Le nostre manie quotidiane? È tutta colpa di questi qui

Il più scalognato è stato John Stith Pemberton, era un tenente colonnello sudista, curava una farmacia ad Atlanta. Aveva avuto l’idea della vita e se l’era bevuta per niente: la formula segretissima della Coca Cola. Roba da sistemare gli eredi per l’eternità. Ma era pieno di debiti, decise di vendere la magica ricetta per la miseria di 550 dollari al primo filibustiere di passaggio, un certo Asa Chandler, commerciante dal naso lungo e dal pelo sullo stomaco. A dire la verità non è andata bene nemmeno a James T. Russel, padre di tutti i Cd: «Quando sono stati brevettati ero solo un lavoratore dipendente, tutti i diritti sono finiti ai miei datori di lavoro». Si consola come può: «È un po' quello che è successo ai fratelli Wright: non sono diventati ricchi fabbricando aeroplani, ma hanno insegnato a volare al mondo». Anche Tim Berners Lee non ha visto un cent: per la tecnologia della sua invenzione non c’è bisogno di brevetto, chiunque può utilizzarla senza pagare diritti a nessuno. Ah, dimenticavo. La sua invenzione si chiama Internet. Certo, c’è da dire anche che non tutti sono così sfigati. Steve Jobs è una multinazionale in proprio: ha incollato la sua creatura, l’iPod, nelle orecchie di 30 milioni di persone e si è messo in tasca il 75 per cento del mercato. Martin Cooper, grazie ai soldi di suo figlio, il telefonino, è diventato leader mondiale nella tecnologia delle antenne intelligenti.
Ma noi ve li vogliamo presentare così, tutti insieme. Sono gli uomini invisibili che abitano la nostra vita, che guidano i nostri comportamenti. Dai un’occhiata all’orologio, fai un bancomat, mandi un sms, ti prendi una pizza, indossi un paio di jeans, metti un cd in macchina e dietro tutti questi gesti, i più frequenti che facciamo, tutti i giorni, ci sono loro, come Grandi fratelli. Giusto ieri l’altro l’esercito ha perso uno dei suoi pezzi migliori: Robert Adler, inventore del telecomando, papà dello zapping, lo ha portato via un infarto a 93 anni. E adesso la pubblicità.
Ognuno ha cambiato il mondo come ha potuto. William Semple per esempio con un chewing gum. Brevettò la prima ricetta nel 1869: c’era dentro caucciù, zucchero e aromi. Faceva schifo. Ma riveduta e corretta trasformò in ruminanti miliardi di bambini, fu persino inserita nella razione delle truppe alleate. Levi Strauss, con un paio di jeans, resistenti e con cinque tasche, destinati ai cercatori d'oro. Era un bavarese immigrato e vendeva tende blu, importate da Genova, per questo i blue jeans si chiamano così, «blu di Genova». Il conto: due miliardi di capi venduti. Ray Tomlison invece con una mail, spedita a se stesso con una scritta a casaccio «qwertyuiop». Arrivò dopo un bel po’ ma entrò nella vita di tutti. Pensare che voleva solo scambiare qualche battuta con i pochi eletti di Arpanet, l'embrione della Rete. Oggi ci sono più di due miliardi di indirizzi di posta elettronica e 50 miliardi di traffico giornaliero.
Orizzonti di gloria
Sia chiaro comunque che non sempre ti credono quando vedi più lontano degli altri. Quando Pathek Philippe alla fine dell’Ottocento inventò l’orologio da polso liquidarono la sua creaturina come robetta per signorine, vuoi mettere gli orologi da taschino?, ma quando Louis Cartier ne costruì uno per il genio dell’aviazione Alberto Santoro-Dumont che voleva qualcosa di pratico per leggere l’ora a bordo dell’aereo, decollarono anche le vendite per la clientela maschile. Non vedeva l’ora di venderlo a tutti. Prendi James T. Russel. Quando propose l’idea di riprodurre i suoni in forma digitale, cioè quello che oggi si chiama Cd, andò a frantumarsi sulle risate dei colleghi: «Trasformare i suoni in numeri? Ma andiamo...» Per non parlare poi di Ken Taraguchi: cerca di vendere alla Nintendo, che domina il mercato, una cosettina nuova, tridimensionale, che somiglia un po’ al cinema: la Playstation. Gli dicono, no grazie, sei matto che funzioni ’sta cosa. E lui la gira alla Sony: 100 milioni di Playstation vendute, tre miliardi di dollari in dodici anni nati dal mercato dei giochi. Qualche volta ritrova i vecchi amici della Nintendo: «Oh, sì, ma di solito parliamo d’altro...» sorride con il canino che luccica. Gente dispettosa gli inventori. Martin Cooper quando si ritrovò tra le mani il primo cellulare, 1130 grammi di peso, senza display, batteria da 35 minuti e 10 ore per ricaricarsi non resistette alla tentazione di scendere per strada a Manhattan e telefonare al suo rivale della AT&T Bell Laboratories.
