Le nove ragioni del Sòla che ride

Non capisco perché qualcuno vorrebbe sfiduciare il ministro all’Ambiente. Innanzitutto è bello. Bello come il sole. E Dio sa quanto il governo abbia bisogno di ogni appiglio per tenersi in piedi; anche, perché no?, la bellezza di uno dei suoi ministri. Il quale, poi, ispira anche una naturale simpatia: ride sempre. Perfino ai funerali, che non è né poco né da tutti. Bello come il sole e ride, dunque. Il che ci porta alla terza ragione perché debba stare al suo posto: è, egli, la coerenza in persona; e coerente come nessun’altra persona. Al punto da incarnare in sé quell’etereo simbolo del profondo pensiero Verde. Averlo chiamato il solo-che-ride o il sòla-che-ride è stata una facile ironia che non rende giustizia del reale potenziale dell’uomo. Egli è proprio il sole-che-ride, il verbo Verde fatto uomo. E forse non solo: per pari opportunità, naturalmente; una squisita attenzione, questa, tanto rara quanto meritevole di essere aggiunta all’elenco delle ragioni per cui è di importanza vitale averlo ancora tra noi.
Il quinto punto è che egli è generosissimo. Come dimenticare quando si adoperava affinché diventasse inevitabile l’elargizione di decine di miliardi di euro per le bonifiche da inquinamento elettromagnetico! Sesto: è un carattere perseverante, rara qualità in un mondo, quello di oggi, di smidollati bamboccioni. Il rammarico di non vedere beneficati i guardiani dell’elettrosmog non lo ha fatto cadere nello sconforto. Chiunque altro ne avrebbe sofferto. Lui no. Forte come una roccia, ha sùbito trovato altri da beneficare: i produttori e i commercianti di pannelli fotovoltaici (FV). Pare che si sia posto l’obiettivo di farci produrre col FV l’1% dell’energia elettrica che ci serve: almeno 20 miliardi di euri in pannelli FV installati. E, per favore, non obiettate che con meno di 4 miliardi un solo reattore nucleare produrrebbe più del 3% dell’energia elettrica che ci serve. Innanzitutto, l’1% dell’energia è notoriamente meglio del 3%: l’energia è un bene prezioso, va risparmiata e meno ce n’è meglio è. Anzi, forse anche l’1% è troppo, e se fosse lo 0% sarebbe meglio. Infine, lo diceva anche mia nonna, che quanto a saggezza era imbattibile: chi poco spende molto spende.
Settimo e ottavo: sa scegliere i suoi uomini e ha coraggio. Ad esempio, al vertice dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente ha messo un avvocato amministrativista (lo stesso individuo che aveva messo ai vertici dell’Istituto nazionale di ricerca sugli alimenti e sulla nutrizione). Ma perché un avvocato - direte voi - che ci azzecca? Chissà, forse per vedere l’effetto che fa. E un bell’effetto lo fece quando, alla conferenza nazionale sul clima organizzata da questo esperto di diritto amministrativo, ci accorgemmo che i tre quarti dei conferenzieri invitati non sapevano sillabare la parola «clima». Così come, tanto per dare un altro esempio, avendo da sistemare un verde a capo di una provincia italiana, quale si andò a scegliere? Ma quella di Napoli, naturalmente: con un verde alla guida, non ci sarebbero stati rischi di problemi ambientali; e, ci fosse mai stato un qualche improbabile problema, i verdi sarebbero stati già sul posto ad affrontarlo come solo essi sanno fare. Nono: il ministro ha immaginazione e fantasia e con lui non ci annoia mai. Basti pensare a quando annunciò urbi et orbi che la crescita delle temperature era in Italia quadrupla rispetto che nel resto del mondo.
Insomma: il ministro all’Ambiente è bello, simpatico, coerente, attento alle pari opportunità, generoso, perseverante, oculato, coraggioso e fantasioso. Non vedo ragioni per mandarlo a casa. E nell’improbabile eventualità qualcuno di voi dovesse trovarne una, il ministro non ne ha colpa: essa è tutta di chi su (in?) quel posto (ce?) lo ha messo. Ed è costui, semmai, quello che dovrebbe andare a casa.