Notte e giorno con la Woolf e la poesia della sua prosa

na «sperimentatrice», o meglio: una «poetessa in prosa», secondo il giudizio dell'amico Edward Morgan Forster

na «sperimentatrice», o meglio: una «poetessa in prosa», secondo il giudizio dell'amico Edward Morgan Forster. Virginia Woolf (Londra, 1882 - Rodmell, 1941) è stata tra le maggiori narratrici moderne. Poesia e sperimentazione sono i termini giusti per definire una prosa che era lirica per necessità, prima che per scelta stilistica; una necessità di interrogarsi e interrogare non soltanto la propria coscienza, ma anche il segreto di ogni relazione umana - fatta certo di parole e gesti, ma soprattutto di silenzi, di sguardi, di menzogne. Ma se il mondo della scrittrice - e il mito causato dal suo suicidio - fu tanto interiore da sembrarci inviolabile (e viene in mente la signora Ramsay di Al faro, «che nei recessi della mente e del cuore» custodisce, «come tesori in una tomba regale, iscrizioni sacre, atte a solvere ogni dubbio in chi sapesse leggerle, ma accessibile ai soli iniziati, vietate al pubblico»), ora una raccolta di testimonianze di chi la conobbe ci svela un essere umano per nulla chiuso, ma ironico, aperto, vitale: Virginia Woolf e i suoi contemporanei (Il Saggiatore, pagg. 320, euro 24, a cura di Liliana Rampello, traduzione di Lucia Gunella).

I racconti pubblici e privati della Woolf sono affidati alla penna di molti scrittori, come Thomas Stearns Eliot (in queste pagine ne pubblichiamo un estratto), che con la casa editrice dell'autrice di Orlando e di suo marito Leonard, la Hogarth Press, aveva stampato i suoi primi versi. Poi Forster, che analizza l'importanza della sua opera. Ma non si possono dimenticare i contributi di John Lehmann (a cui la Woolf aveva indirizzato la Lettera a un giovane poeta) di Christopher Isherwood, di Stephen Spender. Ma i racconti più curiosi sono quelli di chi vuole ricordarla nella sua vita quotidiana, come quello di Louie Mayer, la capocuoca a servizio degli Woolf dal 1934 fino alla morte di Leonard nel '69. È lei a raccontarci delle visite che gli Woolf ricevevano e delle lunghe conversazioni su politica, letteratura, arte. E rivela anche che la Woolf, la mattina prima di fare colazione, era solita chiudersi in bagno e recitare a voce alta le frasi dei suoi libri scritte la notte (e pareva «ci fossero due o tre persone lassù con lei») per capire se suonassero bene. Il bagno della casa, diceva, aveva l'acustica migliore allo scopo.