Nella speranza di un anno più sereno

Questa nostra pagina precede il Santo Natale, la fine di questo anno e l'inizio del nuovo, vuole quindi avere un indirizzo augurale. Al di là dell'auspicio che tutti possano trascorrere un sereno e Santo Natale, calati più nella ricerca di cosa questo evento rappresenti per il Mondo intero, per la sua storia e per noi cattolici, che negli aspetti più mondani e commerciali, vorrei proporre qualche considerazione sull'anno che sta per lasciarci e sulle speranze che tutti noi nutriamo per il nuovo.
L'anno trascorso, visto nella sua globalità, non dimenticando quelli che l'hanno preceduto, sembra essere stato un po' turbolento. Non è certo il caso elencare gli eventi che hanno negativamente distinto questo periodo sia a livello mondiale sia locale, ma ricordare i più significativi può essere di utilità. La tensione, l'intolleranza, la corsa agli armamenti di Paesi privi di un equilibrio democratico, le continue guerre piccole e meno piccole che tante vittime e dolori provocano, fenomeni naturali nefasti, il continuo impoverimento culturale e civile. Certo che a molte negatività se ne affiancano altrettante positive, ma, non per pessimismo, nel tentativo di ridurre i contrasti, vorrei brevemente operare alcune considerazioni.
Se guardiamo, come spesso siamo portati a fare soprattutto per una visione distorta del modo di informare da parte di alcuni «mass media», solo i mali del mondo non siamo indotti all'ottimismo. Tutti noi abbiamo però il dovere di trovare concrete ragioni per superare il senso di impotenza e frustrazione che può coglierci.
La speranza che il futuro prossimo possa migliorare al punto di diminuire le gravi negatività di oggi e, per certi aspetti di sempre, credo che stia molto in noi singole persone. Da noi nascono i comportamenti del mondo intero che è l'immagine dei nostri atteggiamenti. Ognuno di noi dovrebbe vivere e comportarsi come vorrebbe che il mondo fosse: in pace con noi stessi e con tutti, rispettosi delle proprie ed altrui esigenze, partecipi delle sofferenze e povertà altrui, capaci di aiutare e farsi aiutare, comprensivi per i propri ed altrui difetti. In uno, imparare ad amare e farsi amare, a vedere nell'altro non un competitore ma uno come noi, con le stesse nostre debolezze e virtù. Odiare, non rispettare, vivere in conflitto è amaro, fonte di infelicità, dolore, ansia e quindi fatica; chi non l'ha provato? Amare invece è solo positivo e, a ben vedere, molto più facile; invece pare che così non sia perché siamo vittime del nostro egoismo misto ad un falso senso di orgoglio che originano la prevaricazione, la sete di denaro, delle cose belle, sempre più belle, la caccia al potere, ecc..
Il nostro «mestiere» di geometri, ci porta molto spesso ad assistere tecnicamente persone in lite con i fratelli o parenti per questioni di eredità, con i vicini per comportamenti ritenuti non corretti, con imprese per lavori ritenuti non ben eseguiti e numerosissime altre situazioni di litigiosità e quindi di gravi tensioni. Vediamo con angoscia queste persone che, spesso, vivono la lite con ansie fortissime, notti insonni, tensione nei rapporti interpersonali, sino, a volte, a separarsi o a rifiutare i figli. Fatti più che gravi che rovinano della vita.
Ricordo di una figlia che, per questioni di successione, non ha più fatto vedere i nipotini alla nonna, non esistono commenti adeguati. Ecco, quasi tutte le situazioni che incontriamo, se fossero state affrontate con un po' di rispetto reciproco, con un pizzico di umiltà e la disposizione a qualche rinuncia, mettendo davanti i sentimenti buoni e dietro gli interessi e l'orgoglio, non si sarebbero verificate, salvando così da crisi, ansie e depressione un numero incredibile di persone migliorando così la vita ed un po' il mondo che è fatto di tanti piccoli come noi. Ed allora l'ottimismo, la speranza, il buon augurio, il futuro lieto per i nostri figli, sta solo ed esclusivamente nell'Amore che l'Uomo ha in sé come motore principale della vita, ma che scioccamente spesso soffoca, autodistruggendosi.
Proviamo allora, incominciando con noi stessi, poi con la famiglia, quindi con il mondo del lavoro e degli amici e poi ancora con tutti, a volerci bene come solo l'Uomo sa fare ed allora tutto, piano piano, cambierà in bene.
Questo, credo, sia l'augurio migliore che si possa fare, che è di speranza e quindi di ottimismo, nella certezza che la ricorrenza del S. Natale ci aiuterà a migliorarci in modo che il Nuovo Anno sia portatore di maggiori positività.