Ma nelle aule è tornata la voglia di disciplina

I sindacati scendono in piazza contro le proposte Gelmini senza distinzioni. Anche contro quel cinque in condotta che il ministro ha introdotto per arginare l’ondata di bullismo che nelle nostre scuole tocca quasi sette istituti su dieci. Eppure la voglia di disciplina è ormai una necessità. È richiesta a gran voce dai docenti italiani. È raccomandata da pediatri e psicologi di fama internazionale. E all’estero è diventata quasi un’ossessione contro il dilagare della maleducazione e dell’arroganza di ragazzi e bambini nelle scuole. In Germania vogliono l’espulsione degli alunni che fanno più di cinque giorni di assenza non giustificata. E in Inghilterra un professore inglese su cinque invoca addirittura il ripristino delle pene corporali per arginare comportamenti «oltraggiosi» degli alunni.
C’è nostalgia della vecchia bacchetta, insomma. Quella che i professori non possono più usare a scuola ma che i genitori non si sognano neppure di sostituire con qualche sonoro schiaffone da affibbiare nei casi estremi. A casa, infatti, i figli vengono trattati spesso come principini e giustificati quasi sempre per le malefatte scolastiche.
Ma anche mamme e papà dovrebbero imparare a offrire ai propri figli direttive certe e segnali chiari. E chi non ne è capace può sempre leggersi qualche saggio che lascia il segno nelle coscienze. Come i testi sulla disciplina del filosofo Bernhard Bueb. Direttore per trent’anni di un prestigioso collegio tedesco, afferma con forza che «è giunta l’ora di riscoprire una virtù dimenticata e di ritrovare il coraggio della severità. La vera autorità non incute paura – spiega il filosofo - ma genera sicurezza: è la mancanza di punti fermi, piuttosto, a rendere gli adolescenti di oggi disorientati e insicuri. Solo così i nostri figli sapranno conoscere se stessi e il mondo, vivere con pienezza le loro esistenze ed essere felici». Gli fa eco il pediatra e psicologo francese Aldo Naouri che invita a rieducare i figli, «perché la disciplina conta quanto l’amore» e «per contrastare bullismo e fragilità dei ragazzi vanno ristabiliti i ruoli e bisogna imparare a dire di no».
Insomma, la severità è un bene più che un male. Lo conferma anche un preside italiano di grande esperienza. «I giovani in età evolutiva non sono padroni di se stessi, hanno bisogno di regole certe, di severità - spiega Marco Bevilacqua, dell’Its Ambrosoli di Roma -. I professori sentono l’esigenza di riportare la disciplina in classe. E il voto in condotta introdotto dal ministro è apprezzato da tutti noi. Forse non dai genitori che tendono a stare sempre dalla parte dei propri figli». Disciplina, dunque, ma come? «Non con la bacchetta – avverte -, quella me la ricordo ancora, esisteva quando io andavo a scuola. Credo che attualmente siano più incisivi altri metodi». E il preside ne snocciola qualcuno: «La punizione ideale? Mettere a studiare i ragazzi indisciplinati per cinque ore di fila. Potrebbe sembrare poco ma è tantissimo se si pensa che gli alunni studiano e leggono pochissimo». Insomma, per Bevilacqua, «vanno imposti doveri che gli studenti dovrebbero adempiere quotidianamente».
Fin qui la scuola. A casa, invece, i figli non vanno sfiorati neppure con un fiore. Almeno in Inghilterra. Se scappa un ceffone si rischia di finire in carcere. È proprio dalla Gran Bretagna che arriva la proposta di considerare illegale anche lo schiaffo dato ai propri figli. L’idea lanciata da oltre 100 parlamentari laburisti è quella di correggere l’attuale legge approvata nel 2004 che vieta ai genitori di picchiare i figli lasciando segni sul loro corpo, ma che consente loro «punizioni ragionevoli». Come lo schiaffo. I ministri, però, non sono d’accordo sulla proposta anche perché sostengono che l’attuale legge sia condivisa dalla gente comune e non vada cambiata. Da un recente sondaggio è emerso, infatti, che 7 genitori su 10 ammettono di aver preso a schiaffi i figli e che preferirebbero continuare ad essere liberi di punirli in questo modo quando lo ritengono necessario.