Novanta minuti per tornare sulla terra e per capire che l’assetto non si cambia

Se sberla doveva essere, per riportare l’intero clan Sampdoria con i piedi per terra, meglio subito, alla prima di campionato, così, in trasferta, contro una concorrente al quarto posto, la Fiorentina, che schiera il più forte e completo centravanti d’Italia e forse d’Europa, il gigantesco Luca Toni, una specie di John Charles, beato chi ce l’ha: gli butti la palla e se la difesa non lo anticipa o sbaglia l’anticipo succede qualcosa di importante. Con un Luca Toni davanti, la Champion’s League per la Sampdoria sarebbe assicurata.
Novellino, che già deve fare i conti con l’assenza del fondamentale perno di difesa, Giulio Falcone (prima tornerà, meglio sarà), nella circostanza è stato pesantemente handicappato a centrocampo dalle squalifiche dell’imprescindibile Volpi e del suo naturale sostituto Dalla Bona. Per sua stessa ammissione, l’onesto Walter ci ha però aggiunto di suo un paio di errori nella formazione di partenza. Dico della rinuncia a Pisano, con Tonetto terzino d’emergenza e Zauli rifinitore di fascia sinistra, e dell’affrettato impiego di Bonazzoli, palesemente in ritardo di preparazione, all’attacco.
Per fortuna nella disgrazia, voglio dire, Novellino ha avuto modo di verificare d’acchito, nel match da 3 punti, che gli converrà d’ora in poi andarci con i piedi di piombo prima di modificare l’assetto base di partenza con le fondamentali coppie Zenoni-Diana sulla fascia destra e Pisano-Tonetto a sinistra che tante soddisfazioni gli hanno riservato la stagione scorsa. Quando sarà in piena forma, il talentuoso Zauli potrà infatti rivelarsi pedina vincente in più di un’occasione, dovunque lo si impieghi, però principalmente entrando fresco nella ripresa contro avversari ammorbiditi dalla fatica. Quanto a Bonazzoli, finché non sarà in grado di offrire accettabile mobilità e lucidità sarà bene preferirgli il cinghialone Kutuzov o il rampante Borriello, secondo convenienza.
E passo al Grifone, che sta leccandosi ferite disumane.
Il padre di tutti i difetti del Genoano verace - disarmata confessione di un genoano di nascita - consiste nel credersi al centro dell’Universo. Il Genoano verace, tifoso o dirigente che sia, ragiona, cioè sragiona, come se gli altri non esistessero. Solo quando ho cominciato a fare il giornalista mi sono reso contro che c’erano anche gli altri, che meritavano - se e quando lo meritavano, cioè per fortuna nella maggioranza dei casi - più o meno profondo rispetto. E comunque ci sono. L’idea di fare la guerra planetaria, oltretutto nell’anno del Mondiale in cui Fifa e Uefa drasticamente comandano di giocare mercoledì e domenica senza soluzione di continuità, è stata esiziale. Ripeto il concetto: considerato ciò che aveva in mano la giustizia sportiva, la tattica più conveniente sarebbe stata quella di difendersi con un solo avvocato che chiedesse il minimo della pena. È infatti scontato che il Palazzo fosse deciso a togliersi dai piedi lo scomodo Preziosi che con Gaucci provocò l’allargamento della B a 24 squadre e dovrà personalmente rispondere della bancarotta del Como. Preziosi era nel mirino da un anno, e con lo schieramento del megacollegio difensivo ha ottenuto il risultato - esiziale per il Genoa - di incattivire ulteriormente la Federcalcio, con l’occhiolino della Lega. Come spiegare sennò la mostruosità della retrocessione di due categorie con lo schiaffo supplementare dei 3 punti di penalizzazione, per non parlare dei famigerati bigliettini di scherno girati in sede Caf? Da subito ho pensato - e detto, e scritto - che a mio parere la difesa più opportuna sarebbe stata quella di chiedere venia a toni bassi («Il presidente ha agito per puro istinto di sopravvivenza, cercando di parare la temuta azione contraria del Torino nei confronti del Venezia»): nessuno mi leva infatti dalla testa che a quel punto il Palazzo non avrebbe infierito se non su Preziosi, e il Genoa se la sarebbe cavata con la dolorosa ma pura e semplice revoca della promozione in A. E in B avrebbe salvato Guidolin, Milito, Stellone e Parisi, guadagnando un anno sulla via dell’ennesima Rinascita.
Dopodiché si sarebbe potuto e anzi dovuto continuare a parlare di chi ha presentato fideiussioni e documenti falsi, ha schierato giocatori non tesserabili o dopati, non ha pagato tasse e contributi di legge, tiene contemporaneamente le mani su decine di Club, allenatori e giocatori: perché è sperabile che prima o poi lo schifo venga almeno drasticamente ridimensionato. Ma questo, povero Grifo, era un discorso da fare più in là.