Nuova stoccata di Fini: "No accanimento giudici" E Bossi: "E' il loro lavoro"

Fini a Berlusconi: "Nessuna congiura o
accanimento dei giudici contro l’esecutivo". Poi il Senatùr: "I magistrati fanno solo il loro lavoro". E Fini: "C’è un conflitto di
interessi in cui si trova l’editore del <em>Giornale</em>&quot;

Roma - "Non c’è nessuna congiura o accanimento dei giudici contro l’esecutivo". Nuova stoccata del presidente della Camera Gianfranco Fini, nel corso di un'intervista in diretta a SkyTg24. Poi rilancia il ddl anti-corruzione. "E' stato un disegno di legge voluto dal governo, quindi sarebbe bene che avesse una corsia preferenziale. Il direttivo del gruppo del Pdl non ha accolto la richiesta fatta dall'onorevole Bocchino, ma -spero che ci sia un ripensamento". Quindi la stoccata contro Il Giornale: "E' evidente che c’è un conflitto di interessi in cui si trova l’editore del Giornale. In una democrazia la libertà di stampa non è mai troppa".

La politicizzazione delle toghe Prima Scajola, oggi Verdini. Secondo Berlusconi c’è una congiura per far cadere il governo. Ma non secondo Fini: "Credo che non ci sia nessuna congiura, cioè nessun accanimento dei giudici nei confronti dell’esecutivo". "Tra l’altro - aggiunge - credo che la vicenda di Scajola e quella di Verdini siano molto diverse tra loro, ho visto che il coordinatore Verdini ha detto di non aver nulla da temere e si affida serenamente a quelle che sono le indagini. Il ministro Scajola ha ritenuto di dimettersi e va ricordato che non è stato indagato, quindi non diamo vita su queste vicende a inutili polemiche". "La magistratura è il baluardo della legalità e quando si afferma questo in modo convinto si ha poi anche il diritto di dire che nella magistratura ci sono forme di politicizzazione che nuocciono soprattutto alla magistratura".

Bossi: "I giudici fanno il loro lavoro" "Mi sembra che i magistrati facciano solo il loro lavoro", ha spiegato all’Adnkronos il leader leghista Umberto Bossi, replicando alla domanda se, dopo i casi di Claudio Scajola e di Denis Verdini, si possa parlare di congiura da parte dei giudici contro il Pdl. Quanto all’opportunità che Verdini si dimetta da coordinatore, il ministro delle Riforme ha replicato: "Questo bisogna chiederlo a Berlusconi, decide lui... mi fa pena...".

Il conflitto d'interessi Fini ricorda che Il Giornale appartiene alla famiglia del premier e che questa non ha voluto mettere in discussione l’attuale direzione. "L’editore - afferma Fini - ha ritenuto che fosse molto, molto importante avvalersi di uno staff che fa vendere migliaia di copie". Poi, a proposito del direttore del Giornale, Fini ribadisce che questo usa la "penna come se fosse una clava". Il presidente del Consiglio, aggiunge il numero uno della Camera, "ha ammesso pubblicamente di essere consapevole dei problemi politici che quel giornale ha determinato, basti pensare alla vicenda Boffo". Ma, sottolinea Fini, "da un lato c’è l’interesse dell’editore, dall’altro c’è l’interesse del presidente del Consiglio, che sono nella stessa famiglia". E anche questo, sostiene, "è un caso di conflitto di interessi". E invece, conclude, "nel momento in cui si è chiamati a occuparsi dell’interesse generale va messo da parte l’interesse particolare".

Il dibattito sulla libertà di stampa Rispondendo a una domanda sulle affermazioni del presidente del Consiglio, che dopo il battage mediatico sulla vicenda Scajola ha detto che "c’è troppa libertà di stampa", Fini ha precisato che il problema non è la quantità di informazione, "quanto piuttosto la qualità dell’informazione". "Ma questo - ha poi aggiunto il presidente della Camera - è un problema che è strettamente connesso con la qualità della politica, perciò sarebbe meglio che la politica guardasse a se stessa prima di fare le pulci agli operatori dell’informazione".

Il rapporto con la Lega "La Lega è un alleato importante, con il quale il Pdl ha presentato un programma, ma è essenziale nel momento in cui si sta insieme non andare a rimorchio di un movimento rispettabilissimo ma che è presente in alcune zone del Paese". Poi Fini parla del federalismo: "Non sono tanto i contenuti del federalismo a essere indefiniti quanto i costi, questa è la vera questione e lo sanno anche i ministri leghisti". Secondo il presidente della Camera, "non è il caso di divedersi su 'federalismo sì, federalismo no'. Il federalismo è un'opportunità a certe condizioni: bisogna uscire dalla declinazione dei titoli e vedere quanto costa perchè in una prima fase potrebbe comportare un aumento dei costi, per cui con la situazione del Paese è possibile farlo?". "Si, ma a ragion veduta - aggiunge Fini - non ho detto che non va fatto, va fatto se garantisce la coesione. Bisogna tutelare l’unità nazionale".

Il nodo intercettazioni "Che occorra per davvero buon senso ed equilibrio da parte di chi fa informazione. Perché, certamente sarebbe eccessivo non dare informazioni come quella che ha riguardato Scajola, ma è altrettanto eccessivo pubblicare intercettazioni sui giornali di persone che non sono nemmeno indagate unicamente perchè si tratta di persone che note alla pubblica opinione magari su vicende personali. Tra giornalismo e guardare attraverso il buco della serratura c’è una bella differenza".  Alla giornalista che gli chiede, se non sia eccessivo che per un fuorionda, si rischiano fino a 4 anni di carcere, il presidente di Montecitorio risponde: "Può essere eccessiva la pena. Ma - aggiunge Fini - ma nel momento in cui è un fuorionda si presume che sia una conversazione carpita. È sempre un problema di deontologia. Tra gossip e giornalismo - conclude - c’è una bella differenza, in un caso si tratta di pettegolezzo, nell’altro è dovere di informare".