Non solo cani e gatti. L’abbandono è anche «esotico»

Tartarughe africane da cento chili. Iguane che danno colpi di coda come coccodrilli. Boa costrictor e pitoni delle rocce e reali. Legioni di roditori (gerbilli, petauri e - ultimo arrivato - il Degu, una sorta di coniglietto andino) di ogni continente.
D’estate non si abbandonano più soltanto cani e gatti. Con l’arrivo delle vacanze (ma non solo), centinaia di animali esotici (rettili, per lo più) diventano un problema irrisolvibile: non esistono pensioni per loro e alberghi e campeggi non li accettano. Due le alternative possibili: l’abbandono o l’affidamento al Bioparco di Roma: «Ci arrivano centinaia di offerte di animali esotici di ogni tipo - spiega Fulvio Fraticelli, curatore del’ex giardino zoologico -. Ma abbiamo esaurito ogni spazio, anche perché questi animali esotici non sono affatto facili da gestire. E proprio per questo vengono abbandonati». Quest’anno la novità, in fatto di abbandoni, sono due tartarughe africane: la testuggine dagli speroni e quella leopardo, animali improvvisamente diventati di moda in Germania e Olanda anni fa e proposti ora dai grossisti internazionali sul mercato italiano. Si tratta di rettili docili, graziosissimi da giovani, ma a rapidissima crescita e estremamente impegnativi da crescere. «La testuggine dagli speroni - spiega Fraticelli - nel giro di tre anni raddoppia la sua lunghezza per poi arrivare a pesare un quintale e a misurare 70 centimetri. Questa testuggine poi è fortissima e in natura scava buche anche di diversi metri. Anche una stanza di appartamento dedicata solo a lei finisce col non bastare». Anche tenerla in campagna non è una soluzione. Questa tartaruga africana, infatti, necessita di un clima e di un terreno arido. Anche i temporali estivi con gli improvvisi sbalzi di temperatura possono farla ammalare. L’alimentazione, poi, deve essere accurata: niente lattuga e frutta ma erbe il più possibile simili a quelle della fascia centro-africana da cui proviene. Molti proprietari, per quanto affezionati, non riescono più a far fronte ai problemi e le offrono a centinaia al Bioparco che, però, ne ospita già a decine e non ha più spazio. Non poche, probabilmente, finiscono abbandonate nell’ambiente. Scelta illegale e sbagliata dal punto di vista ecologico. E equivalente a una quasi certa condanna a morte. «È difficile che nel Lazio possano sopravvivere. Forse in alcune zone aride di macchia mediterranea con terreno sabbioso, come sul litorale, hanno qualche possibilità di superare l’inverno, anche perché scavano tane molto profonde».
Numerosi e quotidiani, poi, i tentativi di disfarsi di iguane. «Per questi rettili non abbiamo davvero più spazio - spiega Fraticelli -. Sono animali territoriali che si uccidono tra loro, che mordono e graffiano». Proprio questa loro aggressività è all’origine delle centinaia di telefonate di proprietari disperati che pure sono affezionati all’animale che hanno visto crescere dalle dimensioni di una grossa lucertola a quella di una specie di drago verde. Sicuramente un certo numero di questi animali finiscono abbandonati nell’ambiente dove però non possono sopravvivere a lungo. «Il 99 per cento degli avvistamenti di coccodrilli nel Tevere e nell’Aniene non sono altro che iguane che sono state liberate lungo i fiumi. Sopravvivono durante l’estate ma con i primi freddi soccombono, perché non vanno in letargo e il nostro clima invernale è letale. Diventano invece facile preda di cani, gatti, ma anche gabbiani e cornacchie, i roditori esotici sempre più spesso abbandonati al Bioparco e nei parchi, come i gerbilli, ratti africani del deserto. O come gli ultimi arrivati sul mercato, i degu, originari del Cile, simili a conigli, ma con la coda da ratto. «Purtroppo noi non possiamo sostituirci alle istituzioni - conclude il curatore dell’ex zoo -. Dovrebbe essere la Guardia Forestale, che continua a rilasciare permessi per l’importazione di animali esotici, a farsi carico dei problemi e delle sofferenze che procura la loro introduzione sul nostro territorio».