Il nemico fatto in casa

C’era da aspettarsi, dopo i successi inanellati in una settimana, che Beppe Grillo scendesse in campo anche con le V-liste, pur nella formula eccentrica del bollino di garanzia. Il comico-blogger ha ormai lanciato un movimento politico che sta affondando nel «popolo dell'Unione» come una lama nel burro. Basta leggere la cruda analisi di uno studioso, Ilvo Diamanti, il quale ieri sulla Repubblica ha messo nero su bianco quel che era facilmente intuibile e che l'entusiasmo del pubblico della festa milanese dell'Unità ha solo confermato: il grillismo è l'espressione di un sentimento maggioritario tra i Ds e tra coloro che scommettono sul Pd e - testuale - «potrebbe liquefare ciò che resta della sinistra».
Diciamo la verità, che se lo siano meritato con i loro complessi di superiorità, con le semplificazioni moralistiche, con l'eterna pretesa di rappresentare «l'Italia migliore», con la demonizzazione dell'avversario, con le mitologie della democrazia partecipativa. Non è tutto ciò che esprime Grillo? Proprio colui che ora temono come l'orco che può divorarli, anche se l'hanno evocato proprio loro.
Chi fallisce in pochi mesi dopo aver promesso - e convinto il proprio elettorato - di poter cambiare tutto e subito non può illudersi di non essere chiamato a risponderne. Può assicurarsi la maggioranza in Senato, può evitare la rottura con Rifondazione, può costruire una solida rete di potere, ma alla fine c'è sempre qualche figlio, legittimo o illegittimo che sia, capace di rompere i giochi e di proporre insieme un rifiuto ed un'alternativa. Grillo lo ha fatto con un'accelerazione impressionante e passando in pochi giorni da una manifestazione di piazza all'annuncio della costituzione di una forza politica che si può definire «asimmetrica», perché le sue vittime non sono nelle condizioni di reagire ai toni, ai contenuti, alle forme dell'offensiva che subiscono.
Quel che stupisce è proprio l'incapacità di reagire. Se si esclude un ruggito di Massimo D'Alema, c'è solo l'immagine di una resa. Non vengono contrapposti una cultura, un progetto, un disegno, né argomenti. Fassino ieri è stato capace solo di rivendicare «una politica pulita», davvero un po' poco. Questa disparità diventa sempre più forte con il passar dei giorni e c'è da prevedere che si accentuerà ora che è apparso lo spauracchio di liste che contenderanno i voti alla sinistra ufficiale, esprimendo un antagonismo umorale che può incontrarsi con le altre forme di antagonismo.
Ci sarà un inseguimento del grillismo? Per ora solo Antonio Di Pietro esalta «la ventata di novità». È intuitiva la sintonia dell'ex pm di Mani pulite con questa rottura di ogni barriera. Ma per cercare una risposta forse bisogna porsi in via preliminare un'altra domanda: non c'è in questo V-partito (perché è un partito anche se il suo fondatore vuole cancellarne la parola stessa) la sintesi degli umori, delle pulsioni, delle culture, delle semplificazioni della storia della sinistra degli ultimi quindici anni?