Nessuno lo conosce bene, altrimenti...

Dal momento che ci sono diverse destre, ci sono anche diversi motivi per cui Obama riscuote consensi anche da quella parte. Per quanto riguarda l’America, la conversione di numerosi personaggi legati alle amministrazioni Reagan e Bush è dovuta in alcuni casi a una presa di distanza da McCain (uomo poco amato dall’establishment repubblicano) e dalla sua vice Sarah Palin, in altri alla delusione per l’operato di Bush, in altri ancora alla speranza che il candidato democratico porti a Washington quel cambiamento che promette e di cui il Paese ha bisogno.

Sebbene McCain abbia cercato di dipingerlo come un pericoloso socialista, questi ultimi vedono in Obama un uomo della nuova generazione in grado di interpretare meglio i bisogni di un’America della recessione. Per quanto riguarda l’Europa, e in particolare l’Italia, ho l’impressione che siamo di fronte a un’infatuazione collettiva, dovuta all’indubbio fascino di un personaggio venuto dal nulla - per giunta con l’handicap del colore della pelle - che si appresta a diventare l’uomo più potente del mondo. Dubito che molti politici europei abbiano avuto tempo e modo di confrontare i programmi dei due candidati e - vista anche la diversità tra i due sistemi - sono certo che il parallelo tra il decreto Gelmini e i piani del senatore afroamericano per la scuola sia alquanto fantasioso.

Ma l’America essendo l’America, cioè un Paese con il baricentro politico spostato molto più a destra delle grandi nazioni europee, è anche fisiologico che il candidato della loro sinistra abbia idee e interpreti ideali che in Europa appartengono allo schieramento opposto. Personalmente, avendo letto i libri di Obama e sentito alcuni dei suoi (bellissimi) discorsi e notato anche le sue reticenze e contraddizioni, continuo a pensare che la sua presidenza sarebbe un po’ un salto nel buio per il mondo; e, confesso, l’idea che l’inquilino della Casa Bianca per i prossimi quattro anni faccia di nome Barack Hussein Obama mi dà una vaga inquietudine.