La nuova frontiera: clonare gli spermatozoi

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Sheffield annuncia che presto dalle cellule staminali sarà possibile creare embrioni artificiali da impiantare nell’utero

Lorenzo Amuso

da Londra

Ancora una volta la Gran Bretagna si conferma all'avanguardia nella sperimentazione sulle cellule staminali embrionali, inaugurando una nuova era della bioetica. Secondo un gruppo di ricercatori dell'Università di Sheffield, in un prossimo futuro non remoto, sarà possibile creare spermatozoi ed ovociti in laboratorio da impiantare negli organi riproduttivi di persone sterili. Pur con tutte le cautele e verifiche ancora necessarie, gli studiosi inglesi credono che dalle staminali di uno stesso individuo sia possibile creare embrioni artificiali che possano essere impiantati nell’utero, senza dover ricorrere alla fecondazione naturale.
L’annuncio è stato dato ieri nel corso del congresso della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre) a Copenaghen. La rivoluzionaria tecnica, che consentirà di produrre cellule germinali dalle staminali, è stata messa a punto grazie agli esperimenti condotti sulle staminali prelevate da embrioni donati alla ricerca da coppie infertili, sottopostesi a fecondazione assistita. Attraverso l'analisi dei corpi embrioidi - aggregati di cellule sviluppati a partire dalle staminali embrionali - è venuto alla luce che alcuni di essi, dopo due settimane, presentavano proteine tipiche delle cellule germinali primordiali, un primo stadio di trasformazione in ovuli e sperma. La scoperta del Centre for Stem Cell Biology coordinato dai professori Behrouz Aflatoonian e Harry Moore può rappresentare una nuova speranza contro l'infertilità, utile nei trattamenti di fecondazione assistita. «La nostra ricerca suggerisce che le cellule staminali umane possono esse in grado di svilupparsi in cellule germinali primordiali e gameti al primo stadio», ha dichiarato il professor Aflatoonian, sottolineando come le staminali, prelevate da pazienti infertili, possano essere «trasformate» in ovuli o spermatozoi da impiegare per ottenere un figlio in provetta. Per adesso, comunque, si tratta ancora di un'ipotesi futuribile, ancorché suffragata dai riscontri in laboratorio. Molti altri test saranno necessari prima di una sua disponibilità per le coppie sterili, precisano gli scienziati. Verifiche necessarie per riconoscere le cellule giuste da clonare e far crescere. «Dobbiamo ancora perfezionare la tecnica - ha ammesso il dottor Harry Moore - per evitare che il dosaggio di ormoni necessario per attuarla danneggi la salute del nascituro». Nel frattempo, inevitabilmente, si apre un nuovo dibattito etico sul significato della nascita e della «genitorialità», dal momento che, in linea teorica, una sola persona tra qualche anno potrebbe auto-prodursi un proprio figlio, fornendo sia gli spermatozoi che gli ovuli indispensabili per i trattamenti di fertilità, e divenendo così - a livello genetico - sia padre che madre di un nuovo essere umano. Dubbi che non sembrano neppure sfiorare la British Fertility Society: «È un eccitante passo avanti - ha dichiarato il segretario dell'associazione, Allen Pacey -. Non capiamo davvero perché alcuni uomini e donne debbano essere costretti all'infertilità».