Olanda a misura di bambino ma in Italia i genitori migliori

Nel rapporto Unicef, il nostro Paese è ottavo. Ultimo posto per il Regno Unito: i ragazzi inglesi i più depressi

da Londra

I rapporti con la scuola sono pessimi, ma quelli familiari resistono eccome. Gli adolescenti e i bambini italiani vivono bene con mamma e papà, un po’ meno con gli amici, malissimo a scuola. A dirlo è il rapporto Unicef sul benessere dell’infanzia e dell’adolescenza, che ha fotografato il mondo dei giovani dei 21 Paesi più industrializzati.
Sei le «unità di misura» del benessere: situazione materiale, salute e sicurezza, istruzione, relazioni con i coetanei e con la famiglia, comportamenti a rischio e percezione del benessere da parte dei ragazzi. Nella classifica generale l’Italia si piazza all’ottavo posto, ma è in testa quando si tratta di relazioni interpersonali. A fronte di una media del 79,4% di quindicenni che pranza o cena con la famiglia, il Belpaese segna una punta del 93,8%. E i ragazzini italiani sono i più ascoltati: l’87% ha dei genitori che dedicano loro, più di una volta alla settimana, tempo per parlare e discutere. Anche la situazione familiare è confortante. Con gli amici invece i legami non sono altrettanto saldi. Contro una media del 65,5%, gli adolescenti italiani che affermano di avere amici «gentili e disponibili» si fermano al 55%. Ma il vero disastro è sul fronte scolastico e sulla transizione al mondo del lavoro. Il nostro Paese precipita agli ultimi posti insieme a Grecia, Spagna e Portogallo: il 10,5% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni non studia né lavora.
Abbastanza sorprendente anche il record negativo in classifica generale del Regno Unito, che risulta il posto peggiore in cui crescere un ragazzino, mentre la palma del migliore va ai Paesi Bassi. In Gran Bretagna il rapporto Unicef ha destato non pochi imbarazzi, anche se non è il primo studio a far emergere un quadro così desolante. I giornali ieri hanno subito ribattezzato adolescenti e bambini «la generazione tradita». Il fatto che vivano in uno dei Paesi più ricchi non sembra determinante: i giovanissimi hanno una vita familiare quasi inesistente, sono grandi consumatori di alcol e droga, molti hanno comportamenti a rischio. Sono trascurati dal punto di vista della sana alimentazione e della salute, crescono poco comunicativi e sempre più insicuri.
Gli autori del rapporto hanno sottolineato come ogni Paese presenti comunque dei lati deboli. Per esempio, i più soli sono i ragazzini giapponesi, quelli maggiormente tormentati dal bullismo austriaci, svizzeri e portoghesi.
Inquietante infine il dato sulla povertà infantile, aumentata rispetto ai rapporti precedenti in 17 dei 24 Paesi presi in esame. L’unico paradiso dei bambini in questo caso è la Norvegia, dove la povertà infantile è bassa e in costante riduzione.