Nuove Br, concessi i domiciliari a Cinzia Banelli

La prima pentita
delle Nuove Br lascerà il carcere di
Firenze. Alla ex "compagna So", condannata per
l’omicidio D’Antona, sono stati dati gli
arresti domiciliari. Stessa misura concessa a Federica Saraceni perché incinta

Roma - Cinzia Banelli, la prima pentita delle Nuove Brigate rosse, potrà lasciare il carcere di Sollicciano a Firenze. Alla ex "compagna So", condannata per l’omicidio del professor Massimo D’Antona a 12 anni di reclusione, il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha concesso gli arresti domiciliari. Banelli fruiva già del programma di protezione, ma era rimasta in carcere in attesa del parere della Sorveglianza. Il Tribunale di Sorveglianza aveva concesso i domiciliari anche a Federica Saraceni, condannata a 21 anni e sei mesi di reclusione per banda armata e per l’omicidio di Massimo D’Antona, avvenuto il 19 maggio del 1999 a Roma in via Salaria.

Domiciliari alla compagna So La richiesta di detenzione domiciliare era stata avanzata dai legali dell’ex "compagna So" più di un anno fa anche alla luce del fatto che il Viminale aveva dato il suo via libera per l’ammissione al programma di protezione riservato ai pentiti e ai collaboratori di giustizia. Il tribunale di sorveglianza di Roma, però, aveva espresso parere negativo ritenendo l’istanza prematura anche perchè all’epoca la Banelli aveva beneficiato solo di un permesso, troppo poco per poter prendere in considerazione la domanda di detenzione domiciliare in un luogo riservato. E così la Banelli, condannata a 12 anni di reclusione a Roma per l’omicidio di Massimo D’Antona e per alcune rapine di autofinanziamento e a 10 anni e cinque mesi a Bologna per il delitto di Marco Biagi, è rimasta ancora in cella. I difensori della Banelli hanno sempre insistito sul’atteggiamento collaborativo che l’ex militante brigatista ha avuto con magistrati e investigatori, arrivando a ripudiare la lotta armata e a dare un taglio netto con il passato. Ex dipendente ospedaliera, la Banelli, sposata e mamma di un bimbo, fu arrestata il 24 ottobre del 2003 assieme ad altri militanti delle Br. 

Domiciliari alla br incinta Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso, circa due mesi fa, alla Saraceni il beneficio della detenzione a casa proprio in virtù della sua particolare condizione di mamma in attesa, applicando, su richiesta dei difensori, l’articolo 146 del codice penale che disciplina il differimento dell’ esecuzione della pena per le detenute incinte. Federica Saraceni sarebbe dovuta tornare in carcere, definitivamente, per espiare una pena di 16 anni e 10 mesi di reclusione, ma le è stata stata provvisoriamente applicata, fino al termine della gravidanza, ma con possibilità dei suoi difensori di chiedere un rinnovo del beneficio, la misura alternativa della detenzione domiciliare. In primo grado Saraceni era stata assolta dall’accusa di omicidio del professor Massimo D’Antona e condannata soltanto per partecipazione a banda armata. Sentenza che era stata ribaltata in Appello, con la condanna a 21 anni e sei mesi di reclusione. Verdetto confermato dalla Cassazione e diventato definitivo.