Un nuovo laser cura la cornea

Gianni Clerici

Lo sviluppo scientifico-tecnologico ha un andamento discontinuo, per salti, e il periodo di tumultuosa innovazione che sta vivendo la chirurgia refrattiva ne rappresenta una conferma. Quest'area ha conosciuto nel corso degli anni Novanta una fase di grande espansione, dovuta all'impiego dei laser ad eccimeri di prima generazione per il trattamento dei difetti di refrazione. Esperienza sicuramente positiva, che ha risolto i problemi di vista di milioni di persone nel mondo, ma che ha anche evidenziato limiti che bisognava affrontare e superare. Da tutto ciò è nato un impulso alla riflessione e alla ricerca che in pochi anni ha prodotto importanti novità. Ce ne parla il dottor Carlo Lovisolo, responsabile del Servizio di chirurgia rifrattiva del San Raffaele e direttore scientifico del Centro Oculistico Quattroelle di Milano (www.vistaonline.it). «Negli anni scorsi sono stati numerosi i tentativi di personalizzare il trattamento laser della cornea col supporto di apparecchiature come aberrometro e topografo, capaci di eseguire dettagliate "mappature" corneali. Questi tentativi hanno deluso le aspettative, mostrandosi incapaci sia di procurare la “supervisione” (cioè una capacità visiva superiore ai 10 decimi), sia di correggere le complicanze e gli effetti collaterali del laser ad eccimeri. Questo perché i pur raffinati strumenti che guidano l'azione del laser, studiando il comportamento ottico complessivo della cornea, non riescono a localizzare l'esatta sede anatomica del problema, ovvero quale strato della cornea risulti coinvolto».
L'obiettivo della personalizzazione del trattamento diventa dunque più difficile da perseguire? «Al contrario - precisa il dottor Lovisolo - rimane uno scopo fondamentale e certamente alla nostra portata, ma occorre percorrere strade alternative a quelle battute sino ad ora. Da tre anni stiamo infatti sperimentando, primo centro in Europa, un prototipo di ecografo digitalizzato ad alta frequenza, l'Artemis 2, capace di precisione e risoluzione così straordinari (1 micron) da ricostruire le mappe tridimensionali di ogni singolo strato corneale (l'epitelio superficiale, la membrana di Bowman, lo stroma anteriore, intermedio e posteriore). Siamo ora riusciti a integrarlo con la piattaforma tecnologica più innovativa e raffinata presente sul mercato internazionale, l'I-Res, dotata di un laser a prestazioni supersoniche, capace di lavorare a velocità straordinarie (da 20 a 50 volte superiori a quella delle macchine attualmente in commercio) mantenendo una frequenza d'impulso costante strato per strato, in maniera da ottimizzare gli effetti termici, la quantità di tessuto asportato e la qualità delle superfici prodotte. Tutte, o quasi, le complicanze derivanti dall'impiego del laser ad eccimeri sono così correggibili con straordinaria efficacia e sicurezza. Tra le più comuni ricordiamo le zone ottiche piccole, i salti diottrici eccessivi, gli astigmatismi irregolari, le cicatrizzazioni anomale, responsabili degli effetti collaterali del laser, ovvero la percezione di aloni, abbagliamenti, sorgenti luminose che “sparano”. Anche gli occhi una volta ritenuti “inoperabili” possono sperare in una riabilitazione funzionale duratura: quelli caratterizzati dalle conseguenze più o meno catastrofiche di traumi, infezioni, cheratiti da lente a contatto, chirurgie come la cheratotomia radiale oppure i trapianti di cornea. Per quanto riguarda gli interventi da eseguire “ex novo”, infine, si giovano della straordinaria precisione del sistema integrato anche i trapianti di cornea lamellari e le correzioni dei comuni difetti visivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia)».