Occupate le poltrone si azzuffano per le stanze

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Paola Setti

Hanno fatto tutti man bassa e adesso non c’è più spazio. Insomma. Già stavano stretti prima, quando Verdi, Pdci, Gruppo misto, Gente di Liguria e i due gruppi di Biasotti non esistevano in Regione. È vero. Prima c’erano lo Sdi che ora è scomparso e l’Udc che aveva due gruppi e adesso ne conta solo uno. Ma i conti non tornano lo stesso. Perché nessuno dei «vecchi» è disposto a cedere un metro quadrato. E, soprattutto, perché proliferano i monogruppi, sono ben sei e hanno più stanze che consiglieri. Il risultato sono beghe quotidiane fra accampati e il lavoro fermo per molti da due mesi, che le stanze sono troppo piccole, le scrivanie non bastano per tutti e i computer tantomeno. Nell’attesa che, in questi giorni, vengano definiti gli spazi, è guerra.
La più arrabbiata è Cristina Morelli, capogruppo dei Verdi. Per celebrare l’ingresso in consiglio regionale s’è fatta tatuare un Sole che ride sul braccio, «l’avevo promesso e l’ho fatto», ma «mi hanno già guastato la festa». Ammassati è il termine giusto. Lei, il collega Carlo Vasconi e Tirreno Bianchi dei Comunisti italiani stipati, con relative segretarie e sono sei, nella stessa stanza. «È una situazione di disparità, non si può lavorare così» lamenta Vasconi. «Qualcuno si accaparra il territorio in modo discutibile» ne fa una questione di giustizia Bianchi. «Ogni stanza che si libera spetta sempre ad altri» fa eco Morelli. Che poi: «Tutti dicono che hai ragione - aggiunge -, ma se chiedi un metro in più ti dicono di no». L’unico che si è detto disponibile a cedere una stanza, peraltro già ricavata dividendone un’altra in due, è Luigi Morgillo il capogruppo di Forza Italia. Che però lamenta: «Non si vede perché dobbiamo cedere uffici noi quando altri stanno fin troppo larghi».
Ci sono nomi e cognomi. La Margherita, per cominciare. Tre consiglieri e quattro stanze e guai a chi gliele tocca: le due di Claudio Gustavino il capogruppo, uno stanzone per la segreteria e uno per due consiglieri. E gli uffici di Giovanni Paladini: se l’è tenuto dalla scorsa legislatura e non lo schioda nessuno. La stanza accanto potrebbe andare ai Verdi, e invece ci sta Roberta Gasco dell’Udeur, che fa parte del gruppo Misto. Ecco. Trattasi di stabilire dove è collocato, il Misto. Perché ne fa parte anche Nicola Abbundo, che però sta da un’altra parte. Del resto, è ormai certo che Gasco passerà alla Margherita, il che spiegherebbe la continuità anche negli spazi. «Eppure anche noi dei Verdi siamo in due e non si capisce perché dobbiamo stare in una stanza che una volta era dello Sdi di Fabio Morchio, cioè di un monogruppo». Non si capisce e infatti ieri qualcosa si è mosso. A Tirreno Bianchi è stato detto che la sua convivenza forzata con Cristina Morelli è finita, perché si libera l’ufficio di Patrizia Muratore di Italia dei Valori. «Però mi sento preso in giro - dice Bianchi -. Perché mi hanno dato l’ufficio, ma senza scrivanie». Di più, il rosso Bianchi starà fra gli azzurri Morgillo e Saldo. E avrà la segreteria ben lontana dal suo ufficio. Poi ci sono la Lega Nord, un consigliere e tre stanze, e l’Udc, un consigliere e due uffici.
Su tutti però c’è lo «scandalo Biasotti». L’ex governatore ha voluto due gruppi: il suo personale, Per la Liguria, e quello degli Arancioni, Per la Liguria Sandro Biasotti con Giovanni Macchiavello e Matteo Marcenaro. Non bastasse, ha occupato due stanze per due consulenti del gruppo Arancione: Alberto Villa e Alex Amirfeiz. Quando l’ufficio di presidenza se n’è accorto ha chiesto alla giunta per il regolamento di verificare la legittimità del gruppo Per la Liguria. Biasotti è serafico: «Lo fece Giancarlo Mori, non vedo perché non posso farlo io». Fra gli scatoloni ancora imballati non resta che gufargliela: se i due gruppi di Biasotti dovessero unificarsi si libererebbero non pochi uffici.