Oggi il federalista Von Hayek sarebbe anti-Ue

Il principio di Hayek è quello dell'integrazione negativa e si riferisce alla «rimozione delle tariffe, restrizioni quantitative e altre barriere al commercio od ostacoli ad una concorrenza libera e priva di distorsioni»

Friedrich von Hayek non ha scritto molto d'Europa e di europeismo. Eppure fu uno dei primi a parlarne in un breve saggio degli anni Trenta, Le condizioni economiche del federalismo tra Stati, ora ripubblicato da Rubbettino con una buona introduzione di Federico Ottavio Reho. Il nostro era decisamente a favore di un sistema federale. Insomma si può dire, tirandolo per la giacchetta che fosse un europeista convinto: o meglio un fautore del federalismo. Come si sottolinea bene nell'introduzione, alla fine però pare abbia prevalso la concezione alla Monnet, dirigista, burocratico elitaria, rispetto al sogno austriaco. «La visione federalistica di Hayek e quella dell'ingegnoso Monnet hanno ben poco in comune, dato che la prima difende una federazione minimalista, democratica (Il metodo che permette di contare le teste invece di spaccarsele dopotutto è il migliore scrive Hayek nel saggio) e decentralizzata, mentre la seconda reca la marca inconfondibile dell'elitismo tecnocratico e dirigista tipico del suo ispiratore». Sono i due poli che si sono contesi la costruzione dell'Europa politica. Il saggio di Friedrich von Hayek ci fa in fondo capire come l'ispirazione liberale, almeno in una prima fase ci sia stata, ma, aggiungiamo noi, sia stata completamente sconfitta nella seconda fase, quella che viviamo ora.

Il principio di Hayek è quello dell'integrazione negativa e si riferisce alla «rimozione delle tariffe, restrizioni quantitative e altre barriere al commercio od ostacoli ad una concorrenza libera e priva di distorsioni». Il Nostro si sofferma in vari capitoli sull'impossibilità pragmatica di aiuti nazionali che avrebbero avuto contrappesi e ostilità federali. In fondo, nel bene e nel male, le attuali attenzioni comunitarie contro i cosiddetti aiuti di stato, financo nel salvataggio delle banche o delle industrie decotte, sono figlie di questa intuizione austriaca: la federazione blocca l'interesse particolare e la rendita del singolo stato.

Detto questo sembra oggi, come accennato, purtroppo prevalere la cosiddetta integrazione positiva: «La ricostituzione di un sistema di regolamentazione economica al livello della più ampia unità economica».

È difficile dire cosa penserebbe oggi Hayek della costruzione europea. D'altronde il suo è un pensiero che si è evoluto nel tempo. Fautore di una moneta federale, pesantemente criticò la costruzione della moneta unica europea. In Legge, legislazione e libertà ebbe un approccio molto più disincantato nei confronti del metodo democratico. E alla luce di cosa è diventata oggi l'Europa, probabilmente la sua fascinazione intellettuale per il federalismo rimarrebbe immutata, ma certo non associata a quella di Bruxelles.

Commenti

hornblower

Dom, 25/12/2016 - 22:36

Von Hayek, oltre ad avere scritto che la giustizia sociale è:“una formula vuota…strettamente e interamente vuota e senza significato… una superstizione… un incubo che oggi rende bei sentimenti come strumenti per la distruzione di tutti i valori della civiltà libera… un’insinuazione disonesta di cui gli intellettuali onesti dovrebbero vergognarsi…”, ha detto che l'Unione Monetaria Europea è sbagliata, non perché distruggerebbe le sovranità degli Stati, ma perché avrebbe lasciato TROPPA SOVRANITA' AGLI STATI, infatti lui concepisce solo un ORDINE gestito dal mercato delle BANCHE in competizione tra di loro.