«Niente scuola? Bisogna punire i genitori»

da Roma

Non uno di meno. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini è determinata a garantire l’istruzione a tutti, proprio tutti, i bambini rom. La scolarizzazione dei minori appartenenti ai gruppi sparsi lungo il territorio italiano è una battaglia che si combatte da anni ma per ora con scarsi risultati.
Ministro, come pensa di riuscirci?

«Oggi le sanzioni per i genitori che non rispettano l’obbligo scolastico per i propri figli sono assolutamente ridicole. Penso che occorra dare un segnale forte in questa direzione inasprendo tali sanzioni, non limitandole a quella che è in pratica soltanto una piccola multa. Non possiamo cedere all’indifferenza. Non voglio più lasciare soli questi bambini che di fatto vivono in uno stato di abbandono».

Quanti sono i piccoli da riportare nelle aule scolastiche accanto ai loro coetanei italiani e stranieri?

«Al momento abbiamo 12.000 bambini rom iscritti regolarmente a scuola. Anche tra questi poi saranno molti quelli che non frequentano regolarmente le lezioni. A noi risulta la presenza di 35.000 minori. Dunque sono almeno 23.000 i minori rom che ogni giorno mancano all’appello delle maestre. Il 66 per cento. Decisamente troppi».

La proposta di prendere le impronte anche ai minori rom avanzata dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha suscitato reazioni molto dure. Qualcuno ha evocato lo spettro del nazismo e della discriminazione razziale.

«Purtroppo l’identificazione con una semplice fotografia sul documento in effetti non è sufficiente. Spesso i genitori disconoscono i propri figli, cambiano loro identità. Il riconoscimento attraverso le impronte digitali serve a garantire i minori non certo a discriminarli. E per la verità trovo offensivo pensare che il governo voglia intraprendere azioni tanto forti come quella di prendere le impronte digitali per volontà di discriminazione».

Anche da una parte del mondo cattolico sono arrivate critiche molto forti.

«Uno Stato non può dirsi cattolico o attento se non vede che la maggior parte dei bambini rom invece di andare a scuola viene costretta in strada all’accattonaggio. A questi bambini viene quotidianamente rubata l’infanzia. Bene invece noi vogliamo restituire l’infanzia ai bambini rom che ne hanno diritto come tutti gli altri. Non possiamo continuare a chiudere gli occhi».

I pulmini che, ad esempio, il comune di Roma manda a proprie spese per prelevare i bambini rom e portarli a scuola di solito tornano dai campi praticamente vuoti...

«Oltre all’inasprimento delle sanzioni ci sono varie ipotesi al vaglio. Intendo chiedere al ministro Maroni di valutare l’opportunità di affidare alle forze dell’ordine il presidio dei campi rom la mattina per verificare che i bambini vengano mandati a scuola».

Non si rischia così di rendere ancora più diffidenti questi gruppi già isolati?

Il presupposto dell’integrazione è la conoscenza della nostra lingua e anche delle nostre leggi, della nostra storia. La scuola è una grande opportunità che noi abbiamo il dovere di offrire a tutti. Si tratta certo di contemperare queste esigenze con il rispetto dell’identità e della cultura e con il concetto di libertà».

Che cosa ne pensa della proposta di Gabriella Giammanco, Pdl, per un ritorno del tradizionale grembiule nelle aule?

«Le priorità della scuola sono altre ma ovviamente anche questa è una ipotesi da prendere in considerazione, sempre nel rispetto dell’autonomia degli istituti. Non si tratta soltanto di un fatto di ordine ma anche di uguaglianza sociale tra ragazzi fin dalla più giovane età. Dare pari condizioni di partenza può essere una proposta interessante».