Ocse: Italia maglia nera della produttività

Il <em>Factbook 2008</em>: &quot;paese in
piena decelerazione&quot;. Sesta economia mondiale,
ma ventesima per pil pro capite, secondo peggiore debito
pubblico del mondo, ultima per crescita del pil.<strong> </strong><a href="/a.pic1?ID=253374" target="_blank"><strong>L'Fmi: mutui, in fumo 1000 miliardi di dollari</strong></a><br />

Parigi - Un paese in piena e palese decelerazione. E' l’Italia che esce dal Factbook 2008 dell’Ocse. Resta la sesta economia mondiale, ma è scivolata al 20esimo posto (dietro alla Spagna) se si considera il pil pro capite, ha il secondo peggiore debito pubblico del mondo ed è ultima per crescita del pil negli anni più recenti tra i 30 paesi più industrializzati. Ad aumentare sono state in compenso le disparità di reddito.

In piena decelerazione Nelle quasi 300 pagine di numeri, grafici e statistiche esposte dall’Ocse, molti dati sono conferme (senza perdere per questo il loro carattere allarmante), come la crisi di produttività, la bassa crescita demografica (+0,08% nel 2006), la bassa fertilità (1,34), i bassi tassi di occupazione in particolare delle donne (46%) e l’elevato numero degli anziani. Gli ultra 65enni sono il 19% nel 2006 e saliranno al 33,7% nel 2050, quando l’italia avrà il rapporto più sfavorevole di tutta l’area ocse tra pensionati e lavoratori (98,5). Lavoratori che devono fare i conti con un compenso medio (35.833 dollari l’anno nel 2006 per occupato nell’intera economia) che è i livelli più bassi tra i big industrializzati, dopo avere segnato una delle crescite più deboli nell’area ocse tra il 1995 e il 2006 (+2% medio annuo, al terzultimo posto). Non che gli italiani lavorino poco (ottavo posto con 1.800 ore l’anno) e sono molti anche quelli che lavorano in proprio (26,7% del totale degli occupati nel settore civile).

Alti livelli di disoccupazione L’italia resta il paese con le maggiori disparità regionali in materia di disoccupazione. A questo vanno ad aggiungersi i "giovani inattivi", ovvero nullafacenti, "bamboccioni", auspicabilmente non per scelta. La penisola, secondo l’ocse, è seconda solo alla Turchia con il 10,9% dei ragazzi e l’11,4% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni che non vanno né a scuola né lavorano. E i coetanei che frequentano una scuola certo non brillano, se paragonati agli altri studenti dei maggiori paesi, come annualmente confermano i test di pisa che vedono i liceali italiani nelle ultime posizioni (24esimi) per abilità e conoscenze. In compenso abbondano i telefoni (quarta per accessi telefonici). Ad avere segnato il passo, secondo l’ocse, sono invece le autostrade: penultimo posto per crescita della rete.

Bel Paese al palo Italia maglia nera tra i maggiori paesi industrializzati per la produttività. La penisola risulta, infatti, all’ultimo posto per la crescita della produttività del lavoro (pil per ora lavorata) che è stata praticamente nulla ("inferiore allo 0,5%") nel periodo 2001-2006. La situazione mostra miglioramenti nel 2006 (+1%) rispetto agli anni precedenti (dal -1,2% del 2002 al +0,4% del 2005), ma l’Italia resta ben al di sotto della media Ocse (+1,4%) e dell’Europa a 15 (+1,7%), per non parlare del 5,2% segnato dalla Repubblica slovacca e del +3,4% di Corea e Ungheria. Prendendo in considerazione la cosiddetta "produttività multifattoriale" (che include fattori quali l’innovazione tecnologica e organizzativa), l’Italia accusa addirittura una flessione media dello 0,5% nel 2001-2006, confermandosi fanalino di coda. Senza sorpresa, l’Italia è ultima anche per crescita (molto vicina allo zero) del pil pro capite nel 2001-2006. Il declino emerge anche se si considerano le differenze di produttività e reddito rispetto agli usa: il pil per ora lavorata nel 1995 era pari a 91 (contro 100 degli Stati Uniti), nel 2006 era sceso al 76. Ugualmente il pil pro capite nel 1995 era pari a 74 e nel 2006 era sceso a 66. In base alle statitische ocse, il peggioramento del trend della produttività nel 2000-2005 è riscontrabile sia il settore manifatturiero, dove il valore aggiunto per lavoratore è diminuito di poco meno del 2%, sia nei servizi dove la flessione è dell’1% circa. In entrambi i casi l’italia è a fondo classifica tra i maggiori paesi industrializzati.