«No all’azionariato popolare»

Il caso di Ravenna è incredibile, ma questa volta non è complotto

Credo che di fronte a tanta evidenza ogni commento sia superfluo. Non c’è Carraro o complotto di sorta, l’approssimazione e la casualità sono ancora presenti nell’azione della dirigenza rossoblu. Queste non sono parole, sono ormai fatti consolidati. Troppe sono le «Prime volte» che questa dirigenza ci sta facendo vivere in presa diretta. Quanto è accaduto a Ravenna ha dell’incredibile. La società Genoa Calcio naviga a vista e non perde occasione per distinguersi e per piangere la sfortuna che perseguita l’amato Grifone. Viviamo tempi in cui la serietà e la capacità di una società di calcio si misura prima dall’efficienza della struttura societaria e poi dai risultati del campo.
A proposito del futuro della struttura societaria uno degli argomenti che in questi giorni sta scaldando i cuori di noi tifosi rossoblu, oltre a quelli più squisitamente tecnici, è di quelli che nel calcio di oggi appaiono tra i più intriganti.
Sembra che l’avvocato D’Angelo ed il Professor Carbone stiano studiando la possibilità di una nuova struttura societaria che dovrebbe consentire al tifoso genoano di diventare proprietario della Sua società di calcio.
Che detto in una parola significa azionariato popolare per il vecchio Grifone.
Allo stato delle cose e vista e considerata l’attuale posizione della società rossoblu, sarebbe forse più probabile la costruzione di un tunnel sotterraneo nel porto di Genova che non quella di arrivare con successo al tifoso azionista del Genoa 1893.
Dico questo perché i rischi che si intravedono all’orizzonte sono molti e di problematica soluzione.
Al riguardo direi che dati i fatti, lo spirito e la particolare situazione ambientale per il Genoa dovrebbe essere l’ultima delle soluzioni allo studio per una ristrutturazione societaria.
Guardiamoci in faccia e smettiamola di fingere di fronte alla realtà, dato il modo quasi fideistico di concepire il tifo del nostro popolo, il grande rischio che si corre è quello che l’azionariato popolare si trasformi ben presto in un partito politico (vero e proprio o di supporto a….).
In buona sostanza, il tifoso azionista avrebbe tutte le potenzialità per diventare nel tempo (a mio dire anche breve) una tessera di partito e quindi facilmente manipolabile a seconda degli eventi in un senso o in nell’altro.
Lo si vede oggi, in questa incredibile esperienza con Preziosi. Se le elezioni politiche si tenessero ad ottobre e Preziosi si candidasse andrebbe come un fulmine in Parlamento…!
Gli oltre 15.000 abbonamenti sono un «testimonial» di grande spessore e peso nella vita della città di cui non si può non tenerne conto. Prova ne sia che le sirene in questa direzione già oggi sono innumerevoli. Massima attenzione all’evolversi della situazione societaria del Genoa.
Il calcio è un boccone troppo ghiotto per passare inosservato e poi manco a dirlo con oltre 15.000 abbonati in Serie C1!