Obama rilancia il nucleare Fukushima fa paura solo qui

I nemici dell’atomo dicono che i Paesi moderni non progettano più centrali. Ma è falso: lo dimostra l’America, che dopo 34 anni ne costruirà due nuove

Una notizia che nei media italiani vorrebbe risuonare come uno scoop è quella dei due nuovi reattori nucleari la cui costruzione è stata approvata ieri in Stati Uniti. «Inversione di tendenza», disinforma il Corriere della Sera. Siccome è dal 1978 che l’America non costruiva un nuovo nucleare, hanno dato a intendere ai propri lettori che la tendenza sarebbe stata, lì, di chiudere col nucleare. La verità è che gli Stati Uniti non sono stati nell’impellenza di costruirne di nuovi, avendo più di 100 reattori. In più, in 30 anni ne hanno aumentato dal 60% a oltre il 90% il fattore di capacità, riuscendo così, senza costruirne altri, ad aumentare del 50% la produzione elettronucleare, passata dai 500 miliardi di kWh dell’anno di Chernobyl agli 800 miliardi dell’anno scorso. Infine, hanno allungato la vita di esercizio dei loro reattori, dai 40 anni inizialmente certificati, a 60 anni.

Quando i bugiardi del nucleare-no-grazie vi dicono che il mondo industrializzato non costruisce più nucleare, vi mentono nel migliore dei modi, cioè raccontando la verità a metà: Stati Uniti ed Europa non costruiscono centrali nucleari perché le hanno già, e in abbondanza.

Sono tante, troppe, le notizie in Italia taciute. Ve ne passo qualcuna. Lo scorso 18 luglio il Parlamento inglese ha ratificato il programma, riconfermato dal governo la settimana precedente, di costruire nuovi impianti nucleari nel Regno Unito, e riconfermando anche la lista dei siti che ospiteranno gli impianti. Lo sapevate? No, perché nei media italiani - a parte le palesi eccezioni - vige una rigorosa omertà su tutta la questione nucleare.
Non scrivo a vanvera. Ad esempio, a proposito di Fukushima. Scommetto che non sapevate che il Rapporto dell’Agenzia di Sicurezza Nucleare Giapponese scrive, testualmente: «Non è stato riscontrato alcun effetto sanitario in alcuna persona a causa dalle emissioni radioattive da Fukushima».

Sicuramente lo ignorano al Corsera, visto che stanno a chiedersi, dopo la decisione americana, se sia stata dimenticata la lezione di Fukushima. La vera lezione di Fukushima è che il nucleare è sicuro, giacché nessun morto, ferito o malato ha causato l'impianto, pur distrutto da un terremoto di forza 9 con maremoto a seguire. Così come Chernobyl: in questi 25 anni le radiazioni fuoriuscite da quell'impianto non hanno causato alla popolazione civile alcun effetto sanitario. Nessun morto, nessun ferito, nessun malato di alcuna malattia associabile alle radiazioni. Zero.

Sul nucleare bisogna imparare a ragionare con la propria testa. In assenza di specifiche competenze, imparate a chiedervi come mai. Come mai il Parlamento inglese ha riconfermato lo sviluppo del nucleare. Come mai l'Ucraina, la patria di Chernobyl, portandoli a 15, ha installato 9 reattori negli ultimi 25 anni. Come mai il Giappone, la patria di Fukushima, non si sogna di uscire dal nucleare e ha mantenuto il programma di costruirne 17 nei prossimi 20 anni. Come mai la Svezia, che con un referendum del 1980 aveva deciso di chiudere entro 2 anni i propri 11 reattori, li ha, ancora oggi, tutti in esercizio.

Come mai lo scorso novembre la Cina ha connesso alla rete il proprio 15mo reattore, costruito in soli 5 anni, e voi non lo sapevate. Come mai nel mondo vi sono 61 reattori in costruzione (di cui 26 in Cina, 9 in Russia, 2 in Ucraina), 160 in attesa di approvazione (di cui 51 in Cina e 10 in Giappone) e 335 programmati (di cui 120 in Cina e 11 in Ucraina).
Poco più della metà degli italiani, disinformati dai Verdi e da Di Pietro ed emotivamente caricati da Celentano e Beppe Grillo, andando al voto, hanno votato i propri figli e nipoti alla incertezza di approvvigionamento energetico. Lo vediamo in questi giorni: ne bastano quattro di neve per far emergere la fragilità della nostra condizione, con una nostra smodata dipendenza da gas che è, al mondo, più unica che rara.

Basti solo dire che il contributo del prezioso e costoso gas alla produzione elettrica è, da noi, il doppio che nel resto del mondo. L'ultima bischerata che un governo, soprattutto se di tecnici, doveva fare era l'inaugurazione di un inutile, costoso, pericoloso e inopportuno impianto di rigassificazione. Monti l'ha fatta.