Nuova Zelanda: nave incagliata, tonnellate di gasolio finiscono in mare

Per il Ministro dell'Ambiente neozelandese si tratta della «peggiore catastriofe marittima e ambientale del Paese»

La minaccia di una marea nera posta dall'arenamento della portacontainer «Rena» in una baia turistica della Nuova Zelanda è la peggiore «catastrofe marittima e ambientale» della storia del paese. Lo ha dichiarato oggi il ministro dell'Ambiente, dopo che dall'imbarcazione sono già fuoriuscite tra le 130 e le 350 tonnellate di gasolio pesante e lo scafo minaccia di spezzarsi e di liberare le 1700 tonnellate di combustibile presenti a bordo.
La portacontainer, battente bandiera liberiana, si è incagliata mercoledì scorso sulla barriera corallina Astrolabe, a circa 22 chilometri dalla città di Tauranga, nel nord della Nuova Zelanda. Da allora, squadre di soccorso hanno lavorato 24 ore su 24 per cercare di svuotare le cisterne, ma ieri sono state costrette a fermarsi a causa del maltempo. Le operazioni di pompaggio sono riprese oggi, ma in condizioni molto difficili, con onde di cinque metri e forti venti.
«Si tratta della più grave catastrofe marittima e ambientale conosciuta dalla Nuova Zelanda» ha detto Nick Smith in un incontro con la stampa. Un portavoce dell'autorità per la sicurezza delle persone e dell'ambiente in mare, Maritime New Zealand (MNZ), ha fatto sapere che il combustibile che si è riversato finora in mare proviene da uno dei «quattro principali serbatoi della nave». Il combustibile aveva già raggiunto ieri la costa, arrivando sulla spiaggia di Mont Maunganui, una meta turistica della baia di Plenty, nota come riparo di balene, delfini e uccelli marini.
Numerosi uccelli sono già deceduti, mentre pinguini e cormorani vengono seguiti in centri di cure per animali. Secondo il WWF «le prossime 24-48 ore saranno decisive».
Ma i rischi per l'ecosistema sono altissimi. Il direttore delle campagne di Greenpeace Italia, Alessandro Giannì pone l'accento «sull'inizio del periodo di riproduzione dei cetacei e dei delfini» che inizia proprio ora. Cattive notizie anche sul versante delle operazioni di recupero. «La nave sta sbandando - dice - sempre di più, anche a causa delle cattive condizioni meteo con onde alte 4-5 metri, passando da 15 gradi di inclinazione a 18, cosa che rende più difficile gli interventi e con l'evacuazione dell'equipaggio, facendo pensare ormai a un pericolo strutturale». Tra le altre cose, l'esponente di Greenpeace fa presente che «le autorità neozelandesi avevano notificato il 28 settembre alla stessa nave che mancavano alcune carte nautiche, insinuando così il dubbio che questi non avessero la documentazione in regola per fare quel tratto di mare, dove si trova un reef abbastanza conosciuto». Infine, Giannì fa presente l'uso di «sperdenti» per diluire gli idrocarburi, spesso «più pericolosi della marea nera».