Il nuovo inceneritore? In porto

Franco Crosiglia

«Il termovalorizzatore di Scarpino va contro i principi della buona amministrazione perché costa troppo e spreca tantissima energia». Prima ancora di vedere l'inizio dei lavori, il nuovo inceneritore di Scarpino ha gia ottenuto un primato: quello delle bocciature. Al no delle associazioni ambientaliste e dei cittadini - che, tramite il comitato Amici del Chiaravagna, nei giorni scorsi hanno fatto ricorso al Tar contro la decisione presa dal Comune nell'ambito dell'Ato - si aggiunge ora quello dell'esperto. Martino Bolla non è il solito ecologista sempre pronto a paventare qualche catastrofe ambientale, ma un ingegnere che nei termovalorizzatori ci crede: Bolla ha infatti lavorato 40 anni in Ansaldo alla progettazione di centrali elettriche e inceneritori, e collaborato alla realizzazione del più grande inceneritore europeo in provincia di Brescia. Una bocciatura, la sua, che non mette in discussione l'opportunità di costruire l'impianto: «I moderni termovalorizzatori sono utili perché producono energia e calore che non è necessario produrre con combustibile fossile. I gas che escono dall'impianto sono gia presenti nella discarica».
Ma allora cosa c'è che non va?
«È il sito che è sbagliato. Un termovalorizzatore a Scarpino non permette di realizzare lo stesso recupero energetico dai rifiuti che si raggiungerebbe costruendo l'impianto altrove. E bisogna tenere presente che maggiore energia si recupera dai rifiuti».
Secondo lei quale sarebbe il luogo migliore?
«L'importante è che l'impianto venga costruito dove c'è acqua e vicino a un centro abitato. Se l'impianto fosse costruito in porto, ad esempio, ci sarebbero due vantaggi: verrebbe prodotta più energia grazie alla possibilità di usare l'acqua per raffreddare l'impianto. Inoltre il calore prodotto dall'impianto potrebbe essere utilizzato per il teleriscaldamento. Significa che diverse scuole e ospedali potrebbero scaldarsi gratis usando l'acqua calda prodotta dall'impianto».
Ma alla fine quanto si risparmierebbe?
«Ho sentito dire che in Italia si risparmiano 600 milioni di kWh all'anno grazie all'ora legale. È esattamente l'energia che si perde con l'impianto di Scarpino. Inoltre, il termovalorizzatore in porto costerebbe di meno». Con innegabili vantaggi per la finanza pubblica.