«Non dire a nessuno dove stanno i bambini sennò mi ammazzo»

L’ordine alle figlie: «Su questo telefono non dovete chiamare Siete dei muli»

IL TELEFONO SEGRETO
Pochi giorni dopo la scomparsa dei ragazzi, il padre - Filippo Pappalardi - s’incavola con la convivente quando le figliastre lo chiamano su un telefono segreto. «Gli ho detto qua sopra non dovete chiamare... qua sopra hanno chiamato...uagliò... sono muli...a chi lo dici? Uagliò sono duri... ho detto che su questo telefono non deve chiamare nessuno. Gliel’ho detto, sopra a questo telefono non fate neanche una chiamata sine... boom, e hanno chiamato proprio qua. Uagliò, mannaggia a chi te muert».
«AMORE, NON PARLARE...»
Contro i pericoli e le insidie della polizia Pappalardi metteva in guardia dell’utilizzo del cellulare la convivente Maria Recupero prima ancora che le testimonianze di tre minori (...) riferissero dell’avvistamento dei fratellini in un luogo diverso da quello indicato da Pappalardi. La moglie è appena tornata dall’interrogatorio. MR.: «mi hanno detto ...signora, pensate che i bambini sono morti? Mi sono messa a piangere quando (il pm) ha detto quella parola». FP: «Magari alla Madonna... se succede questa cosa, succede il casino». MR: «io ho detto, so che stanno vivi non morti». FP: «Non tanto, non parlare più al telefono». MP: «A non...». FP: «È me che vogliono acchiappare». MP: «Non parlate più neanche in casa (rivolgendosi alle figlie)».
L’AMICO COMPLICE
In un’intercettazione del 28.8.2006 si apprende dell’ennesimo tentativo di Pappalardi di fornire una ancor più incredibile versione dei fatti di quella sera progettando a tavolino con l’amico Peppino la nuova ricostruzione. «Io la denuncia andai a farla la sera alle undici meno dieci... loro che dicono... arriviamo alle undici e mezza Peppino, si fermano! No, dobbiamo dire, bene bene».
LA SCHEDA SIM FANTASMA
Interrogatorio del 22.5.2007. Filippo Pappalardi, per il pm, falsamente dichiara che quella sera disponeva di una sola scheda sim. Poi, però... PM: «Oltre al 335-7005(...) aveva un’altra scheda?». FP: «Avevo un altro numero, solo quello avevo come numero». PM: «Aveva un altro numero o no?». FP: «Non ce l’avevo». PM: «Aveva un’altra scheda addosso?». FP: Addosso sì, però non ho chiamato». PM: «Aveva un’altra scheda addosso!?». FP: «Non ho chiamato». PM: «Come mai aveva due schede?». FP: «Perché quando mi finivano i soldi, prendevo l’altra. Ce l’avevo a casa». PM: «Ce l’aveva addosso o no?». FP: «Non mi ricordo, proprio in extremis la usavo, ora non so se ce l’avevo a casa o nel camion dell’azienda, non lo so questo particolare (...). Non mi ricordo più questa scheda che numero aveva, non so che fine abbia fatto».
SOLDI ALLA MAMMA
A meno di due giorni dalla scomparsa dei figli - osserva il gip - Pappalardi confida a un suo parente che «stamattina ho fatto portare a mamma 200milioni di lire» perché temeva imminenti controlli, temendo senza motivo di poter assumere la veste di indagato. Interrogato il 22.5.2007 prima non ricorda, poi ridimensiona l’importo, infine ammette di aver esagerato nell’esprimersi».
IL LAPSUS CANI-FIGLI
Tre giorni dopo la scomparsa di Ciccio e Tore un lapsus freudiano sembra incastrare il papà dei fratellini impegnato a portare l’acqua ai cani nel suo terreno, mentre parla al telefono col cognato. «...mo’ devo portà l’acqua ai cani, che è da sab... da domenica che non ci vengo qua, dovessero morire “pure“ i cani qua». Sta di fatto - incalzano gli inquirenti - che utilizzando il “pure“ evidenziava come i suoi cani potessero trovarsi nella condizione di morire di sete, di fatto accostando quella conseguenza letale ad un’analoga già avvenuta. Al pm, Pappalardo si difende così: «Ho detto solo, sto male io. Dovessero morire pure i cani senza acqua».
