Non dimentichiamo gli aspiranti fascisti

Egregio direttore, qualche considerazione su quanto scrive il segretario regionale di Alleanza Monarchica in merito alla «Giornata del Riscatto» recentemente istituita dal consiglio regionale. Chiamare «trasferimento da Roma a Pescara» la fuga del Re e del Governo appare chiaramente una forzatura della verità storica. È vero che Pescara, come fa rilevare l’avvocato Forino, è in Italia, ma anche Porta San Paolo (Roma) è in Italia ed è più facilmente raggiungibile: basta attraversare la strada...! A Porta San Paolo, però, stavano morendo i Granatieri di sardegna, ligi agli ordini del Maresciallo Badoglio, trasmessi via radio ma preventivamente e prudentemente incisi su un disco. Meglio correre a Pescara, Italia.
L’avvocato Forino afferma inoltre che grazie al Regno del Sud gli italiani non furono ritenuti responsabili delle stragi del ’43/’45 e che il primo atto del Governo Badoglio fu l’abolizione delle leggi razziali; dimentica però di precisare che quelle leggi erano state firmate dal Re...! Per quanto si riferisce alla Rsi «Stato fantoccio dei nazisti», ho l’impressione che l’avvocato non abbia mai sentito parlare dell’Amgot (Governo militare alleato) al quale dovevano essere sottoposti tutti gli atti del Governo reale, anche quelli puramente amministrativi, per la necessaria approvazione. Altro particolare di non poco rilievo: la «am-lire» (moneta di occupazione emessa dagli alleati, intesi come inglesi, francesi, polacchi etc, non l’Italia, ovviamente, che era soltanto «cobelligerante»), continuò a circolare anche dopo la fine della guerra; il marco tedesco di occupazione, emesso dopo l’8 settembre, sparì dalla circolazione non appena costituita la Rsi.
Unicamente a titolo informativo, rendo noto all’avvocato Forino, per quanto attiene la liberazione dai tedeschi, che trattative per la resa dell’armata tedesca in Italia erano in corso in Svizzera, tra il generale Wolf e gli Ango-americani, ben prima del 25 aprile. Veniamo a re Leopoldo del Belgio: l’avvocato Forino scrive che il sovrano, per il fatto di non aver voluto lasciare la capitale prima dell’arrivo del nemico, alla fine del conflitto fu costretto ad abdicare in favore del figlio Baldovino. Ma non è accaduta la stessa cosa con Vittorio Emanuele III, che invece abbandonò Roma in tutta fretta? L’unica differenza sta nel fatto che Leopoldo si comportò da Re, rifiutando di abbandonare i suoi sudditi e condividendone la sorte.
Esaminiamo adesso la «Giornata del Riscatto». La decisione del presidente Burlando mi sembra legittima, considerato il fatto che qualche tempo fa il presidente Ciampi, sempre elogiato da An che ne ha ipotizzato anche la rielezione, ha dichiarato che l’8 settembre è una data fausta per la rinascita dell’Italia (a questo proposito, poiché Ciampi all’epoca prestava servizio come ufficiale nel Regio Esercito, sarei curioso di sapere come si comportò lui, in quel fausto giorno). Giornata del Riscatto mi sta bene perché ritengo giusto che vengano ricordati ufficialmente tutti gli ex-fascisti che dopo aver fedelmente servito il Regime con gli scritti e con le opere, lautamente remunerati, decisero di «riscattarsi» allorché appariva ormai chiaro che la sorte del Fascismo e di Mussolini era segnata.
Chi volesse documentarsi, potrebbe consultare gli elenchi degli aspiranti Littori Fascisti in calce al libro di Ruggero Zangrandi «Il lungo viaggio attraverso il Fascismo».
Suggerirei perntanto al dottor Plinio, anziché adirarsi, di chiedere ufficialmente alla Giunta Regionale anche l’istituzione del «Giorno della Prudenza», da celebrarsi l’11 giugno di ogni anno, per ricordare gli antifascisti «in pectore» che si guardarono bene dall’iniziare la resistenza il 10 giugno ’40, allorché il Duce, previo consenso del Re, ordinò lo stato di guerra con Inghilterra e Francia. Preferirono, considerato il fatto che in quel momento le armate tedesche dilagavano vittoriosamente in tutta Europa, vedere un «attimino» come sarebbero andate le cose...! Il 25 luglio 1943 li rinfrancò: messo in minoranza da una democratica (!) votazione del Gran Consiglio del Fascismo, Mussolini dovette recarsi dal Re con la lettera di dimissioni in tasca. Era convinto che il sovrano le respingesse: invece, il cugino di collare le accettò con entusiasmo e per buon peso, lo fece impacchettare da Reali Carabinieri... per proteggerlo, disse.
A quel punto gli ardenti antifascisti cominciarono a sollevare timidamente il capo... e continuarono ad alzarlo sempre un po’ di più man mano che le Forze dell’Asse subivano rovesci militari; lo alzarono del tutto l’8 settembre e posero sulle chiome, alcune fattesi canute per l’attesa, l’elmo di Scipio, che piace tanto al presidente Ciampi.
Si convinsero, nel fausto giorno, che la sconfitta della Germania era oramai inevitabile e decisero, finalmente, di riscattarsi. (Qualcuno, per la verità esitava ancora, perché temeva che le armi segrete di Hitler esistessero davvero... ma erano pochi).
Dottor Plinio, perché negar loro la posterità? Lei si chiederà, come faccio io, come si sarebbero comportate queste inimitabili figure di riscattati se per dannata ipotesi Hitler avesse vinto la guerra. Non oso pensarci: in orbace e stivaloni al Sabato Fascista, ordinandoci il «Saluto al Duce»...!