Niente certificati, tutti malati a scuola

La Regione cancella l’obbligo dei certificati medici per il rientro a scuola dopo la malattia, e tra le insegnanti e i genitori si diffonde l’apprensione: «Come faremo adesso a sapere che i bambini che ritornano dopo febbre o infezioni sono realmente ristabiliti? - si chiede Tiziana Notarnicola, insegnante elementare alla Brignole Sale, di Albaro -. Su quali certezze possiamo basarci per la tutela di scolari e insegnanti?». Senza certificati medici obbligatori resta il buon senso di mamme e papà. E forse non in tutti i casi è sufficiente. «Lottiamo tutti i giorni con famiglie che mandano a scuola i bambini con la febbre, nasi gocciolanti, tosse - continua l’insegnante -, se non ci sono nonni o tate di fortuna la scuola resta l’unica baby-sitter di sempre. Eppure è chiaro che se arriva in una classe un bambino con la febbre il contagio è fin troppo facile e dopo poco molti altri saranno ammalati».
L’obiettivo della Regione era quello di ridurre la burocrazia: il 28 dicembre del 2006 con una delibera di giunta di fatto è stata cancellata anche la figura tradizionale del medico scolastico. «Non vorrei farla tragica, ma se venisse a scuola un bambino con la tubercolosi e fosse ancora contagioso? - continua la maestra, che si fa portavoce di una preoccupazione davvero diffusa -. Per non parlare di pidocchi: adesso chi li ha è autorizzato a spargerli dappertutto senza che nessuno poi venga a disinfettare, visto che viene anche eliminato l’obbligo di periodiche disinfestazioni degli ambienti scolastici».
Ma non tutti la pensano così. Per esempio i pediatri di famiglia non giudicano così negativamente la manovra regionale. Anche se chiedono certezze. «Fino ad oggi era necessario produrre il certificato medico per riportare a scuola un bambino che fosse stato a casa per più di cinque giorni - spiega Alberto Ferrando, presidente dell’associazione pediatri extraospedalieri -: ciò era un onere soltanto per le famiglie più attente, quelle che effettivamente aspettano che il piccolo si sia ristabilito. Ma ci sono una serie di situazioni diverse che anche ieri sfuggivano al controllo dei pediatri, per esempio i casi di scolari mandati a scuola anche malati, che venivano fatti restare a casa solo uno o due giorni al massimo. Per questi casi i certificati medici non servivano neanche prima».
Eliminati inoltre i certificati di vaccinazione per l’iscrizione a scuola. «Il problema non esiste per chi comunque i vaccini li ha fatti - continua Ferrando - semmai per gli altri. E comunque esiste la normativa Bindi-Berlinguer che consentiva anche ai bambini non vaccinati di frequentare la scuola, perché il diritto allo studio è stato considerato superiore alla scelta di non vaccinarsi. Potrebbe tuttavia accadere che aumenti in questo modo il numero di famiglie che sceglie di non vaccinare i figli, visto che non verranno mai chiesti i certificati».
Ma un problema viene riconosciuto da tutti. «La scomparsa del medico scolastico non sarà senza conseguenze», dicono tanto Ferrando quanto la maestra. E quest’ultima aggiunge: «Il nostro medico era una figura di famiglia dove insegno - racconta -, con la sua alta professionalità ha saputo negli anni affrontare con insegnenti e genitori degli alunni temi medici e psicologici più delicati e più difficili, usando sempre un linguaggio adatto a ogni referente. Ora è destinata a sparire: non averla più fisicamente a scuola sarà una mancanza grave e grande».
Anche perché, continua Ferrando «è spesso un medico ad accorgersi di problemi del bambino e a saper cercare le soluzioni adatte per ciascuno». Anche per affrontare in tempo utile problematiche che, se trascurate, potrebbero diventare irrisolvibili.