Neonati con Tbc, i genitori vogliono 1 milione

Ora si comincia a parlare di soldi. Molti soldi. Prima la preoccupazione di tanti genitori, poi l’indignazione collettiva, adesso la richiesta di risarcimento milionaria che fa tremare i polsi ai responsabili del Gemelli di Roma. Una coppia, un fabbro di 63 anni e una casalinga 43enne, ha chiesto un milione di euro per danno biologico ed esistenziale all’ospedale: i loro gemelli, nati nel nosocomio della capitale, hanno contratto la tbc. «È un fatto gravissimo e senza precedenti -sostengono i legali dei due genitori - perché per i coniugi la disgrazia è stata doppia come è stata doppia la gioia al momento della nascita dei due gemellini». Ovviamente siamo solo alle prime battute di una delicata storia giudiziaria, ma se altri genitori seguissero questa strada (gli infettati sono circa 130) l’ospedale potrebbe chiudere per bancarotta.
La Tbc, dunque, continua a far parlare di sè anche se si pensava fosse una malattia «archiviata». Ora invece, dopo il contagio di massa dei neonati, torna la paura e il ministero scrive norme ferree per chi lavora alla neonatologia per evitare altre storiacce come quella dell’infermiera infetta e mai controllata. A giorni uscirà una nuova circolare che in sostanza estenderà le regole previste per i reparti a rischio a tutti coloro che si occupano di neonati e riguarderà tutto il personale sanitario, infermieri e medici. Mascherine, stretta sorveglianza sanitaria, test per tutti. La vaccinazione obbligatoria contro la tbc sembra invece esclusa: sugli adulti non funziona granché. Come sa bene anche il ministro della Salute Ferruccio Fazio pure lui positivo al test.
«Sono positivo e me lo aspettavo – ha dichiarato facendo outing– Sono medico e da anni frequento gli ospedali dove è facile prendere il batterio. Faccio parte del 12% di italiani positivi ma non malati». E In effetti molti non sanno di essere positivi al micidiale bacillo che dorme nell’organismo e probabilmente non si sveglierà tutta la vita. Le infezioni latenti riguardano, dice l’Oms, il 12% della popolazione. Ma questa è una stima fatta nel lontano 2004. Attualmente la forbice si è allargata e può sfiorare anche il 20%. In pratica, due italiani su dieci, potrebbero essere positivi al test della Tbc. Come il ministro Fazio. Ma essere positivi non significa essere ammalati. Le persone con infezione tubercolare latente non presentano sintomi e non possono trasmettere la tbc agli altri. E nove su dieci non svilupperanno mai la malattia. Dunque non si devono curare.
Lo conferma anche Fabrizio Pregliasco, virologo e infettivologo dell’università degli Studi di Milano. «La positività non è una malattia è solo un segno che in particolari condizioni, come ad esempio un livello di difese immunitarie troppo basso, può in qualche modo essere elemento di scatenamento della malattia. Ma con una probabilità pari al 10% nel corso della vita». Insomma, a parte rare eccezioni, il bacillo rimane inattivo per tutta la vita anche se bisogna fare attenzione a sintomi persistenti come tosse, febbriciattola, perdita di peso. In questo caso, meglio farsi un controllo ed evitare che la Tbc si scambi per semplice influenza. Ma chi sono quei positivi che si ammalano? Spesso immunodepressi, anziani oppure malati sottoposti a trapianti. In generale comunque, si contano pochi casi di malattia. In Italia, come in molti altri paesi industrializzati, infatti, la tubercolosi è una patologia relativamente rara e si contano circa 4200 casi all’anno, 7 ogni 100 mila abitanti.