OLINDO ROMANO

Dall’analisi dei foglietti e dei messaggi scritti da Olindo Romano si deduce che egli possiede una struttura infantile sia a livello intellettivo sia emozionale; ciò non tanto per mancanza di cultura, quanto per la sua effettiva struttura...

Il contributo che può dare la grafologia non è quello di stabilire la colpevolezza di un soggetto, bensì quello di capire le vere motivazioni che stanno alla base di gesti prodotti da personalità disturbate. Col suo aiuto si potrebbe forse cogliere elementi predittivi che permetterebbero un intervento preventivo, anziché dover diagnosticare a posteriori un danno oramai compiuto.  

Dall’analisi dei foglietti e dei messaggi scritti da Olindo Romano si deduce che egli possiede una struttura infantile sia a livello intellettivo sia emozionale; ciò non tanto per mancanza di cultura, quanto per la sua effettiva struttura temperamentale, che lo porta a lasciarsi facilmente prendere dall’istinto e dall’emotività che non sa gestire con padronanza e che provoca moti di aggressività.
Al di là di una naturale necessità di chiarezza, che lo porta ad adottare lo stampatello, nelle persone con disturbo borderline di personalità è facile che compaia proprio la scrittura in stampatello maiuscolo alternata al corsivo.
Le continue sottolineature, quasi a rafforzare ciò che si afferma, sono indice del bisogno di attirare l’attenzione su di sé, ma anche di una profonda insicurezza che pone il soggetto alla ricerca del plauso esterno.
Il timore e la paura della solitudine e la fragilità affettiva sembrano far parte della sua storia passata, dove l’identità personale non si è costruita a dovere lasciando un vuoto soprattutto nella sfera affettiva.
Nella grafia si notano inoltre tratti aggressivi espressi dai tagli verso l’alto delle lettere “t”, da gesti “ritorti” nelle “l” e da lettere “v” prolungate verso l’alto, tutte espressioni di atteggiamenti ostentati e spavaldi.
Il tratto congestionato e il forte controllo del gesto grafico denotano capacità di mascherare i sentimenti di rancore che prova interiormente, lasciando invece trasparire all’esterno un’ingannevole sufficienza.
Ad atteggiamenti di “supplice bisogno” se ne alternano altri da vendicatore di presunti torti subiti. Ciò rinforza l’idea che questi soggetti soffrano d’instabilità, di collera immotivata e incontrollata, nonché di un vero e proprio disturbo d’identità.

Dr.ssa Evi Crotti
Psicopedagogista, scrittrice ed esperta di grafologia www.ilgiornale.it/scarabocchi