No, aiutò la Chiesa a comprendere il mondo che cambia

Dalla nuova lettura dei Vangeli all’attenzione verso il Terzo Mondo, pose ai credenti molte questioni poi fatte proprie dal Concilio Vaticano II

Oggi anche la Chiesa cattolica applica il metodo critico-filologico ai sacri testi: cioè riconosce che Antico e Nuovo testamento sono - anche - un prodotto culturale umano, che deve essere studiato e interpretato alla luce delle conoscenze scientifiche e storiografiche. Appena un secolo fa, la situazione era molto diversa. Il Vaticano aveva dovuto ammettere, da secoli, che non è il sole a girare intorno alla terra, ma non riconosceva quasi nient’altro alla ricerca scientifica che, anzi, veniva considerata come un attacco alla fede e alla Chiesa stessa.
Contro ogni logica, venivano respinte a priori tutte le ipotesi evoluzioniste, razionaliste, illuministe provenienti dal mondo laico, contro le quali però la Chiesa non poteva intervenire. Invece poteva farlo - e lo fece, nel modo più duro - quando anche alcuni studiosi appartenenti al clero cominciarono a applicare il metodo critico-filologico.
Sul finire dell’Ottocento il sacerdote francese Alfred Loisy, considerato il padre del modernismo, aveva pubblicato degli studi che dimostravano l’influenza delle religioni del vicino Oriente sul cristianesimo, che i primi cinque libri della Bibbia non erano stati scritti da Mosè, e che esiste uno sviluppo storico del concetto di Dio. Idee oggi tutte accettate dalla Chiesa, ma all’epoca Loisy venne prima allontanato dall’insegnamento, poi scomunicato.
Sorte ancora peggiore toccò a Ernesto Buonaiuti, sacerdote piissimo, contro il quale, in pieno Novecento, fu applicata addirittura la scomunica «vitando», per la quale un buon cattolico non avrebbe dovuto neppure porgergli un bicchiere d’acqua, anche nel caso stesse per morire di sete. Uno dei motivi di orgoglio della mia vita è di averlo ricordato con un libro, mentre la Chiesa continua a condannarne persino la memoria.
Il modernismo italiano faceva particolarmente paura al Vaticano, per ovvi motivi e perché, più che all’estero, aveva contenuti sociali di ritorno alle origini del cristianesimo e di maggiore democrazia nella Chiesa, intesa come comunità di credenti e non soltanto come gerarchia. In pratica, il modernismo proponeva tesi che sarebbero state fatte proprie dal Concilio Vaticano II, all’inizio degli anni Sessanta, compresa una lettura «modernista» dei Vangeli, l’adattamento del messaggio cristiano alle mutevoli forme della cultura senza per questo snaturarsi, il passaggio dal concetto di «guerra giusta» a quello di costruzione della pace, l’idea che la Chiesa deve servire tutta l’umanità e non solo i battezzati, i rapporti fra scienza e fede, l’attenzione al Terzo Mondo, la sessualità meno vincolata al peccato. Anche il riconoscimento delle colpe e degli errori storici della Chiesa, attuato da Giovanni Paolo II, trova origine nel modernismo.
Nel 1907, però, Pio X reagì con l’enciclica Pascendi Dominici gregis, il testo ecclesiale più oscurantista dell’epoca moderna, insieme al Sillabo di Pio IX. Buonaiuti la definì, a ragione, «la più mostruosa violazione della libertà di coscienza, della libertà della cultura, della libertà di parola nella cultura contemporanea». Per l’enciclica, il modernismo era la «sintesi di tutte le eresie», e Pio X vi rivolgeva anche un appello al clero: «Sia questo il vostro primo dovere di resistenza a questi uomini superbi, occuparli negli uffici più umili ed oscuri, affinché sieno tanto più depressi quanto più essi s’inalberano, e, posti in basso, abbiano minor campo di nuocere».
La persecuzione fu spietata, con metodi da Inquisizione, roghi e torture a parte: fu organizzato, ufficialmente, un vero sistema delatorio e spionistico cui erano preposti i vescovi, come ordinato dalla Pascendi. I gesuiti guidarono la repressione conformandosi al motto «sunt diffamandi», devono essere diffamati. Il modernismo venne messo a tacere in poco tempo, ma continuò a agire nella Chiesa come un fiume sotterraneo, e a dare al cattolicesimo quella linfa che decenni dopo lo avrebbe trasformato fino a farlo diventare come lo conosciamo oggi.
I danni provocati dalla Pascendi però furono enormi, e non soltanto nei riguardi della Chiesa e dei cattolici. C’è da credere, per esempio, che il clero e il mondo cattolico avrebbero reagito in modo assai diverso al fascismo se - secondo le indicazioni moderniste - fossero stati più aperti alla democrazia, alla discussione, al sentire moderno. La Pascendi è la dimostrazione che sbaglia chi crede che certe faccende siano interne alla Chiesa e non riguardino la società civile.
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