Oltre 10mila nel Regno Unito i simpatizzanti di Al Qaida

Marta Ottaviani

«C’è la sensazione che una parte della comunità musulmana, soprattutto giovani, abbia un atteggiamento ostile. Questa include anche gente con un buon grado di istruzione e con una buona posizione economica. Al Qaida e le sue cellule rappresentano un drammatico polo di attrazione per i più maldisposti».
Inizia così uno studio preparato dal governo inglese e reso noto ieri dal settimanale Sunday Times. Secondo il rapporto l’organizzazione terrorista di Osama Bin Laden recluta seguaci fra i giovani musulmani inglesi.
La ricerca è stata redatta dai ministeri della Difesa e degli Esteri subito dopo gli attentati dell’11 marzo a Madrid e ha come oggetto l’analisi della comunità musulmana della Gran Bretagna. Il rapporto era in possesso di Tony Blair già dalla primavera del 2004. Stando ai dati forniti dai servizi segreti britannici, su 1 milione e 600mila persone di fede islamica, meno dell’uno per cento, ovvero meno di 16mila, sono vicine alla rete di Al Qaida: circa 10mila hanno assistito a conferenze di esponenti legati a Osama. La maggior parte ha meno di 25 anni ed è proprio fra loro che Al Qaida trova più proseliti. Come si legge dal rapporto: «È noto che gli estremisti hanno preso di mira per il loro reclutamento le scuole e le università, dove i giovani possono essere più aperti alle ragioni e ai discorsi dei fondamentalisti».
Nella maggior parte dei casi, si tratta di ragazzi nati nel Regno Unito o che con il Regno Unito hanno legami significativi. Cittadini inglesi a tutti gli effetti, insomma. Sono due le categorie che aderiscono con più entusiasmo al reclutamento di Al Qaida.
«I giovani provengono soprattutto da due gruppi. Da una parte ci sono quelli con un elevato grado di istruzione, con una laurea o una specializzazione in ingegneria o nel campo dell’information tecnology. Dall’altra, invece, persone di umile posizione sociale, con un grado di istruzione basso o nullo e spesso provenienti da contesti criminali. I primi vengono reclutati nei college e nelle università, i secondi nelle moschee, dove spesso sono già stati iniziati da predicatori estremisti».
Ma il Sunday Times cita anche una fonte vicina agli ambienti radicali, convinta che adesso i reclutamenti non avvengano più nei luoghi di culto (sotto stretto controllo dopo l’11 settembre), ma nei pub e nei ristoranti.
Fra le motivazioni che hanno provocato questo avvicinamento ad Al Qaida da parte dei giovani musulmani c’è soprattutto la posizione del governo inglese nei confronti della guerra in Irak. «Molti musulmani - continua il rapporto - non sono contenti di alcuni aspetti della politica estera britannica, perché la percepiscono come un pregiudizio verso i musulmani di tutto il mondo».
Secondo il dossier, adesso la polizia ha un compito fondamentale: isolare gli estremisti all’interno delle comunità islamiche, agendo sui fattori sociali ed economici. Una lotta che deve essere però svolta anche riprendendo il dialogo con la comunità musulmana e favorendo una maggiore integrazione sociale. Intanto, fra le conclusioni dello studio, si legge una frase drammaticamente proferita: «L’estremismo islamico preoccupa per due motivi: è una minaccia per la coesione della comunità civile e una potenziale causa di azioni terroristiche».