La nuova generazione di arrabbiati che sta insanguinando la Corsica

Sembrano conclusi i tre anni di pace seguiti all'entrata degli indipendentisti nella stanza dei bottoni. E l'economia arranca

Matteo Sacchi

P er tantissimo tempo percorrere le strade della Corsica è stato un po' come fare un ripasso involontario di tutti i tipi e calibri delle armi da fuoco. Valeva soprattutto per le direttrici più interne e meno turistiche, tipo quelle che conducono attraverso un paesaggio quasi lunare (se sulla luna ci fossero mucche macilente e molto refrattarie a levarsi dalla carreggiata) nel cuore della Balagna, o le strade che si inerpicano verso la selva di Vizzavona o nell'Alta Rocca. Volgendosi verso i cartelli stradali, visti come simbolo del «colonialismo» francese così fissato con i limiti di velocità, si potevano scorgere i piccoli buchi delle calibro 22, i più decisi colpi delle calibro 9, i devastanti colpi dei fucili a pallettoni, e financo i fori da fucile da guerra. L'occhio allenato li riconosce perché arrivano a velocità ipersonica e quindi nemmeno piegano il lamierino, lo fondono e lo proiettano all'indietro in forma di cratere.

Erano parte del paesaggio anche le case, o gli esercizi commerciali «plasticati». In Corsica a lungo le diatribe edilizie si sono risolte così, con l'esplosivo. E spesso sul rudere si potevano anche leggere i grandi classici dello slogan indipendentista: da «Corsica nazione» a «Arabi fora», passando da «A droga fora» e a «Terra corsa ai corsi».

Però dal 2014 qualcosa è iniziato a cambiare. C'è stata la «resa» del Flnc, il Fronte di liberazione nazionale corso. Una demilitarizzazione portata avanti senza porre condizioni. Quasi una presa d'atto dell'inutilità di certi metodi, per piegare Parigi. Oltre al fatto che gli indipendentisti, ormai divisi all'interno, le armi spesso le usavano per spararsi anche tra di loro. Come nell'attentato costato la vita a Jean-Michel Rossi nel 2000. La svolta definitiva si è avuta l'anno seguente, il 2015, quando i movimenti autonomisti hanno conquistato il parlamento regionale. Il partito Pè a Corsica (Per la Corsica), nato dalla fusione degli autonomisti del Femu a Corsica e dei separatisti di Corsica Libera, ha ottenuto il 35,34 per cento delle preferenze alle elezioni. Risultato? La presidenza del Consiglio esecutivo della Corsica a Gilles Simeoni. E un abbassamento del livello di violenza. Ormai i «liberatori» erano entrati nella stanza dei bottoni... L'isola ha assunto sempre più l'aspetto dell'Île de Beauté che viene venduta nella campagna promozionale turistica. Sempre meno buchi nei cartelli e sempre più Corsica Cola (per altro bevanda molto buona), sempre meno plastico nelle case e il nazionalismo vecchia maniera trasformato in folclore. Tanto per dire, c'è una meravigliosa serie di cartoline a fumetti in cui si vede gente col passamontagna che ne fa di ogni ai turisti... Che le comprano e ridono. Un lieto fine niente male se si pensa che solo nel 2005 alcuni marinai corsi avevano sequestrato a Marsiglia la nave Pascal Paoli per protestare contro la privatizzazione della compagnia di traghetti nazionale francese e avevano cercato di portarla a Bastia. Erano dovuti intervenire le teste di cuoio francesi e sull'isola era scoppiata una vera e propria guerriglia. Con anche un razzo anticarro lanciato contro una sede della polizia e una motovedetta fatta saltare.

