Obama prepara la maxisanatoria per 12 milioni di clandestini

Repubblicani sul piede di guerra: sarebbe la più ampia della storia degli Usa, toccando il 4% della popolazione. Graziata anche <strong><a href="/a.pic1?ID=342799">la zia di Obama</a></strong>

Lo slogan è rassicurante: «Una riforma per controllare l'immigrazione inserendola in un sistema ordinato», la realtà politicamente esplosiva. Altro che controlli e ordine, Barack Obama intende legalizzare i clandestini che vivono e lavorano in America. Quanti sono? Almeno dodici milioni di persone, quasi il 4% della popolazione residente negli Stati Uniti. Una sanatoria di un'ampiezza senza precedenti, destinata ad alimentare polemiche a non finire.

Secondo uno schema collaudato, i comunicatori della Casa Bianca hanno passato la dritta al New York Times, che ieri, ovviamente, l'ha pubblicata con grande evidenza in prima pagina. Ci vorranno mesi prima che il progetto diventi legge, ma Obama vuole preparare l'opinione pubblica e, permettendo lo scoop, sonda il terreno, che rischia di essere alquanto minato.

Sia chiaro, il presidente è coerente: in campagna elettorale aveva dichiarato di essere favorevole a una regolarizzazione degli immigrati senza permesso e gli elettori ispanici lo avevano ampiamente ricompensato votando in massa per lui. Ma l'America dell'estate-autunno 2008 era molto diversa da quella attuale. La crisi era soprattutto finanziaria, mentre oggi è l'economia reale a soffrire. La disoccupazione continua ad aumentare, centinaia di migliaia di persone hanno perso la casa, l'indebitamento complessivo resta a livelli proibitivi, mentre il risentimento verso i grandi manager delle banche non accenna a diminuire.

C'è rabbia nelle strade d'America, c'è rancore. E c'è povertà. Sono in molti a chiedersi perché mai il Paese debba aprire le braccia a 12 milioni di immigrati, quando il lavoro scarseggia per chi è cittadino statunitense o è in regola. I repubblicani sono già pronti a lanciare una campagna furibonda contro Obama e sanno che i loro strali verranno condivisi da molti elettori indipendenti e persino democratici.

Ma a quanto pare il capo della Casa Bianca intende andare avanti. Una sua assistente, Cecilia Munoz, direttore del dipartimento affari intergovernativi, ha confermato l'indiscrezione del New York Times; altre fonti, anonime, spiegano perché. Il presidente spiegherà che il suo piano non aumenterà il numero di lavoratori sul suolo statunitense, ma si limiterà a riconoscere coloro che già sono attivi e inseriti nel tessuto sociale del Paese e che, a quanto pare, non hanno nessuna intenzione di andarsene. Fino a poche settimane fa alcuni esperti ritenevano che la crisi economica avrebbe spinto molti clandestini, rimasti senza un impiego, a rientrare volontariamente in patria. Ma a quanto pare il controesodo non c'è stato. La sanatoria verrebbe accompagnata da misure più severe per scoraggiare l'arrivo di nuovi immigrati, in particolare controlli più severi alla frontiera col Messico e punizioni esemplari per i datori di lavoro che assumeranno impiegati non in regola. Come dire: un maxi condono, poi pugno di ferro.

Ma basteranno queste argomentazioni a convincere l'opinione pubblica? Molti politologi pensano di no e ritengono che Obama rischi di compromettere il consenso e la popolarità di cui ancora beneficia. C'è un precedente, per nulla incoraggiante: George Bush nel 2007 propose una sanatoria che, sebbene sostenuta anche dai democratici, non fu mai approvata per la sollevazione degli elettori, che tempestarono deputati e senatori con telefonate ed e-mail furibonde; perché la maggior parte degli americani non vuole regolarizzare i clandestini, semmai li vuole espellere.
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