Non solo PSA: altri esami rivelano il tumore alla prostata

Il tumore alla prostata continua a far paura. La sua frequenza è in aumento (ogni anno 35 mila nuovi casi e più di ottomila morti). Questo tema ha dominato i lavori dell'ottantatreesimo congresso della Società italiana di urologia che si è svolto recentemente a Milano. Naturalmente i relatori - primo fra tutti il professor Francesco Rocco, cattedratico a Milano e presidente della Società - non si sono limitati a dare l'allarme ma l'hanno accompagnato con l'invito alla prevenzione. La raccomandazione è quella di effettuare controlli non a partire dai sessanta (come si sosteneva in passato) ma dai cinquant'anni. Tali controllo prevedono, con cadenza annuale , l'esplorazione rettale,il dosaggio del PSA e in caso di dubbio la biopsia.
Il professor Rocco ha presentato una ricerca del National Cancer Institute che consiglia il ricorso al «2 pro PSA» composto da due aminoacidi e da un pro-enzima. Questo nuovo marker ha un carattere predittivo superiore a quello del semplice PSA. La diagnosi precoce, è stato ripetuto, riduce il rischio di morte poichè consente di scegliere tempestivamente la cura.Per la terapia chirurgica, sono state presentate importanti novità.
Gli interventi sono sempre meno invasivi. La chirurgia robotica è ormai consolidata; ma sono allo studio nuove metodiche (presentate durante i lavori congressuali) come la Notes su base endoscopica e la Less su base laparoscopica. Il carcinoma della prostata rappresenta il 25% dei tumori maschili. Non supera la soglia del 10%, invece, il tumore della vescica che colpisce anche le donne e che presenta un alto tasso di recidive. Per questo si ricorre in molti casi all'asportazione totale della vescica. Il congresso milanese ha dedicato un'intera sessione alle neoplasie renali, che in 20 casi su cento si presentano già metastatiche. Il professor Sergio Cosciani, cattedratico a Brescia, ha definito il tumore del rene «un grande mimo» perché alterna casi ad evoluzione inarrestabile a casi ad evoluzione lenta. La presenza di sangue nelle urine può far pensare alla presenza di una neoplasia. La terapia medica più aggiornata è quella che blocca la neoformazione dei vasi che facilitano la crescita del tumore.Spesso non basta e si impone il ricorso ad una terapia chirurgica abbastanza complessa e demolitiva, specie quando il tumore è voluminoso. Il professor Rocco ha presentato al congresso una nuova tecnica diagnostica radiologica che consente la conservazione del rene nei casi di tumore renali di medie dimensioni.