Nuovo spot sulle tv inglesi: «Abortite, please»

LondraIl governo inglese dichiara guerra alle gravidanze tra le giovanissime anche con la pubblicità in televisione. Con una proposta di riforma che non ha precedenti, le due commissioni di controllo che regolamentano la pubblicità via etere hanno deciso di autorizzare la diffusione di informazioni sulle pratiche abortive e sui profilattici nelle ore di maggior ascolto. Per ora si tratta soltanto di un'ipotesi che sarà oggetto di un dibattito pubblico, ma l'obiettivo del governo britannico è chiaro. L'Inghilterra è il Paese europeo con il più alto numero di gravidanze tra adolescenti e dal 2002 al 2006 l'Osservatorio sulla Salute Sessuale indica che infezioni sessuali come clamidia, herpes, gonorrea e sifilide sono state diagnosticate a 11mila pazienti al di sotto degli undici anni. Di fronte a dati come questi non si può più nascondere la testa sotto la sabbia vietando per esempio la pubblicità dei preservativi prima delle nove di sera. A convincere definitivamente le commissioni di vigilanza governative è stato il caso di Alfie Pattern, il bambino diventato papà a soli dieci anni mettendo incinta una coetanea di soli due anni più grande. Le informazioni sull'aborto, che indicheranno probabilmente anche le cliniche dove potersi recare, potranno venir diffuse via radio e televisione per la prima volta in assoluto ed è soprattutto questa proposta che ha suscitato le maggiori polemiche. «I giovani ci hanno detto che la televisione è un mezzo molto importante per loro, attraverso il quale attingono la maggior parte d'informazioni sul sesso - ha dichiarato Simon Blake, capo esecutivo di Brook, un’agenzia che offre consigli e suggerimenti in materia ai ragazzi - quindi mi sembra che una proposta di questo tipo possa aiutare gli utenti più giovani a ottenere un'informazione più accurata. Certo deve trattarsi di un'informazione chiara e onesta sui servizi che esistono». Non è dello stesso avviso John Smeaton, direttore della Società per la protezione dei bambini mai nati. Secondo Smeaton un simile stravolgimento delle regole pubblicitarie favorirà un'ulteriore commercializzazione dell'omicidio: «Le agenzie che hanno un interesse finanziario nella promozione della pratica abortiva si trovano nella posizione di acquistare pubblicità costose - ha dichiarato ieri alla Bbc - mentre altri gruppi che forniscono informazioni obiettive sull'aborto e sul suo impatto sulla salute delle donne non potranno mai permettersi lo stesso tipo di diffusione». A prendere le difese della proposta sono i liberaldemocratici: «Non c'è alcuna ragione per proibire una pubblicità attentamente regolamentata - ha commentato ieri il parlamentare Evan Harris che nel 2007 affrontò la questione nell'ambito di una commissione ad hoc - quello che è importante, ed è quello che le commissioni hanno raccomandato, è che nessuna donna venga più fuorviata dai gruppi anti-abortisti che affermano di offrire delle informazioni bilanciate e invece non menzionano neppure l'alternativa dell'interruzione di gravidanza. Ormai l'idea di vietare la diffusione di “pubblicità progresso” come questa nelle fasce di maggior ascolto è ridicola quanto la precedente messa al bando della pubblicità sui tamponi igienici considerata offensiva».