«A noi bollette da record e loro per una festa spendono 100mila euro»

Scalpore per il mega evento a champagne e cotillon organizzato per i 6mila dipendenti di Hera

da Bologna

La festa di compleanno per i suoi primi 5 anni di vita alla fine è scivolata via tra specialità romagnole, una battuta di Teo Teocoli, un concerto degli Stadio e un’apparizione della bella soubrette Adriana Volpe. Impossibile, però, sapere quanto ha speso la multiutility Hera Spa per la kermesse organizzata martedì scorso al PalaForlì, invitati i suoi seimila dipendenti. Il colosso, nato nel 2002 dalla fusione di 12 aziende di servizi pubblici (gas, rifiuti) e partecipata da decine di Comuni e Province emiliano-romagnoli (tra cui Bologna, Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena, Ferrara, Modena e Imola), quotato in Borsa nel 2003, non ha comunicato la spesa sostenuta per il party, nonostante la campagna di stampa scatenata dalla Voce di Romagna. E la presa di posizione dell’Adoc, associazione di consumatori forte di 70mila iscritti: «Potevano risparmiarselo - ha denunciato il presidente della sezione di Forlì, Enzo Romeo Camanzi -. La ricorrenza alla fine peserà sulle tasche degli utenti». Il pensiero dei consumatori è semplice: loro festeggiano, noi paghiamo e pagheremo fior di bollette. E proprio in una fase in cui sono annunciati rincari per il 2008. «Si parla tanto di costi della politica e della burocrazia - continua Camanzi -. Credo che i soldi potessero essere usati con più raziocinio evitando sprechi. Era meglio una iniziativa favorevole ai cittadini. Dovrebbero avere maggiore attenzione per i consumatori».
Ma quale cifra? Secondo i calcoli del quotidiano romagnolo, che ha accusato la società di non avere fornito indicazioni chiare, la spesa sostenuta si aggira sui 100mila euro tra i cachet di Teocoli, della Volpe e degli Stadio, il catering, i 21 pullman per trasportare i dipendenti, l’affitto del PalaForlì, varie ed eventuali. Del resto, pur essendo a partecipazione pubblica (il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, è il presidente del patto di sindacato che controlla il 58% del capitale della società), Hera è una società per azioni collocata a Piazza Affari e non ha gli stessi obblighi di trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Non può essere costretta a rendere note questo tipo di spese se non vuole. E dire che proprio qualche giorno fa il gruppo ha vinto l’Oscar di Bilancio 2007: un riconoscimento, organizzato dalla Federazione relazioni pubbliche italiana, che premia le aziende distintesi per trasparenza, tempestività e qualità dell’informazione in tema, appunto, di bilancio.
Certo è che economicamente il gruppo è in buona salute, con una politica dei dividendi che prevede una crescita pari al 15% medio annuo, come annunciato nel Piano industriale 2006-2009. E di cui sono beneficiari anche gli enti locali del patto di sindacato. «Dal 2002 - si legge nel sito - Hera ha raddoppiato il proprio margine operativo lordo e per il 2009 ha previsto nel proprio Piano industriale un ulteriore raddoppio». Infine, sul futuro di Hera si gioca una partita politica che vede coinvolti da un lato il sindaco di Bologna Cofferati, favorevole alla fusione con la cugina romana Acea del sindaco (e leader del Pd) Walter Veltroni; dall’altro i sindaci romagnoli (hanno in mano il 21% del capitale), più propensi a sposare la multiutility piemontese Iride del primo cittadino torinese Sergio Chiamparino. Un braccio di ferro che va avanti da mesi e si consuma negli equilibri politico-economici vicini al Pd. Alla guida di Hera, molti manager di area prodiana: dal presidente Tomaso Tommasi di Vignano, già alla guida di Telecom alla fine degli anni '90, a Pier Luigi Celli, ex direttore generale Rai dal 1998 al 2001, a Luciano Sita, numero uno della Granarolo, fiore all’occhiello della galassia delle coop rosse. Hera è finita diverse volte al centro di polemiche sui costi della politica per gli alti compensi di dirigenti e consiglieri di amministrazione. Il presidente Tommasi di Vignano guadagna 300mila euro l’anno; l’amministratore delegato Maurizio Chiarini 302mila, più 75mila di indennità di risultato. Gli emolumenti per i consiglieri, invece, vanno da 32mila ai 120mila del vicepresidente Giorgio Razzoli.