«Ma la nostra periferia è diversa»

Caro Lussana, penso che vadano contrastati gli equivoci sulle analogie tra periferie francesi e italiane, genovesi in specie.Sul temasi si devono rilevare differenze notevoli e novità inquietanti. Il tessuto sociale dei quartieri periferici negli anni passati era sottoposto almeno a tre tipi di disciplina,che in vario modo controllavano e regolavano le tendenze ribellistiche e caotiche dei singoli o di piccoli gruppi. I preti e le suore di parrocchie-pratori-scuole con la rete del volontariato cattolico che la questione romana escludeva dalla partecipazione politica nazionale ma non locale. Vi erano poi le culture meridionali e in esse anche le discipline degli elementi delinquenziali da parte delle centrali mafiose: infatti la pelliccia della moglie di un questore potè in possesso della signora per ordine di gruppi che controllavano il centro storico.Inoltre nelle difficoltà degli immigrati meridionali e di gruppi latinoamericani vi era sempre la lingua e la religione comune. Vi era poi la sezione comunista che educava alla politica le tendenze ribellistiche. Le giunte di sinistra ponevano sempre, anche se spesso in maniera propagandistica, il tema del riequilibrio tra centri e periferie. La novità inquietante sta nel fatto che questi tre fattori sono un po' diluiti nelle rispettive discipline. Spesso una politichetta superficiale chiacchiere multiculturali ha sostituito l'azione educativa concreta e personale di preti e sinistra. A questo si aggiunge un'ottusa preclusione nei confronti dell'Islam e delle aggregazioni islamiche non conosciute nella loro radicale volontà di impedire ogni integrazione di valori come libertà di coscienza, libertà individuale, libertà delle donne. Preti e sinistra abituati alla disciplina liberatrice non colgono la differenza radicale dell'islam fondamentalista che toglie le libertà individuali di uomini e donne di fede islamica,inquadrandole e controllandole con centri organizzati e moschee. Come si può ovviare a tale ignoranza e irresponsabile equivoco? Anche l'illustre Maggiani così geloso della sua libera coscienza,ha difeso la moschea di Cornigliano come espressione della libertà religiosa, senza dire che la religione islamica è laica, senza clero e ben si combina di per sé con le libertà occidentali, a meno che intervengano organizzazioni statuali e fondamentaliste che riprendono il controllo repressivo violento sui singoli. E pensare che anche i parroci di Cornigliano e la curia genovese hanno posto per la moschea solo problemi di ubicazione di traffico! Dobbiamo difendere la laicità degli islamici e la loro libertà di singoli negli stati democratici. Così come abbiamo sempre difeso la rottura dei singoli con la disciplina mafiosa ,col clericalismo che inquina la fede e la disciplina stalinista quando violava le coscienze libere dei militanti con falsità e miti sovietici.