Certo vien da dire, ma dove ti vengono certe idee. Lunghi studi, laboratori sofisticati. Sbagliate. Botte di fortuna. La Coca Cola è figlia di un errore del commesso della farmacia Pemberton che sostituì allo sciroppo di casa l’acqua con la soda; John Shepperd-Baron inventò il bancomat in bagno, nella notte, esasperato dal pensiero di non poter disporre dei suoi soldi fosse anche solo per farsi una birretta; Steve Jobs, prima di inventarsi l’iPod, creò la Apple, cioè il computer per tutti, nel garage di casa; Russel, stanco di vedersi gli Lp in vinile rovinati dall’usura, si inventò il Cd sostituendo la puntina del giradischi con una spina di cactus. Ha cambiato in un colpo solo il modo di riprodurre e ascoltare musica, di vedere film, di memorizzare dati per computer. Con un’idea del cactus.
Giusta causa
E lasciate perdere le nobili cause. Adler fu costretto a ideare il telecomando solo perchè il suo capo Eugene McDonald odiava la pubblicità tv e si era stufato di alzarsi tutte le sante volte per cambiare canale. Tim Berners Lee si presentò da bravo impiegatino con una soluzione semplice semplice per il problema della perdita di informazioni nel suo centro di ricerche. Presentò un rapportino dove scriveva che bisognava creare un ambiente di comunicazione universale, decentralizzato, basato sull’ipertesto, un sistema di scrittura che consentisse di collegare tra di loro i documenti. Praticamente Internet. La prima pagina Web della storia fu l’elenco telefonico dell’azienda. Aziendalista fino in fondo.
In compenso c’è sempre qualcuno in famiglia che crede in te anche quando deliri. Nel caso di Steve Jobs la famiglia adottiva, famiglia di operai, che lo aveva ricevuto in affido all’ultimo solo perchè il primo candidato, un ricco avvocato, voleva una bambina. «Per farmi studiare hanno speso tutti i soldi che avevano messo da parte per un’intera vita». A James T. Russel fu invece quella streghetta della sorella a predirgli a 10 anni il successo nella fisica «in compenso per i miei figli non sono proprio niente di speciale» fa l’amaro. È stata mamma invece a spingere il riluttante Gordon Gould verso la Meccanica. Fu una notte insonne, lui che aveva fatto parte del team che ha prodotto l’atomica americana, a illuminargli la vita: mise alla luce il Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation, il laser. Con cui anni dopo, ormai anziano, fu operato agli occhi: «Dovevo riattaccare una retina: è stato incredibile guardare in quel laser e sapere che ero stato io a crearlo». Mamma aveva visto giusto.
Anche gli italiani ci mettono del loro. Se vi fate una pizza dovete ringraziare il napoletano Raffaele Esposito che nell’anno di grazia 1889 ne preparò una tricolore con mozzarella, pomodoro e basilico per la regina Margherita che le regalò per sempre il nome. Se la mattina vi beate del cappuccino ringraziate un beato Fra Marco D’Aviano, un tipo tosto di religioso che si battè per la liberazione di Vienna dall’assedio ottomano del 1683 dando anima alla truppe imperiali a cui dedicarono anche l’invenzione dei cornetti a forma di mezzaluna ottomana. Se vi piace mettervi in tuta per fare jogging o spaparanzarvi sul divano ringraziate Ernesto Michahelles, pseudonimo bifronte di Thayaht, un futurista un po’ fuori, che disegnò a gentile richiesta di una sarta parigina arditi modelli déco con i principi della geometria dinamica e della colorazione scientifica. La Firenze snob impazzì per quegli abiti prima che diventassero la divisa dei metalmeccanici. I tempi cambiano.
Ma non è questa l’invenzione più utile. Il severo British Scientific Journal ha stabilito proprio in questi giorni che l’idea più geniale degli ultimi 150 anni è quella del figlioccio della regina Elisabetta d'Inghilterra, lo scrittore John Harlington. Inventò un marchingegno fornito di una torre serbatoio d'acqua con un rubinetto a mano e la chiamò water closed, cioè «ripostiglio per l'acqua». Dicono sia una cosa unica. Provare per credere,