MORTI NON SCOMPARSI
Altro lapsus interessante quello riferito all’intercettazione ambientale del 18 febbraio quando il papà accosta la scomparsa dei figli alla loro morte: «Il fatto mio che è grosso!... questo è un caso internazionale! Mai successa la morte di due fratelli, eh!». Col pm poi si giustificherà così: «Io non penso niente che sono morti».
TACI SENNÒ MI AMMAZZO
Da pagina 141 dell’ordinanza: Pappalardi accompagna in macchina Maria Ricupero a far visita alla sorella. A un certo punto si discute della pista romena, e Pappalardi esplode: «Non lo dire a nessuno...». MP: «Ancora!!! (rassicurandolo, ndv) ora andiamo prima a Concetta poi a prendere le bambine». FP: «...dove stanno i bambini, non sia mai la Madonna!». MP: «Ma questo è scemo». FP: «Mi uccido!!!». La difesa di Pappalardi al pm è la seguente: «Il non dire a nessuno si riferiva alla lettera che ero indagato che avevo ricevuto a settembre».
IL SOLILOQUIO
«Un mese dopo la scomparsa dei ragazzi, Pappalardi parla da solo in auto mentre si reca in procura. È teso. «In mezzo all’arco stava - dice - proprio il figlio di quello (il bambino che lo avrebbe visto caricare i ragazzi in macchina, ndr), il figlio di quello stava quella sera... sono rimasto da solo». Di lì a poco scoppia anche piangere: «Ragazzi, lasciatemi perdere», quasi che i suoi figli fossero in macchina con lui».
L’ALIBI
La sera della scomparsa («sono andato al bar Roxy a cambiare i soldi») Pappalardi viene smentito dal titolare del locale. Poi anche la signora Mastrolillo che, a suo dire, le avrebbe riferito d’aver visto i figli in una zona lontana dall’ultimo avvistamento dei ragazzi, lo smentisce in un drammatico faccia a faccia intercettato. P: «me lo dicesti tu che il bambino, così che ha visto...». M: «L’ha vista..». P: «Cosa vuoi di più, ti dissi, signora, sono il papà di Ciccio e Salvatore, i bambini sono venuti a suonare per caso oggi? Tu mi hai detto, si sono venuti i bambini». M: «Annè, questo sta malato proprio». P: «Hai detto Ciccio e Salvatore, fuori dal balcone». M: «Madonna mia...Annè, io non ci stavo». P: «Tu hai detto a me che eri uscita sul balcone»: M: «E questo scemo qua, ma se io non ci stavo, io non ci stavo (...) i tuoi figli io neanche li conosco». P: «Seeh... see. Tu l’hai detto a me che li hai visti dal balcone». M: «Io a te?!! Ma vedi questo, io dei bambini non ne so niente, vai a vedere da un’altra parte».
FAREMO UNA BRUTTA FINE
Intercettazioni del giugno 2006 fra la mamma dei bimbi scomparsi e il convivente: «Il grande me lo diceva, mamma noi a Gravina ritorneremo ma una brutta fine faremo. E infatti si sono trovate le parole di Ciccio (...). Quando li trovate fate parlare i bambini di tutti i maltrattamenti che abbiamo avuto e poi vediamo se sono pazza io o il padre. Devono dire tutto, dalla A alla Z. «Ci è stato violentato il figlio mio, ha una condanna di quelle mai viste». E ancora: «Lo dicevano che non volevano stare col papà altrimenti se ne sarebbero andati via... Ciccio diceva che papà ha da pagare i danni che ha fatto, deve pagare il male che mi ha fatto!».