Però questa stagione tranquilla sembra già essere finita. L'economia dell'isola ha svoltato con il governo dei nazionalisti? Non sembra. Il turismo funziona per lo più d'estate, la base nato di Solenzana, per altro contestata (nel 1978 fu attaccata dai nazionalisti), produce un minimo di indotto ma per il resto, tolti i salumi, qualche vino e la birra Pietra (alla castagna) si produce davvero molto poco. Sono lontani i tempi, finiti nell'Ottocento, in cui la Corsica era il granaio di Francia. E sotto la pressione della disoccupazione (quasi doppia di quella della Francia continentale) l'ala più giovane dei nazionalisti ha deciso di divorziare da chi siede nell'Assemblea di Corsica. Sono ricominciate le sassaiole e le molotov contro i commissariati di polizia. E si sono trasformati in bersaglio anche le banche e gli enti previdenziali o anche, semplicemente, chi ti spedisce una bolletta a casa. Il 4 aprile a Bastia è stata data alle fiamme una sede dell'Edf, l'azienda elettrica francese. Poi è toccata alla Société Générale a Corte, un'agenzia bancaria devastata con una bomba artigianale, poi un'altra bomba a Bastia alla cassa previdenziale dei lavoratori autonomi. Il 2 maggio un altro ordigno artigianale ha fatto saltare la sede del Crédit Agricole di Biguglia.

E nell'artigianalità degli attacchi si vede proprio il segno di una nuova rabbia che viene dal basso e che si sta incanalando in nuove associazioni politiche, come Rinnovu Naziunali o Ghiuventù indipendentista. Del resto, già dai tempi di Pascal Paoli il richiamo ai giovani era uno dei must dell'indipendentismo: «Core in fronte è strada dritta, o gioventù!», anche se viene difficile immaginarsi Pascal Paoli che si aggira di notte con una bombola del gas modificata per fare saltare un bancomat. Hanno iniziato a comparire anche scritte diverse da quelle di un tempo: «Libertà è a finanza fora» si legge quasi più spesso di «Francia fora». E in questa versione rusticana di Occupy Wall Street i giovani corsi non sembrano più accontentarsi delle magliette brandizzate, con la bomba disegnata sopra, che piacciono ai turisti. Iniziano a fare sul serio. Per ora con le fionde e le bottiglie incendiare, ma potrebbero tornare i proiettili.

Nel contempo come spesso accade il disagio economico trova il suo sfogo naturale dentro il tifo calcistico. Le partite del Bastia tendono a trasformarsi tutte in prove di guerriglia di strada. Tanto da destare la preoccupazione dei servizi di informazione francese. Che, per altro, hanno anche una preoccupazione molto più rilevante. Nell'isola a lungo il pizzo e le infiltrazioni criminali nelle aziende hanno bordeggiato e si sono sovrapposti alla raccolta fondi dei nazionalisti (cose denunciate anche da Jean-Michel Rossi prima di venire ammazzato). Ora dovrebbero aver preso due strade nettamente divise. Ma è davvero così? E i nazionalisti moderati, visti come «vecchi», e che hanno invitato a votare per Macron hanno i mezzi per riportare lo scontento dentro binari «normali»? Forse no, visto che persino Gilles Simeoni, che pur ha cercato di dire che quello per Macron non è un assegno in bianco, si è visto contestare dall'ala arrabbiata. Un'ala arrabbiata che però lo stesso Simeoni è almeno in parte costretto a difendere dicendo, lo riportava Le Figaro, che «è in atto un ciclo repressivo, con ondate di arresti di giovani corsi... C'è una scelta repressiva che mira a far ripiombare la Corsica nella logica del conflitto». Più semplicemente, secondo la polizia gli arrestati, a dicembre 2016, hanno saccheggiato due banche e portato delle molotov in una manifestazione. Punti di vista.

Di sicuro, però, se nessuno inventa una svolta economica per l'isola, fuori dalla logica clanica del pizzo e del controllo del territorio, qualcuno finirà per farsi male davvero e non si tratterà più di folclore per le cartoline o per i coltelli con scritto sulla lama «vendetta» venduti in tutti i negozi di chincaglierie (non è però una pensata per turisti, lo scrivevano già nel Settecento).