«Nella previdenza servono subito cambiamenti audaci»

Antonio Signorini

da Roma

L’Italia ha bisogno di riforme. E perché queste abbiano successo è necessario che siano sostenute da «un vasto consenso politico». La raccomandazione è dell’ambasciatore statunitense Ronald Spogli nel corso di un seminario organizzato dalla Uil e dedicato al tema «Il lavoro nel terzo millennio, Italia - Usa modelli a confronto». Spogli ha difeso il modello del cosiddetto «welfare to work» adottato dieci anni fa negli Stati Uniti e «il cui obiettivo era ridurre i costi previdenziali e incentivare l’occupazione». Un programma che «fu aspramente criticato specialmente in Europa, dove si riteneva che questo si sarebbe tradotto in un incremento di povertà e frustrazione» e dove fu usato «come esempio di come gli Stati Uniti mettessero a repentaglio la vita delle persone semplicemente tagliando i costi». Critiche che si rivelarono errate, ha rivendicato orgogliosamente Spogli citando le cifre che dimostrano come negli Usa sia calato il numero degli assistiti e, allo stesso tempo, siano cresciuti sia il livello di occupazione sia il livello dei redditi. L’ambasciatore ha precisato di non voler proporre ricette. «Non sto suggerendo che il nostro sistema sia la risposta giusta alla situazione economica italiana. Voi dovete trovare la vostra strada». Però non ha rinunciato a dare alcuni consigli.
Uno di questi è che in tema di mercato del lavoro, di previdenza e formazione «un’audace riforma istituzionale può avere successo, specialmente se sostenuta da un vasto consenso politico». Come esempio Spogli, che è stato nominato nel 2005 dal presidente repubblicano George W. Bush, ha preso la riforma delle pensioni proposta dal presidente democratico George Clinton. Una decisione che l’ex inquilino della Casa bianca prese nonostante il sistema previdenziale fosse «un dogma indiscusso all’interno del proprio partito». Per questo Clinton «dovette accettare modifiche significative da parte del Parlamento repubblicano per mettere in atto tale riforma».
Per quanto riguarda il lavoro Spogli ha parlato di precarietà. In Italia, ha osservato, «per offrire un antidoto a tale condizione di incertezza si usa spesso la dicitura “contratto a tempo intedeterminato”. La vera sicurezza del posto di lavoro che la gente ricerca - ha osservato - non si ottiene mediante un pezzo di carta, ma attraverso una serie di condizioni economiche» che promuovano «il rischio intelligente». Meno precarietà significa quindi «incoraggiare la creazione di un ambiente favorevole all’assunzione del rischio». Lavoro e previdenza non basteranno, riconosce l’ambasciatore citando il programma Partnership for Growth che comprende collaborazione tra Stati Uniti e Italia sul piano della ricerca, della finanza, della tutela dei diritti di proprietà intellettuale e scambi culturali.
Sul futuro dell’Italia, l’ambasciatore Usa è ottimista. Ma più per le potenzialità degli individui che per i meriti delle istituzioni. «L’Italia possiede una grande abbondanza di talento non sviluppato e di genio creativo, ma avete bisogno di dare ai vostri studenti e ai vostri lavoratori istruzione e la formazione adeguata».