Nobel, il "mercante di morte" diventato filantropo

Il 27 novembre 1895 l'inventore della dinamite lasciò il suo patrimonio per l'istituzione del famoso premio. La scelta dopo un articolo che lo accusava di essersi arricchito "trovando il modo di uccidere il maggior numero di persone"

Nel marzo 1888 un giornale francese annunciò con toni assai poco lusinghieri la morte di Alfred Nobel, inventore della dinamite. Il titolo dell'articolo «Le marchand de la mort est mort», «Il mercante di morte è morto». In realtà Alfred Nobel era vivo e vegeto, a passare a miglior vita infatti era stato in fratello Ludvig. Ma tanto bastò per farlo entrare in una profonda crisi. «Come sarò ricordato?» continuò a chiedersi negli anni a venire, fino a quando il 27 novembre 1895 redasse il suo famoso testamento con cui lasciava ogni sostanza a una fondazione affinché venisse costituito un premio destinato «a coloro che più...abbiano contribuito al benessere dell'umanità». Nasceva così il «Nobel» che nel 1901 assegnò i primi riconoscimenti per Pace, Letteratura, Medicina, Fisica e Chimica. A cui nel 1969 si aggiunse quello per l'Economia, istituito dalla Banca Centrale di Svezia.
Nato a Stoccolma il 21 ottobre 1833 da una ricca famiglia di industriali svedesi, aveva, per così dire, la «scienza nel sangue». Olaus Rudbeck, suo antenato vissuto nel Seicento, fu professore di medicina e Rettore all'Università di Uppsala. Il padre Immanuel nel 1838 si trasferì in Russia dopo disegnò motori a vapore per navi, installò il primo impianto di riscaldamento centralizzato, perfezionò il sistema delle mine esplosive subacquee. Su questa scia si mosse il figlio Alfred che a soli 17 anni andò a Parigi per incontrare lo scienziato Théophile-Jules Pelouze e scambiarsi alcune conoscenze scientifiche sulla nitroglicerina, scoperta dall'italiano Ascanio Sombrero. I suoi studi portarono poi all'invenzione della dinamite con la quale divenne immensamente ricco. Nel 1875 acquistò la noto fabbrica d'armi svedese Bofors, che ancor oggi produce cannoni navali e terrestri.
Nel marzo del 1888 moriva il fratello Ludvig Immanuel ma, per un banale errore, ai giornali arrivò la notizia del decesso dello stesso Alfred. «Il mercante di morte è morto» titolò il giornale francese, il pezzo si apriva con: «Alfred Nobel, che divenne ricco trovando il modo di uccidere il maggior numero di persone nel modo più veloce possibile, è morto ieri». La lettura dell'articolo gettò Nobel in un cupo sconforto. E il pensiero di come sarebbe stato ricordato lo tormentò negli anni successivi. Fino a quando il 27 novembre 1895 redasse il famoso testamento, considerando che era scapolo e senza figli. «Io, Alfred Bernhard Nobel, dichiaro qui, dopo attenta riflessione, che queste sono le mie Ultime Volontà riguardo al patrimonio che lascerò alla mia morte» con cui istituire un premio da destinare a «coloro che...più abbiano contribuito al benessere dell'umanità» nel campo della Letteratura, Medicina, Fisica, Chimica. Ma soprattutto «alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l'abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l'incremento di congressi per la pace». Precisò anche che «È mio espresso desiderio che non si tenga nessun conto della nazionalità dei candidati».
Alfred Nobel morì il 10 dicembre 1896, ucciso da un'emorragia cerebrale mentre si trovava nella sua villa in Corso Cavallotti 116 a Sanremo. E cinque anni dopo già venivano assegnati i primi riconoscimenti: per la Letteratura al francese Sully Prudhomme, per la Medicina al tedesco Emil Adolf von Behring, per la Fisica al suo connazionale Wilhelm Conrad Röntgen, per la Chimica all'olandese Jacobus Henricus van't Hoff. Mentre per la Pace furono premiati lo svizzero Jean Henri Dunant, fondatore della Croce Rossa e ideatore delle convenzioni di Ginevra per i diritti umani, e il francese Frederic Passy, Fondatore e presidente della prima società per la pace Società d'arbitraggio tra le Nazioni. Nel 1969 vinsero il premio per l'economia, appena istituito dalla Banca Centrale svedese, il norvegese Ragnar Frisch e l'olandese Jan Tinbergen.
Venti gli italiani a cui è andato il prestigioso riconoscimento: Giulio Natta, 1963, per la Chimica; Franco Modigliani, 1985 per l'economia; Guglielmo Marconi, 1909, Enrico Fermi, 1938, Emilio Segrè, 1959, Carlo Rubbia, 1984, e Riccardo Giacconi, 2002, per la fisica; Giosuè Carducci, 1906, Grazia Deledda, 1926, Luigi Pirandello, 1934, Salvatore Quasimodo, 1959, Eugenio Montale, 1975, e Dario Fo, 1997, per la letteratura; Camillo Golgi, 1906, Daniel Bovet, 1957, Salvatore Luria, 1969, Renato Dulbecco, 1975, Rita Levi-Montalcini, 1986, Mario Capecchi, 2007, per la fisiologia e la medicina, e infine Ernesto Teodoro Moneta, 1907, per la pace.
Il testamento sembra dunque aver ottenuto il suo scopo, tutti al mondo sanno cos'è il «Premio Nobel», anzi il «Nobel» tout court. Quasi nessuno invece che quel nome è legato a un uomo divenuto ricco «trovando il modo di uccidere il maggior numero di persone, nel modo più veloce possibile». L'articolo, frutto di una notizia sbagliata, aveva dunque raggiunto il suo scopo: Alfred Nobel da oltre un secolo viene ricordato come filantropo e non come «mercante di morte».