«Noi prof sappiamo ancora insegnare»

(...) Tutti lavoriamo da anni nella scuola ed abbiamo, per la grande maggioranza, figli studenti; viviamo quindi la realtà scolastica sia come lavoratori che come utenti. Non saremo perciò noi a tessere le lodi di un'istituzione che oggettivamente ha bisogno di evolversi ed ha troppe incongruenze al suo interno.
Vorremmo però sottolineare alcuni aspetti spesso sconosciuti a chi non appartiene al mondo della scuola. Noi siamo vittime, come i nostri alunni e le loro famiglie, di una serie infinita di leggi e circolari ministeriali nate da una classe politica che ha dimostrato da sempre l'incapacità di progettare una scuola efficiente e funzionale, mettendo avanti gli interessi dei partiti che di volta in volta si sono avvicendati. Siamo la categoria di insegnanti che ha subito più riforme scolastiche, abbiamo speso ore in riunioni (non retribuite) per cercare di capire il senso di circolari ministeriali improponibili e ostiche che ci hanno obbligato a cambiare le programmazioni, le valutazioni, i contenuti dei nostri interventi educativi con scadenza pressoché annuale. Lottiamo quotidianamente con le leggi del consumismo che disabituano i giovani all'interesse per lo studio, alla concentrazione, all'impegno e al desiderio di raggiungere dei risultati con la fatica. In questa realtà noi comunque cerchiamo di salvaguardare il diritto allo studio dei nostri ragazzi, la loro serenità, consapevoli della delicatezza dell'età evolutiva alla quale essi appartengono.
Attiviamo corsi di recupero per gli alunni in difficoltà e di potenziamento per quelli che vogliono affrontare studi superiori impegnativi. Organizziamo laboratori pomeridiani per offrire nuovi stimoli e garantire un appoggio a quelle famiglie che chiedono alla scuola di vegliare sui loro figli per più ore al giorno.
Manteniamo i contatti con le istituzioni culturali e sollecitiamo gli interventi dei servizi sociali quando le famiglie ci chiedono un ulteriore aiuto.
Vorremmo che la stampa avesse più rispetto del nostro lavoro perché «cercare la notizia» gettando discredito sulla scuola è sintomo di un concetto distorto dell'informazione e può solo portare ad una ancor più grave destabilizzazione di una società già molto provata.