di pratiche di culto e regole di condotta basate sull’amore e sull’imitazione del profeta Muhammad. L’aspirazione dei Muridi è quella di essere sepolti a Touba, in Senegal, che per loro è luogo sacro come la Mecca.
Data praticamente per scontata la religione cattolica, due facciate scarse che si sintetizzano nel sito internet www.diocesi.genova.it, spazio alla chiesa Cristiana Avventista del settimo giorno (a Genova 300 fedeli per una chiesa che attualmente predica in ottocento lingue) e agli ortodossi. Ma guai generalizzare. In città sono presenti la chiesa ortodossa-romena (tremila persone gravitano attorno alla parrocchia San Demetrio di Sestri Ponente), la ortodossa-Patriarcato di Mosca (chiesa in salita della Seta 3 rosso) e la greco-ortodossa, che nel Venerdì Santo effettua la processione del Santo Sepolcro per le vie della Foce, con partenza alle 21 dalla chiesa di via Casaregis.
Lungo capitolo anche per la Comunità evangelica luterana di Genova affidata ad una donna, la pastora Maike Bendig che segue anche i fedeli di Sanremo, e per l’eterogenea Federazione delle Chiese evangeliche della Liguria e del Piemonte del sud. Quanto agli ebrei, la loro presenza a Genova risale addirittura al 507, ai tempi dell’imperatore Teodorico. La sinagoga è quella di via Bertora.